Covid, ipotesi immunità di gregge al Nord/ Gimbe: “Sud vulnerabile, siamo al limite”

- Silvana Palazzo

Covid, forse immunità di gregge al Nord: l’ipotesi di Gimbe. Il presidente Nino Cartabellotta: “Sud vulnerabile, siamo al limite, ma il sistema sanitario può reggere”

Laboratori San Matteo Pavia
Laboratori ospedale (LaPresse, 2020)

La prospettiva di un’immunità di gregge non è così remota in Italia. Secondo il Gimbe, così si potrebbe spiegare così un fenomeno che riguarda il Nord: gli ordini di grandezza nel rapporto tra con il Sud sembrano ribaltati rispetto alla scorsa primavera. Lo rivela Nino Cartabellotta, che ha ogni settimana con Gimbe pubblica un rapporto sui contagi di coronavirus. I dati vanno confermati e interpretati, oltre che spiegati nel tempo, ma quanto emerso è sorprendente. “Ci si trova davanti a un fenomeno molto importante, anche dal punto di vista numerico”, ha dichiarato a Firenze nel Forum sistema salute. Ci sono regioni come la Campania e la Sardegna che dopo l’estate stanno registrando un forte incremento di contagi. Invece ci sono le regioni fortemente colpite nella prima ondata, come Lombardia ed Emilia-Romagna, che nello stesso periodo un forte abbattimento percentuale dei casi di positività. Un’inversione significativa che il presidente di Gimbe a La Verità spiega così: “Se si contano i tamponi fatti in assoluto, come fanno molti, si ha una percentuale falsata. Se invece si valuta questo rapporto sui numeri netti si scopre che l’immunità di gregge è la spiegazione più probabile per questa forbice tra dati”.

COVID, IMMUNITÀ DI GREGGE AL NORD? L’ANALISI DI GIMBE

Questa è l’ipotesi di Gimbe riguardo il fatto che ora le regioni del Sud, che prima dell’estate sembravano Covid free, siano più interessate dall’incremento di casi. Anche Sicilia e Puglia, che in primavera erano state marginalmente coinvolte, ora sono salite al di sopra della media nazionale. “In quei territori il virus era meno diffuso, e quindi adesso ha ancora grandi possibilità di contagio. Nel Nord e in Lombardia, evidentemente, ha già toccato settori amplissimi della popolazione, che oggi sono meno vulnerabili al coronavirus”, spiega Nino Cartabellotta, come riportato da La Verità. Dunque, la seconda ondata di coronavirus colpirà di più quelle regioni che hanno avuto una minore esperienza del Covid, in proporzione minore quelle che hanno avuto più casi.

Se quest’ipotesi fosse vera, allora l’indagine epidemiologica dell’Istat della scorsa primavera era largamente sottostimata. “Questo significa che l’impatto reale dell’epidemia al Nord è largamente sottostimato”, ha aggiunto a La Verità. Per quanto riguarda ricoveri e terapie intensive, c’è una “crescita lineare”. Se questa dinamica non dovrebbe subire impennate nelle prossime due settimane, a dicembre potrebbero esserci 10mila ricoveri e mille pazienti in terapia intensiva. Questo vuol dire “che siamo al limite, ma che il sistema sanitario sarebbe in grado di reggere”. Per questo le prossime settimane saranno decisive.

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