COVID MILANO/ Pregliasco: ecco come salvare scuola, economia e ospedali dal lockdown

- int. Fabrizio Pregliasco

Covid. Crescono i contagi, situazione critica in Lombardia e a Milano. Il virologo Pregliasco: “il lockdown, magari territoriale, è una prospettiva da immaginare se le cose non migliorano”

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LaPresse

In aumento anche oggi i contagi da Covid-19 registrati nel nostro Paese: salgono a 8.804, 83 le vittime. La Campania (con 1.127 nuovi positivi e 9 morti) decide per la chiusura delle scuole fino a fine ottobre e introduce ulteriori restrizioni, con lo stop alle attività ricreative e alle feste, anche private. In Lombardia i nuovi contagi (2.067 nuovi positivi) si concentrano a Milano città (+515). Che situazione si profila per Milano e per la Lombardia? Un lockdown territoriale combinato con azioni intermedie a livello regionale e nazionale è lo scenario più probabile? Il potenziamento dello smart working e l’alleggerimento della didattica in presenza sono soluzioni possibili? Risponde il virologo Fabrizio Pregliascodirettore sanitario dell’Istituto Galeazzi di Milano.

Professor Pregliasco, l’indice Rt in Lombardia è salito a 2. 

È vero, purtroppo questo è l’elemento che è riemerso e che noi aspettavamo e dovevamo aspettarci rispetto alla progressione delle aperture: prima quelle industriali, poi quella dell’estate, che è stata un’estate secondo me troppo sbarazzina, e ora lo spostamento che coinvolge anche i ragazzi. Se è vero che durante l’attività scolastica i ragazzi sono protetti, il problema è lo spostamento di tanti soggetti nelle fasi di ingresso e uscita, c’è un’oggettiva evidenza indiretta della questione.

Come siamo messi?

Siamo messi male ma è messa male anche la Campania, è messo male il Piemonte. Però nel complesso oggi siamo comunque messi meglio della primavera scorsa perché è vero che ci sono più casi, ma in questo momento più casi troviamo, più li controlliamo e meno contagiano. Abbiamo una gran quota di soggetti asintomatici, che sono meno contagiosi di chi ha una manifestazione florida della malattia, ma comunque sono contagiosi, altrimenti non ci sarebbe modo di capire come mai nelle case sia da rinvenire il 70% dei motivi per cui ci si contagia.

Come in Francia?

Come in Francia. Sono misure che purtroppo vanno a colpire tristemente una filiera economica che ne risentirà certamente, ma dobbiamo limitare tutti i contatti non necessari. È ovvio che lavorando e spostandoci dei rischi ci sono, però dobbiamo garantire l’attività manifatturiera e le altre attività essenziali. Va trovato un assetto intermedio: togliamo tutto l’opzionale, quello che non è essenziale, la movida e le altre cose.

Con quale obiettivo?

Salvaguardare le attività essenziali: scuola, attività produttive e ovviamente ospedali sono i tre ambiti da preservare.

E a proposito degli ospedali, come dobbiamo leggere la situazione, oggi, delle terapie intensive?

È una situazione che rappresenta la fotografia di quindici giorni fa, anche per chi va in terapia intensiva. La malattia è ancora uguale, non è cambiato niente, il virus non è cambiato sostanzialmente, non è più gestibile di prima, non è più buono e quindi è essenziale la gestione: il problema è non intasare gli ospedali, trovare soluzioni alternative, vuoi per i convalescenti, vuoi per i soggetti asintomatici che non possono rimanere isolati in casa perché vivono in cinque in quaranta metri quadri. Per fortuna siamo più preparati, c’è una possibilità maggiore per chi si ammala e si ammalerà di avere una prognosi più tranquilla rispetto ai risultati. Credo comunque che vada immaginata la possibilità di interventi più restrittivi che, con una serie di attenzioni, possano consentirci di ridurre i casi gravi e convivere col virus.

Oggi (ieri, ndr) si sono svolte una serie di riunioni sui provvedimenti da adottare a livello regionale. Può anticiparci qualcosa?

Sì, io sono stato fino a poco fa in Prefettura col sindaco Sala e il prefetto per parlare di quelle che potevano essere le azioni su Milano, ma si è deciso di attendere un’attività più coordinata nell’ambito della Regione.

Lei personalmente cosa auspica?

Auspico che ci sia uno scivolamento nel tempo degli ingressi nelle scuole, nelle aziende, un aumento dello smart working, la possibilità che una quota rilevante dell’attività didattica dei giovani più grandi, degli universitari o anche dell’ultimo biennio delle superiori, insomma di quelli che si possono autogestire, venga magari convertita in didattica a distanza, per ridurre gli spostamenti e tutto il movimento conseguente.

È necessario un nuovo lockdown?

Nel caso in cui si rendesse necessario dobbiamo organizzarlo, in modo che non faccia sì che la gente la notte prima scappi; sono necessari una preparazione e un consolidamento delle modalità. Al momento siamo ancora in una situazione di limbo, abbiamo una grossa responsabilità come cittadini prima di arrivare a uno scenario di lockdown. Il lockdown è una prospettiva da immaginare se le cose non migliorano, dobbiamo mettercelo in testa, magari un lockdown territorialmente limitato o comunque con modalità tipo coprifuoco.

Il contact tracing ha fallito?

Noi oggi riusciamo a intercettare una quota di asintomatici, è chiaro che i casi veri sono molti, molti di più e non arrivano tutti alla segnalazione. Il contact tracing regge in condizioni contenute, ma la situazione è generalizzata e non si può certo garantire un contact tracing sistematico, lo si può fare solo su piccoli numeri. Anche io se dovessi ammalarmi, e spero di no perché ho una continua paura di questo, andrei a coinvolgere qualche centinaio di persone. E come si fa?

Cosa è successo durante l’estate? 

C’è stato un turismo sconsiderato e disattento e oggi, di conseguenza, c’è un’evidenza oggettiva di contagi in aumento. I reparti cominciano a riempirsi, durante l’estate abbiamo visto invece l’effetto del lockdown, che aveva consentito una riduzione consistente dei casi gravi.

È tornata anche l’influenza stagionale. Come deve comportarsi la persona che presenta dei sintomi influenzali, per evitare intasamenti e allarmismo?

Deve ovviamente consultare il proprio medico ma considerare l’andamento dei primi giorni e, se ha solo una sintomatologia molto simile a quella che ha subìto negli anni precedenti, gestirla come negli anni precedenti ma con un’attenzione maggiore a non riversarsi negli uffici, etc. In Australia ad esempio l’influenza normale è stata molto blanda quest’anno e questo è un elemento positivo, perché tutto quello che si fa: mascherine, igienizzanti, distanziamento, ha un riflesso anche sulle infezioni respiratorie influenzali.

(Emanuela Giacca)

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