Le condizioni di Caterina Socci (1 ottobre 2009)

- La Redazione

Pubblichiamo l’ultimo messaggio apparso oggi sul sito di Antonio Socci, ricordando l’invito alla preghiera per sua figlia Caterina, in coma dal 12 settembre scorso

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Pubblichiamo l’ultimo messaggio apparso oggi sul sito di Antonio Socci, ricordando l’invito alla preghiera per sua figlia Caterina, in coma dal 12 settembre scorso.

 

In questi giorni sto “scoprendo” la vita di Caterina nei cinque anni di università a Firenze. Soprattutto ascoltando i canti che faceva, dove esprimeva ciò che aveva dentro, sento vibrare la sua anima.

C’è stato specialmente un canto – insieme a “Ojos de cielo” (che ho già messo qui nel mio blog e potete sentirlo) – che mi ha colpito e anch’esso è un canto per la Madonna, anzi è il suo stesso pianto su Gesù deposto dalla Croce, si intitola “Voi ch’amate lo Criatore” ed è tratto dal laudario di Cortona, del XIII secolo.

Ho scoperto questa cosa di Caterina due anni fa, a Pasqua, perché diversi amici di CL di Firenze mi scrissero mail o sms dicendomi che si erano commossi durante la Via Crucis per aver sentito come Caterina aveva cantato quell’antica lauda.

Sono finalmente riuscito a procurarmi la registrazione e sono rimasto senza fiato… Non è solo la commozione di risentire la sua bellissima voce, ma è l’intensità con cui ci fa entrare nel dolore della Madre del Salvatore.

Ascoltandola ho capito perché tanti si commossero quando l’hanno sentita. E ho capito anche perché si “impuntò”, perché voleva ad ogni costo cantarla lei (poi alla luce di quello che è successo…).

Ecco qui potete sentire il canto di Caterina e sotto trascrivo il bellissimo testo.

Ascolta “Voi ch’amate lo Criatore”

Voi ch’amate lo Criatore

(Laudario di Cortona, sec. XIII)

Voi ch’amate lo Criatore,

ponete mente a lo meo dolore.

Ch’io son Maria co’ lo cor tristo

La quale avea per figliuol Cristo:

La speme mia e dolce acquisto

Fue crocifisso per li peccatori.

Capo bello e delicato,

Come ti veggio stare enchinato;

Li tuoi capelli di sangue intrecciati,

Fin a la barba ne va irrigore.

Voi ch’amate lo Criatore,

ponete mente a lo meo dolore.

Bocca bella e delicata,

Come ti veggio stare asserrata,

Di fiele e aceto fosti abbeverata,

Trista e dolente dentr’al mio core.

Voi ch’amate lo Criatore,

ponete mente a lo meo dolore.

Ascoltandola mi rendo conto che è riuscita a far sentire l’immensità del dolore di Maria, la sua struggente tragedia, però senza sbavature enfatiche, facendo trasparire la dignità e il pudore della Vergine.

Io che penso sempre a Caterina come la bambina che era – e che mi stupisco sempre di scoprirla giovane donna ricca di interiorità e maturità – mi sono chiesto da dove abbia tratto quell’intensa partecipazione al dolore della Madre di Cristo, dove e quando e come abbia conosciuto così la vita e la tragedia del male e la compassione della Madonna.

Poi guardo i volti belli dei suoi amici e delle sue amiche, con i quali ha condiviso in questi anni una splendida avventura cristiana, e mi rendo conto della grandezza del dono che ha avuto: attraverso la nostra povera paternità e maternità, una Paternità e una Maternità grande, luminosa come il volto dei santi, come la grande compagnia cristiana in cui è cresciuta ed è diventata donna.

Il Mantello della S.S. Annunziata in cui l’avevo affidata è fatto di tanti volti, di amici e padri e maestri…

Conto presto di farvi sentire ancora la sua voce, perché così è come se lei stessa continuasse a cantare la “bella ragazza” di Nazaret (come dice un antico graffito di pellegrini cristiani nella casa di Nazaret).

Come se continuasse a invocare la Madre di Gesù e in fondo è proprio ciò che fa dal suo silenzio. E io voglio invocarla con lei e per lei. Perché torni a parlarci, col canto, di Maria….

 

Antonio Socci

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