LA STORIA/ “Noi dipendenti in cassa integrazione faremo la Colletta” Segui la diretta della Colletta

Sembra quasi un paradosso, ma VALERIANO SOTTURA ci spiega perché alcuni lavoratori cassa integrati della Metalli Preziosi di Paderno Dugnano, che sono in difficoltà economica, saranno tra i volontari della colletta alimentare di domani organizzata dalla Fondazione Banco Alimentare per aiutare altre persone. SEGUI LA DIRETTA IN TEMPO REALE COMMENTA E INVIA LE TUE FOTO

27.11.2009 - La Redazione
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Che questo sia un periodo difficile e critico per molti lavoratori lo vediamo tutti. Ce lo dicono i dati sulla disoccupazione, sull’aumento del ricorso alla cassa integrazione e lo osserviamo nelle immagini di manifestazioni di dipendenti che a volte arrivano ad atti dimostrativi come, per esempio, salire sul tetto della propria azienda. Ma tra questi volti c’è anche una storia particolare. È quella che ci racconta Valeriano Sottura, delegato della Rsu della Metalli Preziosi di Paderno Dugnano, provincia di Milano.

 

Fino a marzo di quest’anno l’azienda, che produceva semilavorati in leghe preziose, impiegava 123 lavoratori poi è arrivato il fallimento. Ma per capire meglio la situazione bisogna partire esattamente da un anno fa: novembre 2008. «Allora, il proprietario – racconta Sottura – ci ha chiesto di slittare il pagamento dello stipendio di qualche giorno. A dicembre, non avevamo visto ancora niente in busta paga, nemmeno la tredicesima. Siamo andati avanti così fino alla terza settimana di marzo, perché da gennaio c’era stato detto che esisteva un concordato preventivo con un’azienda slovena».

Purtroppo però si rivela tutta una farsa. «Ci siamo informati e abbiamo scoperto che questa azienda aveva un capitale sociale versato di 8.000 euro e un solo dipendente. Come poteva salvarci?». Un grosso abbaglio anche per il giudice che aveva autorizzato la procedura. «Lo abbiamo avvisato e così ha dovuto dichiarare il fallimento dell’azienda. Ma proprio il giorno prima il proprietario ha portato i libri in Tribunale e quindì è rimasto impunito».

Così terminano 20 anni di lavoro nella stessa azienda, di cui 13 in fonderia. Sottura aveva visto nella sua carriera diversi passaggi di proprietà. Poi nel 2005 era arrivato Marcel Astolfi a rilevarne il 60%. Il restante 40% era in mano a soci russi. Tutta colpa della crisi? Non proprio, perché «ordini e lavoro continuavano a esserci. Abbiamo però smesso di lavorare già all’inizio dell’anno perché mancava l’argento, la materia prima: l’azienda aveva smesso di comprarlo».

«Il fatto è – spiega Sottura – che la proprietà ha voluto farci chiudere. Su quest’area vogliono costruire un hotel, alcune case e un centro commerciale in vista dell’Expo del 2015. Siamo infatti a circa 7-8 km dalla Fiera di Rho-Pero e vicini alla Tangenziale Nord che porta lì».

Da gennaio a marzo Sottura e un manipolo scarno di suoi colleghi continuano ad andare lo stesso in azienda per timbrare il cartellino e cercare di salvaguardare il posto di lavoro e iniziano un presidio in mensa. «In quel periodo dovevamo mangiare lì, abbiamo quindi chiesto aiuto alla Caritas e alla San Vincenzo e loro hanno incominciato a darci dei pacchi settimanali di cibo».

I lavoratori chiedono quindi la Cassa integrazione straordinaria, avendo già quasi 5 mesi di stipendi arretrati e non pagati. Non è per niente una passeggiata. «Sembrava non arrivare mai. Siamo andati da tutte le istituzioni: comune, provincia, Regione e Ministero. Finalmente a fine luglio sono arrivati i primi soldi (relativi all’ultima settimana di marzo e ai mesi di aprile e maggio) e ai primi di novembre sono arrivati altri quattro mesi».

Ma c’è chi non ce la fa ancora. «Per qualcuno siamo riusciti ad avere il Fondo anti-crisi di Tettamanzi, che è stata una bella cosa, peccato sia finita. Per altri abbiamo dato il nominativo alla San Vincenzo che li sta aiutando. All’inizio erano una ventina di persone poi sono aumentate».

Un ulteriore sostegno arriva dal Banco Alimentare. «Sono venuti loro, si sono presentati in azienda e hanno detto che erano disponibili per chiunque avesse bisogno. Visto che sono venuti, qualcuno che era indeciso e che aveva vergogna ad andare a chiedere aiuto si è fatto avanti. Ora ricevono dei pacchi di cibo. Io personalmente li ritiro per altri che ancora si vergognano di chiedere. Per ora in famiglia, grazie a mia moglie che lavora, riusciamo ancora a cavarcela».

Nel frattempo il manipolo aumenta di numero. «Adesso in azienda siamo quasi in 20 tutti i giorni. A inizio settembre siamo stati anche sul tetto dell’azienda per 8-9 giorni. Abbiamo cercato di far capire che ci siamo ancora, che non siamo morti. Abbiamo organizzato anche serate con i comici di Zelig e Colorado, concerti e spettacoli (anche in azienda), faremo un mercatino con gli oggetti fatti in questi mesi in ditta per alimentare il fondo di solidarietà che ci serve anche per mantenere il presidio».

 

Tutto in attesa del 3 dicembre quando «ci sarà l’assemblea dei creditori e probabilmente si deciderà di andare all’asta». Il futuro sembra quindi ancora incerto. Ma intanto Sottura e altri suoi colleghi hanno già preso un impegno per domani. Saranno infatti tra i volontari della Giornata nazionale della colletta alimentare, organizzata dalla Fondazione Banco Alimentare. «Domani andremo anche noi a dare una mano per quel che possiamo. Così come siamo stati aiutati, vogliamo aiutare gli altri perché è una esperienza che è utile a tutti».

 

Sottura sa infatti che oltre ai lavoratori della Metalli Preziosi e della Lares (altra azienda di Paderno in liquidazione e di cui era proprietario Astolfi), «molti altri avranno presto bisogno data la situazione di crisi. Già altre aziende di Paderno e paesi limitrofi sono nella stessa situazione (senza stipendio, senza cassa integrazione), quindi daremo una mano, visto che siamo stati aiutati».

 

Non è stato nemmeno difficile convincere i suoi colleghi a partecipare. «Abbiamo visto che è una cosa che serve e abbiamo anche capito che c’è gente che ha più bisogno di noi. In questi mesi siamo andati anche alla San Vincenzo a piastrellare e imbiancare un locale gratuitamente. Quando ho detto ai miei colleghi che c’era questa cosa da fare, tanti si sono offerti di venire, anche chi non ha mai ricevuto il loro aiuto».

 

Del resto la gratuità è proprio quello che ha toccato e colpito Sottura, soprattutto quando avviene rispettando la dignità della persona. «Questo è molto importante ed è ciò che mi ha colpito delle persone che ci hanno aiutato».

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