ELUANA/ Guizzetti: altro che morti, i pazienti in stato neurovegetativo vegliano, dormono e possono interagire

Al ministero del welfare la commissione di medici interpellata sul caso Eluana Englaro ha definito inammissibili le conclusioni cui è giunta la magistratura, le quali di fatto consentirebbero di togliere la vita a una persona non cosciente e non invece di porre fine a un presunto accanimento terapeutico. VOTA IL SONDAGGIO.

20.11.2008 - int. Giovan Battista Guizzetti
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Una commissione di medici interpellata ministero del welfare ha dichiarato inaccettabile il fatto di aver definito “irreversibile” la situazione di Eluana. Dal punto di vista clinico cosa si intende per stato vegetativo?

Lo stato vegetativo è uno stadio di gravissima compromissione neurologica che può conseguire il coma. È uno stato vitale che si è diffuso grazie alla comparsa, in campo medico, delle rianimazioni, delle terapie intensive e dei mezzi di sostegno alle funzioni vitali. Quando non esistevano le attuali strumentazioni il paziente era destinato a morire oppure a risvegliarsi. Il coma di per sé può invece durare al massimo per un periodo che va dalle quattro alle sei settimane. Non esiste un coma che dura per anni. Con l’introduzione dei mezzi di sostegno alle funzioni vitali si è aperta, come dicevo, una terza possibilità: lo stato vegetativo. In tale stato il paziente apre gli occhi, di giorno è sveglio, di notte dorme, ma non presenta segni che indichino uno stato di coscienza, intendendo per “coscienza” la consapevolezza di sé e dell’ambiente nel quale è inserito nonché la capacità di instaurare relazioni con le persone circostanti.

Lo stato vegetativo non sempre si manifesta negli stessi modi, ma comunque sia sono rarissimi i casi in cui non sia reperibile qualche forma, sebbene molto primordiale, di relazione ambientale. Spesso sono i parenti che la riscontrano: magari un sorriso o uno sguardo che segue all’udire una voce familiare. Sono piccoli segni che chi è attento riesce a cogliere ed è davvero difficile che non se ne riscontrino del tutto.

Da ciò si spiegano le ragioni per cui la commissione ha rilasciato queste dichiarazioni

Non conosco bene la situazione di Eluana e le suore che la curano, ma rifacendomi a quello che ho letto in questi mesi, la suora che la sta accudendo ha affermato che Eluana ha sviluppato una certa capacità di comunicare con lei.

Una cosa, in proposito, mi ha molto stupito: periodicamente noi facciamo test per verificare il livello di coscienza dei pazienti in reparto. La verifica viene fatta da me o dall’infermiera che se ne prende cura la quale instaura per forza una relazione quotidiana col malato: le risposte sono diverse. A un comando semplice, come per esempio «stringi la mano» non c’è risposta se a ordinarlo sono io. Quando invece lo stimolo proviene dall’infermiera che tutti i giorni assiste il malato quest’ultimo manifesta una risposta. Questo dimostra che esiste una relazione affettiva e umana che sta alla base di una consapevolezza e di una coscienza in questo tipo di infermi.

Nel mio reparto ci sono 24 malati con diagnosi di stato vegetativo, in realtà quelli con cui non riusciamo a stabilire nessun tipo di relazione sono 2 o 3.

Il coma invece che cos’è e in quali aspetti si differenzia dallo stato vegetativo?

Il coma è uno stato di non responsività totale. Il soggetto ha gli occhi chiusi e in qualche caso le funzioni vitali non sono autonome. Di qui ha necessità della ventilazione artificiale, o di dover eseguire una tracheostomia per far respirare il paziente.

La cosa più importante che differenzia lo stato neurovegetativo dal coma è l’apertura degli occhi: nel primo caso il paziente ha gli occhi parti, nel secondo no.

Dal coma o si muore o si va in stato neurovegetativo o si recupera la coscienza, anche senza deficit;

Nel coma comunque non c’è alcun tipo di veglia. Per rafforzare questa idea dell’irreversibilità, va detto che l’espressione “stato neurovegetativo permanente” non è più utilizzata da nessuno, non ha valore diagnostico, ha un valore prognostico, sulla probabilità di recupero di coscienza del paziente. Certo che più a lungo dura lo stato neurovegetativo, meno sono le possibilità di recupero del soggetto, le quali, tuttavia, non si azzerano mai.

A suo avviso questa confusione che esiste, a livello divulgativo, tra coma e stato neurovegetativo può aver favorito tra l’opinione pubblica l’idea che lo stato di Eluana sia più vicino alla morte che alla vita?

Probabilmente la confusione c’è anche per questo motivo. Addirittura c’è chi, parlando di pazienti di questo tipo, avvicinava la morte corticale alla morte encefalica sostenendo che queste persone di fatto sono decedute. Lo scorso anno, il dottor Owen, un medico ricercatore di Cambridge, ha dimostrato che la risonanza magnetica fatta a pazienti in stato neurovegetativo si attiva con adeguati stimoli esattamente come quella di un soggetto sano. Si attivano le stesse aree corticali. E quindi non esiste la morte corticale, ma solo compromissione dell’area corticale.

Che tipo di assistenza c’è in Italia per i pazienti in stato neurovegetativo?

In Italia siamo parecchio indietro. Direi che la situazione è piuttosto disastrosa. Moltissimi sono i parenti di persone in stato neurovegetativo che sono ridotte alla disperazione. Non esiste praticamente un’assistenza adeguata.

Nel 2005 sono stato chiamato a Roma dall’ex Ministro Storace, che ha creato una commissione formata da neurologi, anestesisti e riabilitatori. Venne redatto un documento presentato alla stampa (ma non alla conferenza Stato -Regioni) da adottare come “linea guida” per tutto il territorio nazionale, ma praticamente nulla è cambiato.

L’unica regione dove qualcosa è stato fatto per questo tipo di pazienti è la Lombardia. Fino a un anno fa chi doveva gestire pazienti in stato neurovegetativo doveva pagare l’assistenza e il ricovero. Ricevo telefonate da tutta Italia da parte di persone disposte a venire a vivere a Bergamo, dove lavoro, piuttosto che non avere assistenza per i propri parenti.



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