CRESCITA CONTAGI/ “Un meccanismo collettivo di rimozione, questo è stato il problema”

- int. Klaus Davi

Il Covid-19 torna a crescere in Italia e molti paesi europei. Quanto ha pesato la comunicazione nel fenomeno?

Ospedale Coronavirus lapresse 2020
(LaPresse)

Il Covid-19 è ancora tra noi e continua a fare il suo lavoro. Lo dicono le cifre degli ultimi giorni: in Italia nelle ultime 24 ore 386 nuovi contagi, un centinaio in più rispetto al giorno precedente e in crescita continua da giorni; in Spagna 1153, come non succedeva da maggio in piena pandemia; in Francia e Germania lo stesso, tanto che il governo di Macron ha ordinato l’uso obbligatorio delle mascherine anche per strada. Cosa succede? In molti accusano la gente, soprattutto i giovani, di non rispettare alcuna distanza sociale, altri ignorano i dati in nome della normalizzazione. “C’è stato un meccanismo collettivo di rimozione” ci ha detto Klaus Davi, massmediologo, opinionista e giornalista. “Ci sono stati esperti del sistema sanitario che, con le loro dichiarazioni, hanno creato confusione nella gente e ci sono paesi, tra cui l’Italia, dove la pandemia è usata a fini elettorali”.

Da diversi giorni si nota una nuova crescita dei contagi in paesi come Spagna, Germania, Francia e anche Italia. Il virus continua a circolare. Secondo lei questa ricrescita è dovuta a una cattiva comunicazione?

C’è stato un meccanismo collettivo di rimozione: è stato questo il problema, la voglia di mettersi tutto alle spalle. Il sistema economico spingeva per ripartire, e gli italiani volevano dimenticare. A questo si sono aggiunte le dichiarazioni di alcuni esperti del sistema sanitario, pensiamo alle frasi di Zangrillo. E adesso sta succedendo quello che ha detto lei, ci stiamo accorgendo che i numeri non sono quelli che speravamo.

Durante il lockdown sempre presenti, oggi i virologi quasi scomparsi. Hanno avuto un’influenza sull’opinione pubblica? Hanno creato confusione? E oggi, dove sono finiti?

Oggi giustamente battono cassa. Non li critico per questo, è il loro lavoro, non bisogna criticare il lavoro quando si guadagna onestamente. Probabilmente si sono accorti che fare gli astrologi, come facevano diversi di loro, è un po’ rischioso dal punto di vista professionale e quindi, consapevoli dell’imprevedibilità di cosa potrà capitare in autunno, si sono defilati. Certo, ad andare in televisione a dire che il virus è morto ti assumi una bella responsabilità. Direi che c’è stata un po’ di sottovalutazione, però voglio giustificarli: si trattava di una cosa nuova, capita anche quando si parla di politica di sbagliare, di dire qualche cavolata. La linea prudente dovrebbe essere mantenuta un po’ da tutti.

Ogni paese si autoregola come vuole sulla pandemia, non ci sono linee guida per tutti. In Cina i numeri reali sono sempre stati nascosti; in America, si è sempre spinto per tenere aperte le attività e la vita sociale, quasi rifiutando la realtà; in Italia, il prolungamento dell’emergenza viene percepito come limitazione della libertà; che ne pensa?

Il sovranismo batteriologico non paga perché i virus viaggiano e la realtà è ben diversa. Sono mancate scelte a livello globale. Le organizzazioni globali come l’Onu, l’Oms, l’Unione Europea hanno perso di credibilità e quindi la questione della pandemia diventa una questione elettorale. Le conseguenze si vedono, ognuno fa di testa sua. Il virus avrebbe dovuto unificare i paesi invece farà sentire i suoi effetti in campagne elettorali importanti come quella italiana per le regionali, quella americana per le presidenziali. Bolsonaro poi è in campagna elettorale permanente. L’Italia, questo va detto, ne sta uscendo meglio di quasi tutti. Noi abbiamo un meridione che è stato colpito marginalmente perché gente del Nord è andata a Sud. Abbiamo visto solo il dramma della Lombardia, purtroppo un’autentica catastrofe. 

L’opinione pubblica, la gente comune, cosa percepisce davvero? Quali sono le ripercussioni sulla gente?

La gente è prudente. Posso dirlo da milanese, la città è semivuota ed è sempre stata semivuota. Dominano prudenza, paura, e senso di responsabilità. Non me la sento di accusare cose come le movide, non me la sento di dare addosso alle persone.

(Paolo Vites)

© RIPRODUZIONE RISERVATA