CRISI DI GOVERNO/ Quello che ha detto Mattarella (senza essere ascoltato)

- Saulle Panizza

Al termine delle consultazioni Mattarella ha fatto una dichiarazione, nella quale le cose salienti non si riducono alla tempistica

Sergio Mattarella
Sergio Mattarella (LaPresse)

La dichiarazione del Presidente della Repubblica di giovedì scorso, al termine delle consultazioni, è stata oggetto di vari commenti, molti dei quali si sono soffermati soprattutto sulla frase finale. Nell’indicare che nuove consultazioni inizieranno nella giornata di martedì prossimo per trarre le conclusioni ed assumere le decisioni necessarie, il Presidente ha infatti chiaramente fissato il tempo concesso alle parti politiche per verificare l’esistenza di un’intesa: in mancanza di riscontri positivi, la strada sarebbe quella dello scioglimento anticipato del Parlamento e di nuove elezioni.

In verità, della dichiarazione del Capo dello Stato appare interessante evidenziare la struttura complessiva, così come analizzare in particolare alcune espressioni. Si tratta, infatti, di un testo snello nella forma (dieci brevi capoversi), con poco più di trecento parole, ma evidentemente costruito con attenzione.

Nei primi due capoversi colpisce in particolare l’aggettivazione: la rottura del rapporto tra i due partiti che componevano la maggioranza parlamentare viene detta “polemica”; le decisioni che si impongono per risolvere la crisi devono essere “chiare” e i tempi “brevi”.

Segue un capoverso molto retorico – con un’insistita ripetizione: lo richiede (l‘esigenza di governo di un grande Paese come il nostro), lo richiede (il ruolo che l’Italia deve avere nell’importante momento di avvio della vita delle istituzioni dell’Unione Europea), lo richiedono (le incertezze, politiche ed economiche, a livello internazionale) – a giustificare quella chiarezza e brevità.

Arriva poi un passaggio solo in apparenza didascalico – “Non è inutile ricordare che, a fronte di queste esigenze, sono possibili soltanto governi che ottengano la fiducia del Parlamento, in base a valutazioni e accordi politici dei gruppi parlamentari su un programma per governare il Paese” – dove la forza del messaggio agli attori politici si concentra in gran misura in quell’avverbio, “soltanto”, che ne limita lo spazio alla ricerca di una soluzione non di mera opportunità o di breve respiro.

Il quinto capoverso, il più lungo, è quello di boa e presenta un andamento a saliscendi: in mancanza delle condizioni richieste, la strada sarà quella di nuove elezioni; ma non è decisione da assumere alla leggera, tanto più dopo solo un anno dall’inizio della legislatura; e tuttavia il ricorso agli elettori è necessario qualora il Parlamento non sia in condizione di esprimere una maggioranza di governo.

Segue a questo punto la parte della dichiarazione in cui il Presidente della Repubblica disvela all’opinione pubblica, senza però scendere in dettagli, cosa gli è stato riferito durante le consultazioni e lo fa coinvolgendo, volutamente, tutte le parti politiche, perché nessuna possa avanzare critiche: se, infatti, alcuni partiti politici hanno avviato iniziative per un’intesa e hanno chiesto tempo per sviluppare questo confronto, anche altre forze politiche hanno espresso la possibilità di ulteriori verifiche.

Gli ultimi tre capoversi sono destinati a spiegare il ruolo del Capo dello Stato e a motivarne le scelte e in essi prevale, non a caso, il richiamo alla cifra della “doverosità”, anche ad anticipare eventuali obiezioni.

Il Presidente della Repubblica ha il dovere – definito “ineludibile” – di non precludere l’espressione di volontà maggioritaria del Parlamento, dove si può altresì notare l’uso della terza persona, riferita alla carica, e il richiamo, per niente banale, a quanto “avvenuto – del resto – anche un anno addietro, per la nascita del governo che si è appena dimesso”.

Si passa poi alla prima persona per sottolineare il dovere – per le ragioni esposte – di richiedere, nell’interesse del Paese, decisioni “sollecite”, dove l’aggettivo chiude il cerchio aperto nei primi capoversi, quello di decisioni “chiare” in tempi “brevi”.

Si conclude, infine, dichiarando di svolgere nuove consultazioni a partire da martedì prossimo per trarre le conclusioni e per assumere le decisioni necessarie.

Costruite queste premesse, per il Capo dello Stato le decisioni (quali che siano) seguiranno come inevitabili conseguenze.

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