ELUANA/ Caro Fazio, parlando con Beppino Englaro si ricordi anche delle famiglie che lottano per la vita

- La Redazione

In questa lettera aperta a Fabio Fazio, che questa sera ospita nel suo programma Che tempo che fa il padre di Eluana Beppino Englaro, il direttore del Centro Studi per la Ricerca sul Coma “Gli amici di Luca” FULVIO DE NIGRIS invita a ricordare che il silenzio dovrebbe essere rotto per parlare di tutti coloro che da sempre lottano per affermare la vita dei propri cari

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Caro Fazio

Lei ha un’occasione unica nella sua trasmissione ospitando Beppino Englaro papà di Eluana. Che non è quella di dare voce agli aspetti legali di chi conduce una battaglia per la morte della propria figlia, o di alimentare ancora una volta la curiosità dell’opinione pubblica sul dove, come e quando questo succederà, né quella di offrire al Beppino Englaro – che rispetto nella sua battaglia anche se non la condivido – un’altra possibilità di ribadire senza contraddittorio argomentazioni contro coloro, laici e cattolici, che invece si battono sul versante opposto.

La moratoria chiesta da Beppino Englaro se vale, deve valere sempre. Essere nella sua trasmissione contrasta con il silenzio che lui stesso si è imposto. Bisognerebbe perciò che lei desse spazio anche a familiari che invece vivono la stessa situazione pensandola diversamente ed avendo un atteggiamento propositivo verso persone che vivono “vite differenti”come Eluana. Lei ha, dunque, l’occasione domani di aprire il versante su una tematica ampia e complessa che deve dare in seguito voce anche alle opinioni delle famiglie che vivono le stesse situazioni, dando valore alle loro storie. Perché la tematica sollevata dal caso specifico pone una serie di domande che potrebbe fare sue e rivolgere direttamente al padre di Eluana.  Eccone alcune:

Non crede che il “diritto al morire” messo così in contrapposizione al “diritto di cura” possa ledere la libertà di tante famiglie che, non la pensano come lei e si vedono negati diritti con tanta difficoltà conquistati?

Non sente di dover dire una parola di comprensione, conforto, alle tante famiglie che vivono la sua stessa condizione e, mi perdoni se quello che dico le sembra indelicato, sono meno fortunate di lei perché hanno scelto, o sono state obbligate dalle situazioni, a tenere in casa il proprio caro e di accudirlo ed accompagnarlo nella vita quotidiana?

Non pensa che la sua famiglia sia stata lasciata troppo sola nella gestione di questa grave situazione dopo l’incidente di sua figlia determinando in lei un atteggiamento tanto intransigente?

L’altro ieri è stato l’undicesimo anniversario della morte di mio figlio Luca dopo un lungo coma nel 1998.

In suo nome è nata la Casa dei Risvegli a lui dedicata un centro pubblico postacuto per giovani e adulti con esiti di coma e stato vegetativo. Un luogo che accompagna la famiglia e mette in campo tutte le risorse attualmente possibili per il reinserimento sociale. Mi è capitata proprio ora una foto di Luca ricoverato in Austria, lo sguardo provato, una mano alzata nel tentativo di esprimersi.

E con commozione mi sono detto: «La vita è ingiusta, ma non per questo dobbiamo soccombere…».

Con sincera stima e viva cordialità

 

Fulvio De Nigris

Direttore Centro Studi per la Ricerca sul Coma

Gli amici di Luca

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