CRISI TURISMO/ Ricavi e liquidità, i tonfi che richiedono veri sostegni

- Alberto Beggiolini

Anche i dati di Horwath HTL confermano le difficoltà del turismo italiano per via del crollo dei ricavi che crea problemi di liquidità alle aziende

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Albergo (Foto: Pixabay)

Le radiografie per verificare la salute dell’industria del turismo in epoca Covid sono diventate stratigrafie, scintigrafie, tac, risonanze, tanto la situazione del paziente s’è andata aggravando e così tanto necessario diventa quindi capire, per programmare una terapia il più possibile efficace.

A far ancora più luce sulla situazione arriva adesso l’ultimo rapporto (l’ottavo) “Hotels & Chains in Italy” (alberghi e catene alberghiere) di Horwath HTL (leader mondiale nella consulenza nel settore hotel e turismo leisure), curato per Confindustria alberghi. “Solo poche cifre – dice Zoran Bačić, senior partner & managing director di Horwath HTL Italy -. Secondo Eurostat, in Italia la domanda alberghiera ha subìto un calo nei pernottamenti del -56,9% rispetto al 2019, con un impatto ancora più drammatico sulle città d’arte come Firenze (-83,8%), Roma (-81,3%) e Venezia (-74,8%). Ma anche altre destinazioni con particolare dipendenza da mercati non europei, o mercati in cui le restrizioni erano state fortemente applicate, sono state influenzate negativamente”. 

“Dopo anni di crescita costante – commenta Maria Carmela Colaiacovo, vicepresidente di Confindustria Alberghi -, il settore turistico sta vivendo una crisi di drammatica portata: la pandemia ha causato un crollo degli arrivi di turisti, in calo, secondo i dati provvisori Istat, di oltre 233 milioni rispetto al 2019. Pesante la contrazione dei clienti esteri (-70,2%), con un impatto molto significativo sulle nostre esportazioni turistiche: la spesa dei viaggiatori stranieri in Italia è scesa nel 2020 a 17,45 miliardi di euro rispetto ai 44,3 miliardi di euro del 2019 (-60,6%). L’ospitalità è uno dei settori che ha sofferto di più, con pernottamenti in hotel nel 2020 meno della metà (-57%) rispetto all’anno precedente. 

Il calo della domanda ha fortemente influito sui ricavi operativi, che nel 2020 sono diminuiti di circa il 60%, e, per alcuni operatori, di oltre l’80%. Per superare la crisi di liquidità generata dal crollo dei ricavi, le imprese hanno fatto ricorso al credito bancario. Solo considerando le società di alloggio e ristorazione – secondo il Centro Studi Confindustria – l’utilizzo dei prestiti bancari è aumentato di 8 miliardi di euro nel 2020, grazie anche alle garanzie statali previste dal Decreto liquidità. Se ciò ha garantito la resilienza delle imprese nell’emergenza, ha anche portato a una quota più elevata del debito bancario nel totale delle passività. Di conseguenza, si stima che gli anni di flusso di cassa necessari per rimborsarlo siano raddoppiati, a scapito degli investimenti strategici. 

È una situazione che rischia di trasformare l’attuale crisi in una debolezza a lungo termine per il settore. Per superare la crisi, l’industria ha bisogno di sostegno dei costi fissi, crediti, riduzione dell’importo dei contributi previdenziali e previdenziali e incentivi agli investimenti. Siamo fiduciosi che una volta che l’epidemia sarà sotto controllo, il settore tornerà a crescere ai tassi abituali e che l’Italia sarà ancora una volta tra le principali destinazioni turistiche del mondo. Questo è ben evidenziato anche dai dati di questo rapporto: nel bel mezzo della crisi pandemica, il numero di hotel delle catene ha continuato ad aumentare, salendo lo scorso anno a circa 1.800 camere aggiuntive ogni 185 mila quelle esistenti”. 

Sun-beach e art-business

Il report Horwath conferma che in Italia il Covid-19 ha avuto un effetto più devastante sulle città d’arte (dipendenti dal turismo straniero) che sulle destinazioni montane e balneari. Nel 2020 agosto è stato il mese migliore, con un calo del -28%. Tra le città d’arte Firenze è stata la prima a subire cali nel bimestre gennaio-febbraio 2020, ed è la più colpita, con un calo del -83,8% nei pernottamenti. In agosto le città d’arte hanno registrato diminuzioni che vanno dal -60% al -87%, opposte alla media nazionale del -28%. Con un calo dell’81,3%, Roma ha ottenuto un risultato leggermente migliore di Firenze, mentre Venezia è uscita meglio con un calo del 74,8%, principalmente a causa della maggiore stabilità dei flussi interni. 

Secondo Enit, il ritorno del turismo italiano ai livelli del 2019 è previsto nel 2023, sostenuto dai flussi domestici e da una ripresa per i viaggi d’affari. Si stima che la ripresa dei flussi turistici nelle città d’arte sarà invece più lenta. Roma mantiene il primo posto in termini di numero di hotel e camere di marca. Molto indietro ci sono Milano, Venezia e Firenze. Roma ha però registrato un evidente rallentamento dei nuovi alberghi, mentre Milano ha mantenuto il trend del 2019. La classifica delle dieci destinazioni per catene nel 2020 vede in testa Roma, seguita da Milano, Venezia, Firenze, Bologna, Torino, Napoli, Genova, Budoni, Rimini. Le destinazioni “sun & beach” assorbono circa un terzo del totale degli hotel di marca in Italia, seguite da vicino dalle destinazioni “art & business” (28% del totale degli hotel di marca). C’è una predominanza assoluta delle imprese italiane nel segmento sole-spiagge e una sostanziale parità tra aziende italiane ed estere nelle città art & business.

Le classifiche 

L’analisi di HTL indica che la situazione relativa ai modelli di business operativi in Italia è rimasta stabile negli ultimi anni, caratterizzata da un gran numero di famiglie di albergatori proprietari. Oltre al leasing, sono aumentate tutte le altre tipologie di contratti, in particolare la gestione (+0,9%). In termini di dimensioni per tipo di contratto, la situazione è abbastanza stabile, con hotel con un contratto di gestione (156 camere in media). 

La Top 30 delle catene alberghiere per camere in Italia nel 2020 è dominata da tre operatori: BWH Hotel Group, Marriot e Accor. Il podio è poi seguito da Minor Hotels, IHG, Hilton, ITI e TH Resorts. Cambia invece la classifica Top 30 ponderata sui brand, sempre per camera in Italia nel 2020, e per quota di mercato per camere su totale, dove il podio è presidiato da Best Western, NH e TH Resorts. A livello nazionale ITI Hotels, con il 4% della quota di mercato delle camere, è in cima alla terza posizione dello scorso anno, seguita da TH Resorts e Gruppo UNA. Bluserena ha aumentato la sua quota di mercato di proprietà, superando Aeroviaggi e ITI Hotels Marina. TH Resorts, NH Hotels, B&B e UNAHotels rappresentano, insieme, il 21% del totale delle camere in affitto.

I 20 migliori marchi per quota di mercato in camera in Italia con contratto di locazione delle strutture nel 2020 vede TH Resorts al primo posto. Un primato che viene replicato anche nella classifica della top five delle destinazioni sciistiche (con 9 strutture per oltre il 18% di market share).

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