COVID IN CINA E GIAPPONE/ Numeri bassi, ma il dopo-virus isolerà Pechino da Usa e Ue

- int. Francesco Sisci

I media occidentali danno l’allarme ma i numeri dei contagi in Giappone e Cina sono relativamente contenuti. La cosa più interessante sono le conseguenze politiche

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In Cina durante la pandemia (LaPresse)

Recrudescenza del virus in Asia. Nelle ultime ore il Giappone ha denunciato 804 nuovi contagi rispetto ai 597 del giorno prima. Numeri più bassi in Cina, 61 nuovi casi, ma che rappresentano il numero più alto dal 6 marzo scorso. Che sta succedendo? Il Covid-19 è tornato o non si è riusciti per colpa di politiche sanitarie inadeguate a sconfiggerlo? La domanda non ha risposta, al momento. Secondo Francesco Sisci, sinologo, giornalista, editorialista di Asia Times, “Sono numeri bassi, ma indicano che molto probabilmente anche da noi in autunno la malattia tornerà a colpire. In ogni caso questa situazione indica che quando Usa e Europa fra uno o due anni lanceranno un piano Marshall dai livelli finanziari mai visti nella storia, la Cina ne sarà tagliata fuori e si approfondirà il solco di una guerra fredda già iniziata”.

Tornano ad aumentare i contagi in Giappone e Cina con nuovi picchi. Qual è il motivo? Politiche sanitarie insufficienti? Scarso controllo sociale?

Sono numeri piuttosto bassi. Se sulla Cina come sempre ci possono essere dubbi sull’autenticità di queste cifre, credo non ce ne siano sul Giappone. Personalmente ritengo che questi numeri stiano indicando che è molto probabile un ritorno della malattia in autunno. Più che un allarme in sé, credo siano indicazione di una situazione che potrebbe diventare importante in futuro e quindi è necessario stare attenti.

Può aver inciso il ritorno alla cosiddetta vita normale, la non osservanza di misure di sicurezza?

Il problema del virus è che è una malattia evidentemente con alta capacità di diffusione e le uniche misure di contrasto sono quelle preventive. Ma anche le misure preventive hanno un limite: non puoi chiudere la gente in casa. Basti pensare al Giappone con la sua grande mobilità. In Cina, nonostante le autorità abbiano impedito l’arrivo di stranieri da circa sei mesi, ci sono evidentemente dei malati, dei portatori sani nelle campagne. In gennaio la malattia si è diffusa da lì. Quando periodicamente le città riaprono ecco che la malattia ritorna nelle città.

Parliamo di due paesi entrambi molto popolosi.

Sono due paesi molto diversi. In Giappone non sappiamo da dove sono arrivati questi 800 casi, in Cina sono ancor meno ma sono significativi. Qui le misure di sicurezza sono state ancor più draconiane però non si arriva ancora a zero casi. Il problema è nelle campagne, dove nessuno sa cosa stia succedendo.

Che conseguenze e che previsioni in termini politici ed economici si possono fare?

Non ci sono conseguenze dirette. Ci sono conseguenze indirette.

Cioè?

La pandemia e lo scontro politico che si accende sempre più tra Usa e Cina sta separando Pechino dal mondo che gravita intorno agli Usa. Nel 2021, forse nel 2022, Europa e Stati Uniti getteranno nelle loro economie migliaia di miliardi, una cifra senza precedenti nella storia. Questa iniezione di soldi potrebbe essere il volano per un “New new deal”, un nuovo piano Marshall per l’Europa. In presenza di una divisione se non di uno scontro politico con la Cina, che non godrà dei benefici diretti e indiretti di questo rilancio, il rimbalzo del dopo Covid potrebbe separare la Cina dal mondo occidentale e approfondire il solco di quella che ormai è la guerra fredda, mandando in direzioni separate Usa e Urss dopo la Seconda guerra mondiale.



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