SCOLA/ 2. Cazzullo: per uscire dalla crisi non serve il rigore morale ma l’educazione

- int. Aldo Cazzullo

Dopo Sandro Magister, è Aldo Cazzullo, giornalista del Corriere, a confrontarsi con le parole del cardinale Angelo Scola. La sfida dell’educazione è sempre aperta; ma ora, secondo il Patriarca di Venezia, “si tratta di ritrovare le modalità adeguate per educare”

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“Si vanno diffondendo – Benedetto XVI lo ha ripetuto a Brescia – un’atmosfera, una mentalità e una forma di cultura che portano a dubitare del valore della persona, del significato della verità e del bene. Eppure si avverte con forza una diffusa sete di certezze e di valori”. L’uomo di oggi è smarrito, ha detto a ilsussidiario.net il cardinale Angelo Scola, Patriarca di Venezia, che lo ha paragonato ad un “puglie suonato, che incassa un forte colpo, ma continua il suo combattimento sul ring”. La sfida dell’educazione, in altre parole, è sempre aperta. Ma “si tratta di ritrovare le modalità adeguate per educare”. Dopo Sandro Magister, è Aldo Cazzullo, giornalista del Corriere, a confrontarsi con le parole del cardinale.

«Viviamo in tempi nei quali si avverte una vera “emergenza educativa”», ha detto il papa a Brescia richiamandosi alle parole di Paolo VI. La Chiesa italiana come ha risposto a questa sfida?

Il valore della risposta, dice Scola nella sua intervista, sta nella testimonianza degli adulti alla verità che propongono. Io credo che la Chiesa vi sia riuscita. È una delle poche realtà che hanno saputo dare una risposta al deserto di valori nato dal riflusso degli anni ’80, che in Italia non sono mai finiti. L’America, con la grande crisi finanziaria e con l’elezione di Obama, in un modo o nell’altro ha voltato pagina, noi no. Il ’68 nel nostro paese è durato dodici anni, gli anni ’80 non sono ancora finiti. Quando la politica di strada e di piazza, dopo i suoi disastri, ha lasciato il campo all’individualismo e alla solitudine, e tutti si sono rifugiati in casa a godersi la tv e “il campionato più bello del mondo”, la Chiesa è forse l’unica a cercare di elaborare una risposta per la persona e la società.

E qual è questa risposta?

Che la persona non è sola. Lo stesso successo avuto da Cl negli anni ’80 lo spiego in questo modo. La Chiesa ha saputo proporre alle persone non solo la visione ma anche, almeno in parte, l’esperienza di una comunità nella quale vivere e a cui riferirsi. Una risposta al senso di angoscia e di smarrimento dei nostri contemporanei l’ha offerta, accettarla è un altro discorso. Ma la replica della Chiesa italiana al materialismo e alla riduzione dell’uomo al domino del denaro, c’è stata ed è forte.

Secondo lei quali sfide preoccupano di più i vescovi? Scola dice di essere allarmato dalle illusioni offerte all’uomo dalle scienze sperimentali e dalla possibilità che la tecnoscienza offre all’uomo di rivoluzionare la propria stessa vita.

L’offensiva della tecnica è fondamentale, ma permangono anche le preoccupazioni che derivano dalla convivenza politica e dalla questione economica. Lo stesso cardinale Scola, pur avendo i “piedi” ben piantati nel papato di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI in qualche modo va costruendo un sistema di pensiero originale intorno a concetti e parole chiave che sono tipicamente suoi: nuova laicità e meticciato, solo per citarne i due più diffusi. Certamente il tema della bioetica rimane al centro della sua riflessione.

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Mi ha molto colpito il modo accorato con cui lui stesso mi ha raccontato, in una mia intervista dell’estate scorsa, la percezione di “miseria” , di impotenza personale, e di scacco provocante, che gli è derivata dal far visita ad un malato di Sla che poteva comunicare solo con gli occhi. E dal vedere come fosse circondato dall’amore “ad oltranza” dei suoi figli. “Io ho trovato solo ammalati che, anziché chiedere una morte degna – diceva Scola – chiedevano una vita degna fino agli ultimi istanti”. Il rapporto scienza e fede è al centro della sua riflessione. Ma tutta la Chiesa italiana si sta misurando con questa sfida.

 

È un confronto storicamente segnato da aspri conflitti e polemiche, oltre che dalla vulgata ottocentesca in cui ancora oggi viene sentito dall’opinione pubblica. Lei che ne pensa?

 

La bioetica è l’ambito primo nel quale oggi la Chiesa si confronta con i temi della modernità e dell’idea di razionalità che ne sta al centro. Ma sbaglia chi pensa che la Chiesa sia ancora ferma alla posizione antimodernista di fine ’800. Tutt’altro: cerca di mediare, di mettersi in gioco. Elabora risposte e proposte. È intransigente, ma al tempo stesso calata nel mondo.

 

E a livello politico e sociale?

 

Il concetto di “nuova laicità” così caro al cardinale Scola cosa vuol dire? Che il principio “libera chiesa in libero stato” non basta più: la Chiesa deve e ha il diritto di dire la sua, senza imporre niente a nessuno ma chiedendo pari dignità rispetto agli altri soggetti che concorrono alla discussione pubblica. se una legge va contro l’uomo, ha il diritto di criticarla e di mostrare che ci sono alternative possibili, e tutto questo senza essere accusata di ingerenza. Bioetica, questione sociale e politica sono tutti ambiti che rientrano di diritto nello spazio della “nuova laicità”.

 

Esiste un’esperienza morale elementare, dice Scola nella sua intervista a ilsussidiario.net, che consiste nella domanda esistenziale di significato e che prova che l’uomo non può essere ridotto a materia. È la scoperta di un punto fermo “inaffondabile”, ma anche di un metodo. Che ne pensa?

 

C’è oggi un degrado dei rapporti umani, un degenerare nella violenza, o anche soltanto nell’indifferenza, il non soccorrere chi ha bisogno, tutte degenerazioni che esprimono il dilagare di una crisi che preoccupa molto la Chiesa. Non è solo una questione di etica, di comportamento, ma di costumi. Non a caso Scola dice che è dai “costumi buoni” che passa quello “stile di vita” in cui le domande di felicità e libertà possono trovare risposta. Sì, quella di ripartire dal “vero” soggetto è senz’altro una proposta forte, nella debolezza delle non-proposte circostanti.

 

Sandro Magister, a proposito dell’accento su felicità e libertà, ha detto ieri che esse sono due declinazioni della bellezza. Tema che al Papa interessa molto.

 

Lo penso anch’io. Sì, l’educazione è anche una questione estetica. Dirò anche che, contrariamente a quello che forse pensano i più, la Chiesa non ha mai mostrato vero e proprio un rigorismo etico, preoccupandosi invece molto di più della decadenza dei costumi.

 

 

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