COVID, CRISANTI BOCCIA TEST RAPIDI/ “Kit Abbott non riconoscono 3 positivi su 10”

- Davide Giancristofaro Alberti

Andrea Crisanti, ordinario dell’università di Padova, boccia i test rapidi: il suo commento dopo studio sui kit della Abbott

crisanti azzolina
Il virologo Andrea Crisanti (da Facebook)

Mentre aumenta in modo vertiginoso il numero di casi positivi al Covid in Italia, sorgono dubbi sulla reale efficacia dei test rapidi che avrebbero dovuto rappresentare la nuova frontiera della lotta al virus, come sostenuto dalle Regioni. Ma funzionano davvero? A compiere un’analisi è stato il prof Andrea Crisanti, che lo scorso 21 ottobre ha comunicato alla Regione Veneto i risultati di uno studio sul test rapido della Abott. Secondo quanto emerso, 3 positivi su 10 non sarebbero stati riconosciuti dal test evidenziando quindi “una sensibilità di circa il 70%, inferiore a quella dichiarata” dalla Abbott. Questo significa che, secondo Crisanti, con il test rapido 3 positivi su 10 potrebbero risultare negativi e quindi circolare continuando a diffondere l’infezione senza alcun controllo. I risultati dello studio non riguardano solo soggetti con carica virale bassa: “Tra i campioni risultati negativi al test antigenico vi sono ben 6 casi di pazienti con carica virale molto elevata”, ha sottolineato Crisanti. (Aggiornamento di Emanuela Longo)

CRISANTI: “10 GG PER ATTENDERE EFFETTI DPCM? NON LI ABBIAMO”

Andrea Crisanti ha affrontato l’emergenza coronavirus in collegamento con il programma di Rai Uno, Oggi è un altro giorno. Si inizia a parlare di come dovrebbero comportarsi i medici di base: “Ci sono medici curanti che danno info via telefono – spiega l’ordinario dell’università di Padova – e altri che vengono a casa, dipende dalle disposizioni regionali e dipende dal lavoro del singolo medico di base, se il paziente accusa una sintomatolagia compatibile col covid in generale il medico di base dovrebbe segnalarlo all’Ats che poi dovrebbe fare il tampone, e dipende anche dalle condizioni del paziente”. In merito ai contagi degli ultimi giorni, Crisanti non usa troppi giri di parole: “In questo momento la situazione non induce all’ottimismo, i casi si sono raddoppiati nello stesso periodo di tempo in cui si erano raddoppiati la settimana prima, la trasmissione non accenna a diminuire. Preoccupano anche i molti tamponi positivi, c’è una grossa fetta di casi ancora nascosti. Bisogna aspettare ancora una settimana/dieci giorni per vedere gli effetti delle misure del governo – aggiunge eloquente – ma non credo abbiamo ancora dieci giorni. Stiamo rincorrendo il virus in questo momento”.

CRISANTI: “CHIUSURA RISTORANTI ALLE 18? MISURA EMPIRICA”

Crisanti parla quindi di eventuali lockdown mirati: “I lockdown chirurgici hanno un razionale, per città fuori controllo bisogna intervenire. Lockdown a Milano? L’avrei fatto dieci giorni fa”. Sulle accese proteste degli ultimi giorni: “Hanno ragioni ma anche torti, sono le stesse categorie che hanno spinto per rimuovere tutte le misure che avevamo a maggio e giugno, fra cui anche le discoteche, che sono state anche una fonte di contagio e la situazione di adesso ha origine da lì. Il problema è che non c’è una prospettiva, le persone sono consapevoli che in Italia bisognerà ricominciare da capo, non c’è una visione per risolvere il problema, se ci fosse una visione le persone sarebbero anche disposte a fare dei sacrifici”. Sulla chiusura dei ristoranti alle 18:00: “Nessuno sa che effetto ha, la misura è stata presa su considerazioni di carattere empirico, senza alcun dato. per implementare le misure servono dati che hanno Google, Facebook… loro sanno dirti tutto”. Sui tamponi rapidi: “Il mio studio ha evidenziato che uno dei migliori test antigenici disponibile oggi sul mercato ha una percentuale di falsi negativi del 30% quindi ci potrebbero essere il 30% di persone che non vengono intercettate. ciò non significa che non servono, ma dipende da dove li si usa.Il tampone antigenico non è un lasciapassare sociale, è utile per fare lo screening nelle scuole e nelle comunità chiuse ma non per fare sorveglianza attiva”.

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