CRISI TURISMO/ De Raho: oggi siamo esposti alle mafie, ecco come difenderci

- Alberto Beggiolini

Le parole del procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo, Federico Cafiero de Raho, all’inaugurazione del master della Scuola italiana di Ospitalità

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Federico Cafiero de Raho, procuratore nazionale Antimafia (Foto: LaPresse)

“Il nostro Paese si sviluppa grazie alla genialità, alla capacità, all’imprenditorialità di alcuni soggetti, persone e gruppi: tutto avviene grazie all’impegno di ciascuno. La pandemia ha fatto sì che le difficoltà si siano moltiplicate, e che abbiano toccato più pesantemente proprio il turismo, un settore trainante del nostro bellissimo Paese”. Lo ha detto Federico Cafiero de Raho, procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo, intervenendo all’inaugurazione dell’Executive master in Hospitality management varato da SIO, la Scuola italiana di ospitalità creata da Cassa depositi e prestiti in collaborazione con il gruppo TH Resorts. Il master ha preso il via con una tre-giorni on line destinata a manager e direttori del gruppo, nell’ottica di allargarsi poi ai quadri dell’intero settore.

La forza e il rispetto delle regole. Il procuratore è testimone particolarmente attento alle dinamiche sociali del meridione (proprio dove TH disloca tutti i propri villaggi estivi), ma anche alle infiltrazioni più pericolose e frequenti ovunque, incrementate dalle difficoltà degli operatori generate dalla pandemia. “Questo master di formazione – ha proseguito de Raho – è ancora più importante in questo momento in cui l’economia è in ginocchio e ha bisogno del sostegno dello Stato. Sono convinto che la ripresa si possa sviluppare utilizzando i valori che ci affida la nostra Costituzione, legge fondamentale, che parte dal primo imperativo: la nostra è una Repubblica democratica fondata sul lavoro. Già un’affermazione di questo tipo ci dà la forza di una proiezione che ci evolve nel migliore sviluppo, ma poi seguono tutte le altre disposizioni che riconoscono la dignità dell’uomo, una dignità umana e sociale, i diritti e le libertà. Fra queste libertà, c’è anche la libertà di iniziativa economica, altro diritto fondamentale. Questa grande architettura posta dalla nostra Costituzione si accompagna al sacrificio e all’impegno di ciascuno di noi: tutti dobbiamo essere coscienti dell’importanza del nostro ruolo. Il compito fondamentale anche di chi opera nel turismo implica da un lato il rispetto del prossimo e dall’altro il rispetto delle regole. Perché è proprio sulle regole che si basa il nostro Paese e sulle regole si basano le attività economiche: le regole diventano quasi il volano di sviluppo della nostra economia. Ciascuna attività economica trova riscontro nell’utenza perché in grado di presentarsi come soggetto affidabile, credibile, che si muove nell’ambito delle regole. E le regole vogliono trasparenza. Pensiamo alla legge sulla responsabilità degli enti o sulla responsabilità del soggetto economico, di volta in volta limitato dai controlli, da una struttura che garantisca l’impossibilità di compiere reati”.

Mafie, il danaro maledetto. “In questo momento – ha ribadito il procuratore nazionale – l’economia si trova esposta alle mafie, il massimo nemico del nostro sviluppo. Non è vero che il nostro sviluppo ha trovato una forma di sostegno nel danaro che proviene da attività criminali: al contrario, le mafie impediscono lo sviluppo, sono state le mafie che hanno ostacolato la crescita del nostro sud. Da tempo la Banca d’Italia sostiene che il nostro Paese, nella parte che più soffre questo fenomeno, cioè il sud, è arretrato rispetto alle altre regioni perché le mafie lo ostacolano e ne divorano la parte migliore, quella ricchezza che proprio il sud sarebbe stato capace di offrire più di qualunque altra parte d’Italia. Purtroppo nel nostro Paese in questo momento le mafie si sono convertite in mafie degli affari e si muovono sul territorio attraverso forme di mimetizzazione che sono rappresentate da società nelle quali investono, società di capitali, società a responsabilità limitata, che oramai si possono costituire con un euro, ma anche società per azioni, e di volta in volta quando arrivano i capitali mafiosi quel settore finisce per essere ostacolato nella concorrenza, finisce per essere impedito nel proprio sviluppo. Il danaro delle mafie è un danaro maledetto per l’economia: l’economia nel momento in cui entrano le mafie si blocca, non si sviluppa più, finisce di sorridere, di lavorare con l’impegno che invece garantisce risultati straordinari. Le mafie oggi si muovono offrendo servizi, si muovono proprio nel campo del lavoro, offrono la manodopera e finiscono per essere intermediarie, offrono servizi di pulizia, di ristorazione. Nel momento in cui entrano, finiscono per risucchiare la parte buona dell’attività in cui sono riuscite ad intervenire. Ricordo qualche anno fa, quando proprio Antonio Piromalli, figlio di Giuseppe Piromalli, si presentò a diversi titolari di villaggi turistici e attraverso propri mediatori offrì servizi di pulizia e ristorazione. I più accettarono, solo uno inizialmente si dimostrò incerto, ma loro dissero “Noi siamo i garanti della Calabria”, e bastò a far spalancare le porte. Naturalmente la presenza delle mafie finisce per controllare le parti migliori dei soggetti economici che hanno consentito loro di entrare. Le mafie entrano sempre con il sorriso, offrendo possibilità di miglioramento, alternative”.

L’escalation, le intimidazioni. Per arrivare alle maniere più “forti”. “L’intimidazione – ha aggiunto de Raho – è l’ultimo strumento di cui le mafie si avvalgono. Una volta penetrate nelle realtà economiche, arrivano i rallentamenti, i condizionamenti, le restrizioni: le mafie tolgono la libertà. Ma cosa c’è di più bello della libertà? Piero Calamandrei diceva che la libertà è quella cosa straordinaria che soltanto quando non c’è si sente. È come l’ossigeno: quando non c’è ci si accorge immediatamente, quando c’è quasi non si rileva. Nel momento in cui entrano, le mafie tolgono la libertà, e la libertà è l’ossigeno, è la spinta al nostro miglioramento e al nostro impegno”.

Libertà e dignità: la vera forza. “A manager, dirigenti e direttori, quindi, voglio ricordare: la libertà è un diritto fondamentale che va difeso momento per momento. Guai a perderne anche solo un millimetro. Alla libertà è strettamente connessa la dignità, e la dignità è la vera forza di un uomo perché consente a quest’ultimo di resistere a qualunque indulgenza, a qualunque offerta, a qualunque rischio e a qualunque pericolo. E quando si ha la consapevolezza che questi sono valori, si è in grado di dire ‘NO’. Tutto attraverso il sentimento dei valori che la nostra costituzione ci insegna: regole, trasparenza, correttezza, onestà. I valori ai quali ci dobbiamo rivolgere quotidianamente, che devono guidare nella nostra strada, nella nostra vita. E che consentono anche a qualunque attività economica di svilupparsi. L’uomo ha in sé anche una forza straordinaria: la solidarietà, un valore fondamentale, che si acquisisce nei luoghi di lavoro e si proietta verso coloro con i quali ci si raccorda”.

Noi ci siamo. “Da procuratore nazionale – ha concluso – ricordo che in qualunque momento vi sia necessità di garantire la propria libertà ci si può rivolgere a noi, alla magistratura, alle forze dell’ordine. Oggi siamo molto più avanti di ieri: fortunatamente non siamo più burocrati, in attesa della denuncia per aprire il procedimento. Oggi siamo vicini a voi, a voi che lavorate, a voi che siete il cuore dell’Italia, la forza economica che dà prestigio al Paese. Vi siamo vicini. Rivolgetevi sempre a noi: il nostro intervento non esporrà a nessun rischio, e consentirà di aiutarvi senza far trapelare all’esterno gli input che vorrete condividere. Oggi lavoriamo ovunque in Italia, con 26 procure distrettuali che tentano di aiutare e di essere al fianco dei cittadini. Nella volontà che la nostra giustizia sia sempre uguale per tutti”.

Debellini: “Parole da insegnare”. Particolarmente sentito il ringraziamento al procuratore, al termine del suo intervento, da parte di Graziano Debellini, presidente del gruppo TH Resorts e della Scuola italiana di Ospitalità. “Signor procuratore, la ringrazio di cuore per le sue parole. I suoi contenuti, le cose che ci ha detto diventeranno parte della nostra scuola. I contenuti che, a partire dalla costituzione, lei ha accennato sul lavoro diventeranno parte del contenuto di questa scuola e perciò anche della coscienza che vogliamo trasmettere a tutti i nostri dipendenti e manager, nei rapporti che viviamo in ogni luogo. Mi colpisce molto il rapporto tra lavoro e libertà. C’è una frase bellissima di San Tommaso: ‘Nel lavoro l’uomo scopre chi è’. L’uomo nel lavoro scopre la sua vera identità. Se noi non diamo all’uomo la possibilità di scoprire chi è, la sua forza, i suoi valori, la sua profonda identità, togliamo all’uomo la personalità e la possibilità di costruire. La ringrazio anche per il giudizio storico che ci ha dato sulle mafie, su come si nascondono dietro il sorriso, dove la corruzione si è fatta molto più abile e sottile, usando strumenti che apparentemente non sembrano mafiosi. Un avvertimento che accogliamo così come vogliamo partecipare alla collaborazione nei territori dove operiamo. Vogliamo essere innanzitutto un soggetto che promuove l’occupazione al sud, perciò le sue parole sono essenziali. La nostra azienda non avrebbe più scopo se non potessimo conservare quei valori, quel metodo, quelle regole che lei ha ricordato. Siamo qui a difendere quel millimetro, anche un solo millimetro di legalità, di libertà. Lo dico anche a tutti i nostri direttori, a tutti quelli che vivono in Sicilia, in Sardegna, in Calabria, in tutte le regioni del Sud: neanche un millimetro. Dobbiamo essere rigorosi, perché è come se stessimo difendendo la libertà dei nostri figli”.

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