CRISI TURISMO/ Franceschini (Astoi): ecco come rilanciarlo in Italia

- int. Flavia Franceschini

Il mercato del tour operating in Italia è uno dei settori che oggi si ritrova più in sofferenza tra tutti quelli che fanno capo alla filiera turismo

cancun messico spiaggia pixabay
Cancun, Messico (Foto: Pixabay)

“E dire che fino allo scorso febbraio andava tutto bene, benissimo”. Lo sfogo è di Flavia Franceschini, direttore generale Astoi Confindustria Viaggi, l’associazione che rappresenta il 90% del mercato del tour operating in Italia, uno dei settori che oggi si ritrova più in sofferenza, tra tutti quelli che fanno capo alla filiera turismo.

Direttore, in tre mesi è cambiato tutto?

Il turismo leisure, prima dell’emergenza Covid, stava vivendo un periodo di forte crescita sia a livello mondiale che in Italia. Un panorama positivo e una crescita che riguardava sicuramente anche il turismo organizzato, che negli ultimi anni era riuscito anche a riconquistare una parte di quella clientela che era solita rivolgersi all’online, proprio in virtù delle importanti garanzie e tutele che solo questa filiera – tour operator/agenzie di viaggi – è in grado di offrire.  La pandemia ha, come sappiamo, generato un blocco totale dei flussi, uno stop immediato della domanda e della fruizione dei prodotti turistici, con un impatto pesantissimo sul comparto. All’inizio di questa crisi molti turisti hanno però potuto apprezzare l’importanza di aver prenotato il proprio viaggio con un Tour Operator, godendo dell’assistenza fornita da questi professionisti, che sono riusciti in breve tempo anche ad organizzare titaniche operazioni di rientro dei nostri connazionali dall’estero.

E chi invece aveva organizzato tutto in prima persona?

Come sappiamo, non si può dire lo stesso per altri viaggiatori che avevano prenotato autonomamente e che si sono trovati soli e in difficoltà in giro per il mondo, dovendo attendere settimane prima di rientrare in Italia. La ripresa del turismo leisure nel mondo e in Italia certamente richiederà tempo, soprattutto per alcune tipologie di viaggio e con riferimento ad alcune destinazioni estere; fattore imprescindibile è il ritorno progressivo alla normalità. Pensiamo che il settore possa tornare ai livelli pre-Covid tra la fine del 2021 e l’inizio 2022, ma chiaramente ci auguriamo che questa ripresa possa mostrarsi più rapida.

Per fortuna ci sono le contromisure del decreto Rilancio

Il decreto Rilancio ha disatteso totalmente le aspettative del turismo organizzato (tour operator, agenzie di viaggi e organizzatori di eventi) e non prevede misure atte a garantire la sopravvivenza di queste imprese che, a partire dallo scorso febbraio, sono ferme a zero ricavi. Sin dall’inizio di questa crisi Astoi Confindustria Viaggi ha avanzato proposte concrete, con numeri chiari, analisi e previsioni realistiche, che sono state puntualmente trasmesse a tutti gli interlocutori politici. È necessario introdurre alcune modifiche sostanziali al decreto.

Di che modifiche parla?

Le possiamo riassumere in quattro punti: incremento sostanziale del Fondo per il turismo organizzato e modalità semplificate per l’accesso allo strumento; prolungamento della cassa integrazione in deroga fine a fine anno; fruizione del tax credit vacanze anche per l’acquisto di pacchetti turistici; estensione del credito di imposta per gli affitti anche a tour operator, agenzie e organizzatori di eventi. Il comparto del turismo organizzato e degli eventi è un asset strategico per il Paese, il settore non è fatto solo di alberghi e stabilimenti balneari, si tratta di una filiera complessa i cui attori sono tutti ugualmente indispensabili e contribuiscono nello stesso modo a far girare gli ingranaggi di una macchina che rappresenta il 13% del Pil nazionale, equivale a 232,2 miliardi di euro ed è uno dei principali motori della nostra economia.

Quanto vale e quanto sta rischiando la categoria dei tour operator?

Il comparto del turismo organizzato conta 13.000 imprese tra agenzie di viaggi, tour operator e organizzatori di eventi, occupa 80.000 addetti e genera un valore di 20 miliardi di fatturato, a cui si aggiungono 650.000 posti di lavoro e 85 miliardi creati dall’indotto. L’emergenza ha generato una grave crisi che, purtroppo, perdurerà presumibilmente per diversi mesi, con una prospettiva di ripresa lenta e lunga. Se le imprese del settore non potranno accedere a un forte e soprattutto immediato sostegno in termini di liquidità, si rischia un crollo a catena, con pesantissimi impatti sull’economia, sull’occupazione diretta e sull’immenso indotto collegato. In assenza di provvedimenti mirati si prevede la perdita di 50 mila posti di lavoro già nel corrente mese. Non esiste altro settore dove siano stati persi già i 9/12 del fatturato annuo: i tour operator e le agenzie di viaggio lavorano infatti con diversi mesi d’anticipo e, normalmente, a maggio hanno già sviluppato il 70% del fatturato.

Riesce a immaginare, oggi, una prospettiva di ripresa? Come potrà avvenire? 

Si tratta di un settore ciclico, che risente e che risentirà per lungo tempo di questa crisi, legata peraltro a variabili non solo di tipo economico, ma anche di tipo sanitario. A differenza di altri settori produttivi, non c’è quindi un automatismo tra riapertura delle attività e ripresa economica. In ogni caso, tra mille difficoltà e compatibilmente con le restrizioni ancora vigenti, il comparto ha riavviato la programmazione e la vendita di viaggi e soggiorni ed è pronta ad accogliere i clienti, rispettando protocolli e norme, per fare in modo che le persone godano delle proprie vacanze nella massima sicurezza. La programmazione di questa estate, così come i flussi turistici e le prenotazioni, riguarderanno prevalentemente l’Italia, con un’attenzione riservata sia alle località di mare che di montagna: Calabria, Puglia, Toscana e Campania – soprattutto Costiera Amalfitana – e poi le isole, quindi Sardegna e Sicilia “on top”, soprattutto dopo lo sblocco delle possibili misure legate ai controlli sanitari in ingresso, mentre per la montagna la domanda si sta orientando soprattutto su Trentino Alto Adige e Valle d’Aosta.

Non si parla di estero, insomma…

È chiaramente fondamentale la riapertura delle frontiere. Come sappiamo, il 15 giugno sono state riaperte le frontiere della maggior parte dei Paesi dell’Unione europea e quelle dei Paesi dell’area Schengen. Per le mete extra Ue la Commissione europea ha indicato come data di apertura il 1° luglio, specificando che la lista dei Paesi terzi verrà stilata a ridosso di questa data. I Paesi verso i quali si sta già registrando interesse sono l’Egitto, la Grecia, la Spagna e la Tunisia, da sempre mete fondamentali per il turismo outgoing.

(Alberto Beggiolini)

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