CRISI TURISMO/ Le tre mosse del nuovo Governo per salvare gli alberghi

- Alberto Beggiolini

Confindustria Alberghi ha inviato una lettera aperta a Mattarella per sollecitare alcuni interventi che il nuovo Governo potrebbe adottare

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(Foto: Pixabay)

Un ministero finalmente dedicato e una nuova governance; riqualificazione delle strutture ricettive; politiche attive per giovani e donne. Sono tre dei punti fondamentali sottolineati da Confindustria Alberghi in una lettera aperta inviata al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, vero riferimento, in questa fase transitoria del Governo, e referente istituzionale in grado di sollecitare gli impegni del nuovo esecutivo.

“Il settore alberghiero – sostiene la vicepresidente di Confindustria Alberghi Maria Carmela Colaiacovo -, una delle industrie di riferimento del nostro Paese, pur non essendo stato oggetto di provvedimenti di chiusura, è di fatto fermo da un anno in conseguenza delle necessarie restrizioni alla circolazione delle persone in Italia e all’estero. Una crisi particolarmente marcata nelle città d’arte e oggi anche nella montagna che non ha potuto vivere la stagione invernale. Una condizione che sta mettendo fortemente a rischio la tenuta delle imprese con il fondato timore che molte di esse possano finire oggetto di speculazione o peggio dell’interesse della malavita. A oggi però le aziende alberghiere sono state oggetto di interventi emergenziali e frammentari, indubbiamente necessari, ma molto lontani dalle esigenze effettive. L’impressione è che i numeri stessi del settore, i valori in termini economici, sociali e occupazionali, siano stati largamente sottostimati con la conseguente inadeguatezza delle misure fin qui adottate”.

Una sottostima, secondo Confindustria Alberghi, imputabile in gran parte alla “storica debolezza delle istituzioni demandate al settore. Non esiste purtroppo, ormai dal lontano 1993, un ministero del turismo e le relative funzioni sono state di volta in volta attribuite a ministeri e direzioni diverse della pubblica amministrazione con il risultato di una complessiva debolezza delle politiche di settore. Malgrado questo il turismo in Italia è comunque cresciuto – sebbene al di sotto del suo potenziale – arrivando nel 2019 per quanto riguarda la sola industria alberghiera a oltre 20 miliardi di fatturato, con oltre 218 mila occupati, prevalentemente donne e giovani. Nello stesso anno il settore alberghiero ha contribuito ad alimentare alcune delle principali filiere del Paese, costruzioni, arredi, design, alimentari e servizi, per oltre 6 miliardi. Nel complesso una quota importante di quel 13% del Pil e degli oltre 44 miliardi di euro di contributo alla bilancia dei pagamenti, che il turismo porta al Paese”.

Confindustria Alberghi ritiene quindi che il prossimo esecutivo “debba intervenire per la messa in sicurezza del settore e definire anche una strategia che permetta alle imprese e al Paese di essere pronte al momento del rilancio”. Molte misure necessarie al settore sono in piena sintonia con il percorso disegnato da Next Generation Eu, come quelle ricordate sopra. “Costituiscono un’opportunità di sviluppo per il Paese e per i giovani, sostenibile in tutte le sue accezioni, ambientali, sociali e culturali, che ha bisogno però di una visione e di politiche di lungo periodo, incardinate stabilmente in una governance che possa dare continuità di competenze e riferimenti”.

“Dalle scelte di queste settimane – conclude Colaiacovo – si determinerà il futuro dell’Italia: confidiamo che tra le soluzioni adottate l’industria alberghiera e il turismo possano trovare attenzione adeguata per garantire la salvaguardia del patrimonio di imprese e lavoratori e il rilancio per tornare a contribuire in modo importante alla crescita economica e culturale del Paese”.

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