“Covid può causare dolore cronico”/ Siiarti: “Provoca scarica di citochine e…”

- Silvana Palazzo

Siiarti: “Covid può causare dolore cronico. L’infezione da Sars-CoV-2 provoca scarica di citochine e può avere conseguenze sistemiche al di là del coinvolgimento polmonare”

Coronavirus Roma
Coronavirus Italia, ospedale Policlinico Tor Vergata Roma (LaPresse, 2020)

Il coronavirus ha avuto un impatto notevole dal punto di vista clinico e organizzativo sul dolore. I pazienti con dolore cronico sono soggetti fragili, quindi a maggior rischio di infezione Covid-19. D’altra parte, questa malattia causa un aumento di dolore nei pazienti che ne sono affetti. È quanto evidenzia Siaarti, la Società Italiana di Anestesia Analgesia, Rianimazione e Terapia Intensiva. «L’infezione da SARS-COV-2 può causare una scarica di citochine che può anche avere conseguenze sistemiche al di là del coinvolgimento polmonare e portare a un aumento del dolore», scrivono Franco Marinangeli, Antonino Giarratano e Flavia Petrini nel documento realizzato. Tutto ciò può potenzialmente portare anche «all’insorgenza del dolore cronico». D’altra parte, i tre esperti ritengono che servano ulteriori studi per indagare sul legame tra l’aumento dell’espressione delle citochine pro-infiammatore e il dolore più grave nelle persone affette da Covid-19. «Crediamo anche che i ricoveri ospedalieri dovuti a COVID-19, specialmente nelle Unità di Terapia Intensiva, possano avere un impatto importante sul dolore nel medio-lungo periodo».

SIIARTI “COVID PUÒ CAUSARE DOLORE CRONICO”

I pazienti ospedalizzati per Covid-19 potrebbero essere soggetti ad un aumento del rischio di sviluppare il dolore cronico o di peggiorarlo. Da qui la richiesta da parte di Siaarti di studi epidemiologici. In attesa di ciò, «il trattamento analgesico non dovrebbe essere negato né ai pazienti ricoverati per COVID-19 che si sottopongono a riabilitazione, né ai pazienti già affetti da dolore cronico». Ma si pone un problema sulla terapia analgesica. Utile nel post Covid, può invece mascherare i sintomi precoci dell’infezione e portare ad una diagnosi tardiva della malattia. Inoltre, Siiarti parla di alcune zone d’ombra che meritato l’attenzione della comunità scientifica. «In primo luogo, è fondamentale che venga effettuata una corretta valutazione dell’importanza del trattamento del dolore nei pazienti che si stanno riabilitando dopo il COVID-19». E bisognerebbe valutare anche il trattamento più adatto per questi pazienti.

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