Covid Puglia, aperta inchiesta su seconda ondata/ Nel mirino gestione della Regione

- Silvana Palazzo

Covid Puglia, Procura di Bari ha aperto inchiesta sulla gestione della seconda ondata da parte della Regione: nel mirino l’assunzione del personale sanitario

Policlinico Bari
Ospedale Policlinico di Bari (LaPresse)

La Procura di Bari indaga sulla gestione della seconda ondata Covid nella Regione Puglia. È stato aperto un fascicolo conoscitivo, quindi un modello 45. Non ci sono né indagati né ipotesi di reato, secondo quanto riportato dalla Gazzetta del Mezzogiorno. Gli accertamenti sono in corso, ma gli inquirenti mantengono il massimo riserbo, quindi non trapelano informazioni in merito. Stando però a quanto appreso dal quotidiano pugliese, l’attività investigativa si starebbe concentrandosi su diversi aspetti, tra cui l’assunzione del personale sanitario, su cui ci sarebbero delle verifiche in corso. Intanto Agenad (Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali) fa sapere che il tasso di occupazione dei posti letto in terapia intensiva in Puglia è arrivato al 44%, dato aggiornato a ieri, 27 novembre 2020. Quindi è sopra la media nazionale di un punto percentuale. Per quanto riguarda invece i posti letto Covid in “area non critica”, il tasso di occupazione è salito al 50% dal 44% di una settimana fa.

EMILIANO “PICCO ARRIVERÀ PIÙ TARDI IN PUGLIA”

Proprio ieri Michele Emiliano tranquillizzava sulla situazione Covid nella Regione Puglia e se la prendeva con le ricostruzioni che parlavano di una situazione grave. «Dicono che la Puglia sarebbe la seconda regione più a rischio del Sud. Ma noi abbiamo ancora molti posti in terapia intensiva», ha dichiarato il governatore pugliese ai microfoni di Sky Tg24. Parlando però della particolarità della situazione nella sua regione, ieri ha spiegato che «la Puglia viaggia 15 giorni di ritardo sui picchi, perché ha aperto le scuole 15 giorni dopo» e per via delle elezioni regionali. I timori comunque restano, anche per quanto riguarda la carenza di personale: «Certamente sono preoccupato. Non abbiamo anestesisti in Italia, ma questo è colpa di una politica di trent’anni che ha ridotto al minimo la sanità. Durante una pandemia se tu hai pochi anestesisti non riesci a distribuirli su tante terapie intensive».

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