Covid, oncologo Leo “creato panico sanitario”/ “Altri malati non vanno in ospedale…”

- Emanuela Longo

L’oncologo Ermanno Leo parla della attuale situazione Covid: chi ha altre patologie non va in ospedale per timore del contagio, aumento della mortalità

ospedale Coronavirus
(LaPresse)

In una intervista al Corriere della Sera, il dottor Ermanno Leo, chirurgo oncologo di Milano ha potuto commentare l’attuale situazione Covid in Italia partendo però dall’inizio, ovvero dal modo in cui a suo dire l’Oms avrebbe in parte sottovalutato la pandemia non segnalando alla comunità scientifica i primi casi di polmonite sospetta in Cina dello scorso autunno 2019. Rispetto al nostro Paese, tra i primi ad essere colpiti maggiormente dal virus, Leo ha avanzato una critica: “Mi chiedo come mai, dopo la prima fase, non disponiamo studi clinici su come siano stati trattati i pazienti: con quali farmaci e quali risultati. Se arrivo in ospedale, ora, in piena seconda ondata, non so come verrò curato”. Parlando proprio della seconda ondata, ovviamente le previsioni per i prossimi giorni non possono che essere drammatiche: “È così. E ci saranno danni collaterali molto importanti, non solo per chi ha il Covid, ma per tutti gli altri pazienti. Non abbiamo imparato niente dalla prima fase. Abbiamo creato un “panico sanitario””.

ONCOLOGO LEO “PANICO SANITARIO”: LE IPOTESI DELL’ESPERTO

Ciò che intende il dottor Leo è soprattutto la situazione che tenderà inevitabilmente ad aggravarsi per pazienti con altre problematiche, con un conseguente presunto aumento della mortalità: “molti pazienti con tumori (già diagnosticati o in attesa di valutazione, ndr ) o con problemi cardiovascolari (il numero di ricoveri per presunti infarti è diminuito, ndr ) o con sintomi minori di ischemia cerebrale (non ictus, ma i cosiddetti attacchi ischemici transitori, ndr ) a volte non vanno in ospedale per timori di contagio”, spiega. Non bisogna poi trascurare tutta un’altra fascia di pazienti con malattie croniche e che possono ad esempio avere bisogno di terapie del dolore, attualmente confinati a casa e a carico dei famigliari, per non parlare di chi vive in condizioni di povertà: “Al momento queste persone sono abbandonate. Più o meno. È un fallimento della medicina territoriale. Ma c’ è un’ opportunità che questo coronavirus ci potrebbe offrire: la riscrittura di alcuni capitoli dell’ assistenza sanitaria in Italia”, commenta Leo, fiducioso.

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