CRISI DI GOVERNO/ “Il gioco è sfuggito di mano a Conte e Di Maio”

- int. Andrew Spannaus

Russiagate, flat tax, autonomia, Europa: lo scontro tra M5s e Lega ha superato il livello di guardia e la crisi di governo sembrerebbe a un passo

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Luigi Di Maio e Giuseppe Conte (LaPresse)

Lo scontro tra M5s e Lega ha ampiamente superato il livello di guardia e la crisi di governo sembrerebbe a un passo. Ieri Salvini ha annunciato che non sarà al Consiglio dei ministri previsto per oggi e nemmeno al vertice sull’autonomia. “Se dovessero prevalere i no, non ci sono altri governi possibili. In caso di crisi, l’unica strada è il voto”: è questa la posizione del ministro dell’Interno, che ha detto di sentirsi sfiduciato sul piano personale dai continui attacchi di M5s. Ma Salvini si riferiva anche a Conte, che in una lettera a Repubblica lo ha accusato di tradimento in Europa. Altrettanto dure le repliche dell’alleato. Di Maio ha detto di vedere solo attacchi a M5s, condividendo la versione di Conte di un “voltafaccia” della Lega (arrivato dopo il sì di M5s e Pd alla candidata di Macron e Merkel). Nel frattempo, Giorgetti ha ufficialmente ritirato la candidatura a commissario europeo, dopo che indiscrezioni di stampa hanno riferito che M5s non lo avrebbe sostenuto. 

Secondo il giornalista statunitense Andrew Spannaus, analista e fondatore di transatlantico.info, Salvini deciderà le sorti del governo sulla base della fattibilità o meno di una manovra di bilancio espansiva, non del Russiagate e nemmeno dell’autonomia.

Siamo alle battute finali?

C’è un fatto nuovo: la Lega è sicuramente in difficoltà ed è divisa da quelli che dovrebbero essere suoi alleati. Questo potrebbe aprire a scenari imprevisti.

Chi ha più interesse a far cadere il governo? Salvini o M5s? Oppure il Quirinale?

Al Quirinale un governo che litiga con l’Europa non piace. La domanda è se M5s sfrutta la situazione tatticamente per migliorare la propria posizione, o se è pronto a saltare il fosso, facendo un passo clamoroso che aprirebbe a scenari decisamente contrari a quelli chiesti dalla maggioranza degli elettori. 

Colpa del sì di M5s a Ursula von der Leyen. “Mi auguro che il loro voto a Merkel e a Macron non significhi una manovra alla Monti” ha detto ieri mattina Salvini al Corriere e a Repubblica.

Se M5s intendesse sostenere una manovra all’insegna dell’austerity, Salvini sarebbe costretto a ritirare l’appoggio al governo. Forse questo andrebbe oltre le intenzioni di chi voleva usare il Russiagate solo per indebolire Salvini, senza per questo porre fine a questo esecutivo.

Non crede che la trattativa di Conte in Europa sia stata fatta apposta per mettere in difficoltà la Lega, accelerare la crisi e arrivare a un “governo del Presidente”?

Certamente anche Conte sta giocando la sua partita. Da tempo si intravede la volontà sua di rafforzare la propria identità. Anche qui, il gioco è rischioso: non sarebbe il primo presidente del Consiglio ad illudersi di poter sopravvivere con le proprie gambe. 

Cosa deve fare Salvini?

Salvini sa che Mattarella non scioglierebbe le Camere e tenterebbe di formare un nuovo governo. Per questo motivo, e a mio modo di vedere, ragiona ancora nell’orizzonte di una permanenza al governo. Le dichiarazioni pochissimo concilianti di queste ore potrebbero avere lo scopo di verificare la fattibilità di una legge di bilancio seria, cioè espansiva. 

Dunque è la manovra il punto cruciale. Perché?

Se Salvini si trovasse a sottoscrivere con Conte e Di Maio una manovra condizionata dall’austerità europea, perderebbe tutto il consenso guadagnato fino ad ora. 

Proprio in virtù di questo fatto, non potrebbe essere Salvini a volere la crisi?

Potrebbe essere costretto a farlo. Sarebbe però una caduta brusca che aprirebbe ad una stagione di forte conflittualità.

M5s e Pd sono destinati a incontrarsi? 

Il destino lo decidono gli esseri umani; o con il pragmatismo a breve termine, o con una visione più lungimirante e incisiva. 

Lei ha scritto per due anni che il Russiagate contro Trump non avrebbe portato all’impeachment, e che si basava su prove dubbie e su teoremi politici. Cosa pensa dell’inchiesta sui fondi russi alla Lega?

Lo schema comune è il seguente: ci sono operatori di intelligence non sempre definiti che tendono trappole a partiti principalmente di destra aperti alla Russia; queste informazioni vengono passate a organi di stampa e siti che vogliono combattere l’influenza russa; chi pensa di avvantaggiarsene ne approfitta.

Cosa può dirci di BuzzFeed? Ha avuto un ruolo chiave nella vicenda.

Buzzfeed ha un chiaro orientamento a favore dell’impeachment di Trump. Riceve informazioni da Integrative Initiative, un gruppo uscito da Wikileaks con dentro istituzioni politiche e militari, oltre a società private come Facebook, che mirano a contrastare l’influenza negativa della Russia su politici e giornalisti. Ma da qui a combattere chiunque intrattenga rapporti con la Russia il passo è breve. Perfino Jeremy Corbin è stato additato come pro-russo.

Che ruolo ha l’intelligence?

Il rapporto Mueller ha elencato i contatti tra persone vicino a Trump e i russi. In molti casi gli intermediari sono persone che hanno lavorato come informatori di Fbi, Cia e intelligence britannico.

Veniamo al caso italiano. Che cos’è accaduto secondo lei?

Dopo il caso Strache (Fpö), qualcuno potrebbe aver orchestrato una trappola anche per Salvini e la Lega. È poco verosimile che si possa fare un’operazione come quella dell’hotel Metropol con il coinvolgimento diretto dell’Eni. Che non risponde a Savoini e nemmeno a Salvini.

Occorre però il supporto russo.

I russi potrebbero avere registrato la conversazione. Nulla di più semplice.

Alla luce di queste considerazioni, qual è la sua opinione?

Il Russiagate, più che dimostrare le simpatie della Lega, di Strache o di Trump per la Russia, dimostra che c’è chi ha paura di queste simpatie e vuole usarle per marginalizzare o estromettere dai governi i cosiddetti populisti. La posta in gioco è se si possa avere o no, nei governi occidentali, una posizione contraria a quella tradizionale, legata ai neocon, di inimicizia assoluta verso la Russia.

È un timore giustificato?

Non direi: già prima della firma del memorandum con la Cina, e dopo con il viaggio a Washington di Salvini, la Lega ha operato una netta scelta di campo. Ricercare opportunità economiche e commerciali con la Cina o fare da ponte verso la Russia, chiedendo la fine delle sanzioni, non mette in discussione la fedeltà italiana all’alleanza atlantica. Evidentemente però ci sono interessi, poteri, che preferiscono andare molto più in là, destabilizzare i governi o estromettere dai governi i partiti che ne fanno parte.

Anche l’establishment europeo teme molto il dialogo tra Salvini e la Russia e vede nel leader della Lega una leva per scardinare l’Ue. È una preoccupazione fondata?

L’Ue ha abbastanza problemi e Salvini ha abbastanza motivi per criticare la Ue senza per questo prendere a prestito le motivazioni di Mosca.

Dove porta il Russiagate italiano?

È da molto tempo che si cerca di stabilire o confermare un finanziamento alla Lega da parte della Russia, ben prima dell’ottobre scorso. Gli addetti ai lavori ne parlano da tempo, pur senza avere prove che la Lega abbia preso effettivamente soldi da Mosca.

Lei cosa pensa?

Io non ho elementi per dirlo. Lo dirà la magistratura. Se gli esponenti della Lega avessero commesso un reato, il destino del governo sarebbe segnato, e la Lega sarebbe nei guai. Tuttavia, rimane opinione diffusa in Italia che occorre mantenere una posizione di apertura verso la Russia.

(Federico Ferraù)

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