Crisi Governo, trattativa M5s-Pd: Zingaretti “no doppio forno”/ Salvini ci prova

- Niccolò Magnani

Crisi di governo, M5s e Pd al lavoro per nuova maggioranza. Zingaretti esce allo scoperto: “Doppio forno? Mi auguro di no”. Delrio traccia la strada

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Zingaretti e Di Maio (LaPresse, 2019)

«M5s e Pd al lavoro per trovare una soluzione», la conferma di Nicola Zingaretti: la soluzione alla crisi di Governo potrebbe essere una nuova maggioranza giallorossa in Parlamento, ma la trattativa potrebbe andare avanti ancora per giorni. Come riporta Sky Tg 24, Graziano Delrio ha mandato un messaggio ben preciso a Di Maio & Co.: «Sulle priorità del Paese e delle famiglie serve vera discontinuità. Cambiare agenda significa smettere la guerra alla cooperazione sociale, alle Ong, ai volontari ed alle persone che aiutano chi soffre ed è più debole», senza dimenticare il contrasto al cambiamento climatico, alla disoccupazione e gli aiuti alle famiglie. Diversi quotidiani parlano di un Salvini pronto a tutto per far saltare la trattativa e, dopo il monito dem sul doppio forno, è arrivato il commento della forzista Mariastella Gelmini: «In queste ore sul palcoscenico ci sono molti fornai maldestri in azione, ma la verità è che per dare all’Italia un governo stabile e coerente, manca l’ingrediente fondamentale, il ‘lievito’ di una visione comune di Paese, di principi e valori condivisi. Tutto il contrario delle trattative che si stanno dipanando in queste ore». (Aggiornamento di Massimo Balsamo)

CRISI GOVERNO, ZINGARETTI: “DOPPIO FORNO? SPERO DI NO”

Interviene sulla crisi di governo il segretario generale del Partito Democratico, Nicola Zingaretti. Il massimo esponente Dem ha parlato ai microfoni di Sky Tg24, dicendosi speranzoso che il Movimento 5 Stelle non stia trattando anche con la Lega, la cosiddetta ipotesi del doppio forno: “Mi auguro che non esista questa ipotesi – dice il governatore della Regione Lazio – io sono sempre ottimista – ha aggiunto e concluso – credo che questa fase però vada fatta ascoltando e rispettandoci l’uno con l’altro”. Si dice invece dubbioso il segretario di Più Europa, Benedetto Della Vedova, convinto che alla fine i pentastellati rimarranno con la Lega di Salvini: “Di Maio non vuole alcuna discontinuità con il governo Lega-M5S – le sue parole sempre riportate da SkyTg24.it – rendendo plausibile un ritorno con Salvini. Non si vede alcuna idea nuova su Iva, deficit, Unione europea e su come riportare in alto l’Italia”. (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

CRISI DI GOVERNO, MARCUCCI OTTIMISTA

Crisi Governo, prosegue il dialogo tra M5s e Pd ma c’è da registrare una frenata sul nome di Giuseppe Conte. Secondo le ultime indiscrezioni, Luigi Di Maio avrebbe proposto un ritorno del giurista a Palazzo Chigi, incontrando la riluttanza di Nicola Zingaretti. Uno stop che non sembra preoccupare le due forze politiche, con il capogruppo dem al Senato Andrea Marcucci che ha evidenziato: «Ieri con la delegazione del M5S abbiamo stabilito un percorso per arrivare ad un accordo di governo serio e responsabile. Il confronto va avanti esattamente nelle modalità stabilite. Sono convinto che, senza ultimatum e senza veti, riusciremo a dare un governo al Paese». «E’ possibile trovare un accordo col Pd perché abbiamo una cornice di valori in comune. E poi abbiamo l’impegno con i cittadini di portare avanti i punti di programma con cui ci siamo presentati alle scorse Politiche», le parole della grillina Roberta Lombardi riportate da Sky Tg 24, con il Movimento fondato da Beppe Grillo che non ha intenzione di fare passi indietro: dopo le dichiarazioni di Francesco D’Uva, giungono conferme sulla chiusura definitiva con la Lega di Matteo Salvini. (Aggiornamento di Massimo Balsamo)

CRISI GOVERNO, ZAIA: “SALVINI HA FATTO BENE”

Entra nel vivo la crisi di governo. Dopo le prime consultazioni degli scorsi giorni, il presidente Mattarella ha invitato i vari gruppi politici ad una nuova tornata, da cui deciderà il futuro del paese. L’idea che sta nascendo in queste ore è quella di un governo inedito giallo-rosso, composto da esponenti del Movimento 5 Stelle ed altri del Partito Democratico. Come vi abbiamo spiegato nel focus precedente, c’è diversità di vedute in merito al futuro premier, e a riguardo Maria Elena Boschi ha spiegato: “Premier? La trattativa la gestisce Zingaretti – le sue parole riportate da Sky Tg24 – sulla base della linea stabilita in direzione, ed è lui ad aver detto no all’ipotesi di un governo Conte bis”. Intanto è uscito allo scoperto anche il governato del Veneto, Zaia, uno degli uomini forti della Lega di Salvini: “Abbiamo perso un anno prezioso – afferma – i 5 Stelle andavano mollati, altrimenti si rischiava di rompere sulla manovra e sarebbe stato peggio”. Secondo Zaia Salvini ha fatto bene a rompere con il M5s: “Autonomia? Il premier Conte ci aveva promesso di risolvere la situazione a febbraio – aggiunge – ma non ha fatto nulla. Del resto i 5 Stelle sono ossessionati dai ricchi, da chi produce. E sull’autonomia non hanno fatto altro che dire bugie”. (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

CRISI DI GOVERNO, MS5 E PD DIVISI SUL PREMIER

La crisi di governo delle ultime settimane verrà “risolta” definitivamente nei prossimi giorni: dopo un nuovo giro di consultazioni il presidente della repubblica, Sergio Mattarella, deciderà se affidare l’incarico ad un nuovo governo, o se indire nuove elezioni. Negli ultimi giorni il Movimento 5 Stelle e il Partito Democratico stanno provando ad imbastire un’inedita alleanza, e nella serata di ieri si è tenuto il primo incontro fra il leader pentastellato, Luigi Di Maio, e quello Dem, Zingaretti. Come sottolineato dai colleghi di Sky Tg24.it, fra i nodi da sciogliere vi è quello riguardante il prossimo presidente del consiglio, con il M5s compatto nel candidare nuovamente l’uscente Giuseppe Conte, ma con il Pd che invece preferirebbe una rottura rispetto al passato “un governo di svolta – le parole del segretario – per rimarcare la discontinuità con l’esecutivo giallo-verde”. Fra le intese dei due movimenti, quella sul taglio dei parlamenti, come specificato da Luigi Zanda, ex capogruppo al Senato, oggi tesoriere del Pd: “il Pd è d’accordo se la riforma è collocata all’interno di norme che ne garantiscano il funzionamento democraticamente corretto – dice al Corriere della Sera – a questo punto i 5 Stelle debbono dimostrare sensibilità costituzionale, se ce l’hanno”. (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

CRISI DI GOVERNO, INCONTRO M5S-PD

«Il segretario Nicola Zingaretti è soddisfatto dell’esito dell’incontro con il M5s, anche se sappiamo che c’è molto lavoro da fare», le parole di Graziano Delrio uscendo dal Nazareno dopo l’incontro con il numero uno del Pd. Ore cruciali post crisi di Governo: filtra fiducia in ambienti dem e grillini dopo il vertice di oggi, anche se pochi minuti fa è stato smentito un incontro imminente tra Zingaretti e Luigi Di Maio, ipotizzato nel weekend da alcuni organi di stampa. Important,e inoltre, l’apertura del Pd al taglio dei parlamentari: dem pronti a discutere ma con garanzie costituzionali. I pentastellati hanno tenuto a precisare che non c’è alcuna trattativa parallela con la Lega: «Non abbiamo tavoli con altre forze politiche: quello col Pd è il tavolo principale, anche perché non mi sembra che ci siano problemi di sorta sui punti», le parole del capogruppo alla Camera Francesco D’Uva. Attesi aggiornamenti nel corso delle prossime ore, previsti altri contatti tra le due possibili nuove forze di maggioranza, con Forza Italia che va all’attacco: «Va in scena, insomma, l’ennesimo gioco degli equivoci. Il presidente Mattarella ieri ha chiesto chiarezza ai partiti: se questa è la risposta, è meglio restituire la parola agli italiani, come Forza Italia sostiene coerentemente da mesi», le parole di Anna Maria Bernini riportate da Sky Tg 24. (Aggiornamento di Massimo Balsamo)

CRISI GOVERNO, TERMINATO INCONTRO M5S-PD: FILTRA OTTIMISMO

Crisi Governo, è terminato pochi minuti fa l’incontro tra le delegazioni di M5s e Pd: il vertice è durato poco meno di due ore e filtra ottimismo da casa dem. «Non ci sono problemi insormontabili», il messaggio inviato da uno dei membri della delegazione Pd riportato da Sky Tg 24. Fiducia espressa ai microfoni dei cronisti da Graziano Delrio: «C’è stata un’ampia convergenza sui punti dell’agenda ambientale e sociale. C’è un lavoro molto serio da fare sulla legge di bilancio, sulle priorità». Il capogruppo al Senato Andrea Marcucci si è detto «fiducioso», incalzato dai cronisti, con Luigi Di Maio che è tornato a ribadire: «C’è un tavolo di confronto aperto con il Partito Democratico, il primo punto è il taglio dei parlamentari. L’obiettivo del M5s è l’approvazione dei 10 punti e il Pd ha preso un impegno in questo senso». Sul ‘programma’ elencato da leader politico grillino, elencato ieri dopo le consultazioni con Mattarella, è giunto il commento di Giancarlo Giorgetti, numero due della Lega: «Molto onestamente, io ho sentito i dieci punti di Di Maio e sono quasi tutti o quasi parte integrante del contratto con la Lega: cosa voglia dire questo non lo so, però questo è sicuramente un dato di fatto», le sue parole al Meeting di Rimini. (Aggiornamento di Massimo Balsamo)

CRISI GOVERNO, DI MAIO INSISTE SU TAGLIO PARLAMENTARI

Di Maio non molla “l’osso” e in una intervista al Corriere della Sera ribadisce quale sarà il primo punto sul tavolo delle trattative con il Partito Democratico questo pomeriggio: «Il confronto è aperto con chi vuole affrontare i nostri temi. Ieri è stata una giornata molto confusa sul taglio dei parlamentari. L’assemblea ha dato mandato per fare chiarezza». Nella piena crisi di Governo, mentre da ambienti dem arrivano richieste di chiudere con fermezza l’altro “forno” leghista (Boccia e Cuperlo su tutti), il vicepremier tira la barra dritta verso la riforma già prevista per fine agosto: «Il taglio si fa subito, non si rinvia, non ha senso. In politica per anni abbiamo sentito dire lo faremo, lo faremo. È ora di fare adesso, non domani. Se c’è volontà si fa adesso, è già calendarizzato». Dalle 14 il momento chiave, ma non sarà l’unico: non saranno presenti, salvo cambi dell’ultim’ora, i leader bensì i capigruppo incaricati di tracciare quantomeno i primi punti di una bozza di contratto. Lo conferma lo stesso Di Maio «i nostri capigruppo si vedranno per parlare, anzitutto, del primo dei 10 punti: il taglio dei parlamentari. Da lì si capisce se c’è davvero la volontà di cambiare le cose». Stamattina Zingaretti e i suoi si sono riuniti al Nazareno per discutere sul programma da proporre (presenti tutti i dirigenti della Segreteria, Gentiloni, Ascani, Orlando e Zanda) ma a tener banco è il “caso” dell’audio di Renzi in cui attacca l’ex Premier Gentiloni per aver cercato di far saltare tutto con quella “velina” ieri sui 3 punti “segreti” per il patto col M5s. Orfini stamattina fa ben intuire quanto sia complicato arrivare ad un accordo, per di più se divisi al loro interno come sembrano i dem: «E’ chiaro che l’accordo è un lavoro complicato, M5S non è una costola della sinistra, è una forza politica alternativa».

CRISI DI GOVERNO: L’AUT AUT DI MATTARELLA

4 giorni per trovare un accordo, 4 giorni per un nuovo Governo altrimenti da martedì-mercoledì sera Mattarella si vedrà costretto a sciogliere le Camere e andare ad elezioni anticipate: Pd e M5s dialogano, triangolano, trattano dopo che per anni si sono insultati e guardati in cagnesco e con la crisi di Governo invece improvvisamente – grazie all’intuizione-mossa tattica di Matteo Renzi – si trovano allo stesso tavolo per trattare (oggi a partire dalle ore 14). Non è la prima volta che Partito Democratico e Movimento 5 Stelle si vedono per formare un Governo , ma i precedenti Bersani-Crimi-Lombardi (2013) e Renzi-Grillo-Di Maio (2014) non sono per nulla di buon auspicio per chi vorrebbe evitare al più possibile, come il Colle, il voto anticipato. La Lega di Salvini aspetta “sorniona” conscia di avere forse sbagliato qualcosa sui tempi della crisi di Governo ma pronta ad approfittare in tutti e tre gli scenari possibili: se si va al voto capitalizzando il consenso; se Pd e M5s formano un Governo, stando all’opposizione e rivendicando di essere per gli italiani l’unica forza che non fa inciuci; se Di Maio dovesse ripensare all’accordo con Salvini qualora fallissero le trattative dem-grilline. Zingaretti e Casaleggio lo ben sanno e anche per questo si sono convinti a scendere a trattative (anche se veline e controveline di dubbia provenienza allarmano su possibili divisioni interne al M5s tra Casaleggio e Di Maio in merito all’accordo col Pd) per formare un nuovo, clamoroso, contratto di Governo.

LE VERE CONDIZIONI PER IL GOVERNO PD-M5S

«Sono possibili solo governi che ottengono la fiducia del Parlamento con accordi dei gruppi su un programma per governare il Paese, in mancanza di queste condizioni la strada è quella delle elezioni»: questa è la road map scandita ieri da Mattarella al termine delle consultazioni al Colle e su queste basi la crisi di Governo dovrà comunque essere chiusa entro metà della prossima settimana. 5 punti (più 3, decisamente più duri dei primi e che hanno scatenato l’ira dei renziani) offerti dal Pd, 10 invece quelli in risposta del leader Di Maio e un incastro di temi/rivendicazioni che renderanno non certo facili le trattative per formare un Governo di “argine” alla Lega di Salvini. Ieri sera le aperture del gruppo M5s e dello stesso Segretario Zingaretti hanno posto le basi per un incontro che avverrà già in giornata dalle 14 in poi (con Patuanelli, D’Uva da un lato, Delrio e Marcucci con Orlando e De Micheli dall’altro, in attesa dei leader) per impostare quantomeno i cardini di una trattativa da porre in poco tempo e con tutta la pressione del mondo politico. Si parte dal taglio dei parlamentari, punto inevitabile posto dal M5s, mentre si chiede l’abolizione dei Decreti Sicurezza di Salvini sul fronte Pd; il matrimonio non sarà facile anche perché si dovrà trovare una quadra sul punto più importante, un premier di un Governo giallorosso che possa essere tanto politico quanto superpartes tra i due movimenti. Molto difficile, ma si fanno già i (toto)nomi di Raffaele Cantone ed Enrico Giovannini, in alternativa Roberto Fico o lo stesso Di Maio per giungere a nomi più “istituzionali” come Marta Cartabia o Paola Severino.

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