CRISI DA COVID/ Fedez e i lavoratori dello spettacolo da non lasciare in “Serie B”

- Giancamillo Palmerini

Per i lavoratori dello spettacolo questi mesi non sono affatto facili, anche dopo il lockdown. Fedez si è mosso per fare qualcosa per loro

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Foto di Alexis León da Pixabay

Correva l’anno 1980 quando Edoardo Bennato ci ricordava che, insomma, le sue “eran solo canzonette” o, perlomeno, così le autodefiniva anche se, forse, in fondo in fondo, nel suo Peter Pan c’è un po’ di tutti noi e in quell’isola che non c’è una critica “intelligente” alla società in cui viveva. Un modo diverso di fare politica rispetto, ad esempio, al cantautorato “impegnato” che aveva caratterizzato tutti gli anni ’70. Per gli amanti del genere basti pensare a Claudio Lolli e ai suoi attacchi alla “borghesia” di allora o a Paolo Pietrangeli che ci racconta i fatti di Villa Giulia.

Il tempo passa e con questo, inevitabilmente, anche le forme musicali con cui si portano avanti le idee e le critiche alla società in cui gli artisti sono chiamati a vivere. Uno dei fenomeni (molto social) di questi ultimi anni è certamente rappresentato dal milanese Federico Leonardo Lucia, per tutti Fedez, che con la moglie influencer non manca di intervenire spesso nel dibattito pubblico con proposte anche interessanti e non banali. Si pensi, ad esempio, alla presa di posizione sul tema, molto attuale, dei lavoratori dello spettacolo colpiti, in maniera particolarmente dura, dagli effetti economici della pandemia legata al Covid-19.

Il rapper ci ricorda che, in questo quadro, come gli artisti di un certo calibro, quelli che per capirsi che fanno i “sold out” nei palazzetti, hanno tutti nel loro contratto una cosa che viene chiamata “anticipo minimo garantito”. Ciò significa che tutti gli artisti che hanno, per gli ovvi motivi, rimandato i loro tour in qualche modo hanno, comunque, percepito delle somme di denaro importanti.

Ciò premesso Fedez propone, partendo da se stesso, di mettere a disposizione il 100% di tale anticipo relativo ai tour di questo difficile 2020 per istituire un fondo per aiutare le maestranze della musica italiana. Se tutti gli artisti di un certo livello mettessero, infatti, da parte il loro anticipo, si ritiene che porterebbero nel dibattito pubblico, certamente, un po’ meno parole ma un po’ più di concretezza. Potrebbero, forse, fare lo stesso le agenzie di booking che non hanno rimborsato (?) i biglietti dei concerti che sono stati rimandati e che un po’ di soldini ce li hanno, sicuramente, in cassa. Sarebbe, insomma, bello, giusto e opportuno,che anche loro partecipassero al finanziamento del fondo per i lavoratori più deboli del mondo dello spettacolo.

Una bella idea che, se aderiscono in tanti, potrebbe divenire, secondo l’artista milanese, una “figata”. L’iniziativa è, sicuramente, interessante e dovrebbe stimolare una riflessione sul tema, emerso drammaticamente durante il lockdown, delle tutele per un settore professionale cruciale per il nostro Paese.

Se si ritiene, infatti, che in Italia, con la cultura, e la musica, il teatro e il cinema sicuramente lo sono, si può/deve “mangiare”, sarebbe anche opportuno poterlo fare in maniera dignitosa e non come lavoratori di Serie B, specialmente in un momento come quello che stiamo vivendo nel quale, certamente, a molti manca la possibilità di poter liberamente uscire per ascoltare, come si faceva una volta, delle (non sempre) sciocche canzonette.



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