CROLLO BORSE/ Altro che Pil Usa, i mercati hanno timori peggiori

- Paolo Annoni

Ieri le borse, in particolare europee, non hanno brillato. E non certo per via del dato sul Pil Usa che è stato persino migliore delle attese

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Ieri pomeriggio i mercati europei sono franati; il mercato tedesco, in linea con quello italiano, ha perso più del 3%. I mercati americani, dopo un inizio molto debole, hanno recuperato chiudendo con cali contenuti. Da subito si è messa in relazione la performance con il dato sul Pil americano del secondo trimestre, -33% rispetto al 2019, che ha fatto registrare il peggior calo dal dopoguerra. Tutto è possibile, ma la spiegazione non ci convince particolarmente perché davvero non ci si poteva illudere di un andamento migliore e infatti le previsioni non erano molto diverse e forse erano addirittura peggiori.

È invece possibile che gli investitori, sia per l’evoluzione anche mediatica della pandemia che per la stagione delle trimestrali, debbano arrendersi all’evidenza che nonostante l’azione delle banche centrali la ripresa sarà lenta e molto faticosa. L’entusiasmo artificiale dei mercati probabilmente ha dilazionato l’impatto con la realtà. L’economia in America, e in molte parti de globo, è ancora assolutamente bloccata e più rimane bloccata, più i danni sono profondi e più è difficile rimetterla in moto. Oltretutto molti stanno ammazzando la già martoriata voglia d’impresa con iniezioni massicce di burocrazia e statalismo. È il caso dell’Unione europea e del Governo italiano. A questo riguardo aggiungiamo solo che la lista degli aspiranti all’uscita potrebbe allungarsi. Non parliamo dell’Italia a sovranità limitatissima, ovviamente, ma, per esempio, dell’Olanda che nella primavera del 2021 potrebbe riservare sorprese elettorali. La crisi apre scenari che altrimenti sarebbero rimasti chiusi.

Una seconda ragione è la volatilità politica e le tensioni sociali e geopolitiche che stanno maturando. L’Italia non è l’unico Paese in cui si pensa di gestire lo scontento con provvedimenti utili nel breve e devastanti nel lungo, come il divieto dei licenziamenti, e, a latere “poteri speciali” e stati di emergenza. Ieri Trump ha ipotizzato in possibile rinvio delle elezioni per fare in modo che si svolgano “in sicurezza” sia dal punto di vista sanitario che della regolarità. Al momento il Presidente è stato appena preso sul serio, ma la realtà è più complicata. La “boutade” potrebbe servire a cominciare a porre l’eventualità che sarebbe praticamente senza precedenti nella storia americana. Il Presidente potrebbe non aver bisogno del Congresso sfruttando le falle rimaste aperte dopo il Patriot Act. Potrebbe persino aprirsi lo spazio per un terzo condente; non lo sappiamo ma questa non è la questione. Il problema è quello che deve succedere nelle prossime settimane perché il Presidente possa, in qualche modo, difendere questa scelta. Le ipotesi sono molte, ma nessuna è particolarmente rassicurante.

Forse ieri è davvero suonato un capannello d’allarme per l’evoluzione della situazione economica o politica; o tutti è due.

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