FUSIONE/ Nasce a Brescia il super-polo di ospedalità cattolica

- La Redazione

Poliambulanza e Sant’Orsola si sono fuse creando un polo di eccellenza dell’ospedalità cattolica sulle orme del San Raffaele. Ecco tutti i dettagli

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Domenica 8 novembre, quando Papa Benedetto XVI sarà in visita nelle terre del predecessore Paolo VI, sarà sotto la costante protezione di un “radar sanitario”: l’Istituto Poliambulanza di Brescia, che sarà pronto in ogni istante ad accoglierlo in caso di necessità, in un reparto appositamente attrezzato. Individuando la soluzione logistica più efficace, la Santa Sede ha però riconosciuto anche la validità di un nome e il significato di un modello di sanità sussidiaria di solida radice cattolica.

Il Poliambulanza, – il cui direttore generale è Enrico Zampedri – è dal 2005 controllato e gestito attraverso una moderna Fondazione senza scopro di lucro promossa dall’Università Cattolica, dalla Congregazione delle Suore Ancelle della Carità, dalla Diocesi di Brescia e dall’Opera “Don Calabria”. L’istituto iniziò la propria attività nel 1903, ma le Ancelle della Carità avevano chiamato fin dal 1836 un gruppo di medici ad assistere in malati più poveri di Brescia. Oggi vi operano 184 medici e 477 infermieri e tecnici e nel 2008 le giornate ricovero sono state oltre 103mila, con oltre 14mila interventi chirurgici. I quattro dipartimenti portanti operano nella chirurgia cardiovascolare, nelle neuroscienze, nella medicina generale e geriatria e nell’emergenza ad altra specialità.

Proprio alla vigilia della visita del Pontefice, il Poliambulanza ha annunciato un’importante operazione stretagica, pilota sia nel riassetto della sanità lombarda che nel settore dell’ospedalità sussidiaria di radice cattolica. La Fondazione ha infatti siglato un accordo preliminare con la Provincia Lombardo-Veneta Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Dio Fatebenefratelli per il passaggio di proprietà delle attività sanitarie dell’Ospedale S. Orsola di Brescia, un’altra stotica realtà sanitaria locale con oltre 400 posti letto.

L’accordo prevede che il Poliambulanza subentri nella gestione del S. Orsola mantenendo tutto il personale attualmente dipendente. L’attività proseguirà nei locali dell’atuale sede di Via Vittorio Emanuele II a Brescia sino alla fine dell’anno 2012, quando saranno disponibili presso la sede di Poliambulanza gli ampliamenti necessari ad integrare i due ospedali. E stata avviata con le organizzazioni Sindacali, la procedura prevista dalla legge nei casi di cessione di ramo d’azienda e le procedure previste per il trasferimento dell’accreditamento con ASL e Regione Lombardia. Il trasferimento dell’ operatività vera e propria è previsto per il 1′ gennaio 2010.

 

«E’ difficile per l’opinione pubblica cogliere la distinzione tra chi eroga attività sanitarie al pari di qualsiasi altra attività economica, perseguendo le finalità di lucro, rispetto a chi è impegnato con una finalità "non profit" e quindi con il solo intento di erogare un servizio, in coerenza con una proprio finalità "fondante" che discende spesso da una storia plurisecolare» Alessandro Signorini, direttore sanitario del Poliambulanza. Autore di «Ospedale privato: antagonista o alleato strategico dell’assistenza pubblica», ha animato lo scorso maggio una tavola rotonda sull’ospedalità cattolica in Italia nell’ambito del 5° Convegno di "Medicina e Persona". «Gli organi di informazione – sottolinea – e la mentalità corrente, radicata anche tra gli stessi "addetti ai lavori", tendono ad assimilare direttamente tutto ciò che è privato ad un interesse (economico) inevitabilmente di parte, assumendo il postulato che solo ciò che è direttamente amministrato e gestito dallo Stato è titolato a farsi carico di un "bisogno comune"».

Da ciò, osserva Signorini, «discende la convinzione, diffusa ed ingiustificata, che i sistemi di assistenza Sanitaria assolvano ad una funzione universalistica e di tutela della salute pubblica solo quando erogati direttamente ed esclusivamente dalla organizzazione degli enti amministrati dallo Stato (Regione)». Nel mondo "i sistemi sanitari universalistici sono principalmente rappresentati da organizzazioni costituite da un equilibrato mix di attività pubblica ed iniziativa privata, con una presenza assai spesso preponderante di soggetti che operano in assenza di scopo di lucro. Si tratta di uno scenario correttamente riferibile ad una logica di sussidiarietà che in Italia registra coerente interpretazione soprattutto in riferimento alle istituzioni della sanità cattolica (senza dimenticare altre confessioni religiose cui si riferiscono realtà come l’Ospedale israelitico di Roma o l’Ospedale Evangelico Valdese di Torino)".

 

 

L’Istituto Poliambulanza è da alcuni anni una Fondazione. Quali sono i vantaggi organizzativi e gestionali emersi nello sviluppo del vostro nuovo modello?

 

Ritengo che il principale "vantaggio" della trasformazione in Fondazione sia rappresentato dalla circostanza che la finalità "pubblica" dell’Istituzione è resa esplicita ed irreversibile da un atto di fondazione ( che assume valenza di atto pubblico, ai sensi degli articoli 12 e 1332 del Codice Civile). Ciò significa che l’impegno ad erogare prestazioni sanitarie nell’ambito del servizio sanitario nazionale non deriva, nel caso di una Fondazione, dalla semplice volontà originaria ed individuale di una Congregazione o di un particolare singolo soggetto giuridico, proprietario dell’ospedale: la sottoscrizione di una formale e pubblica esplicitazione di un fine istituzionale irreversibile (non modificabile nemmeno dal Fondatore) costituisce garanzia precisa di un impegno a favore dello scopo fondante.

Dal punto di vista della gestione, il governo di una Fondazione non si differenzia dalla amministrazione di una qualsiasi altra azienda: il perseguimento dei propri fini sitituzionali deve avvenire nel rispetto del principio di economicità e quindi, senza perseguire un profitto finale a favore della "proprietà" ( che, giuridicamente, non esiste e quindi non può reclamare "dividendi " dagli utili di esercizio), deve ispirare la propria attività ad un rigoroso equilibrio tra spese e ricavi.

Si tratta di un modello che avvicina fortemente la natura della Fondazione (ente non profit) a quella della Azienda sanitaria pubblica pur con due distinzioni importanti: l’ente non profit persegue unicamente i propri fini istituzionali dichiarati e può agilmente finalizzare gli strumenti amministrativi e gestionali di natura privatistico, propri dell’azienda tradizionalmente intesa.

 

La legislazione ha in qualche modo guardato all’ente-fondazione come a un veicolo di attuazione del nuovo principio costituzionale della sussidiarietà; a suo avviso quali spazi di maggior valorizzazione (ad esempio fiscale) esistono per ottimizzare il modello im campo sanitario?

 

 

L’ente pubblico, ancorchè qualificato in "Azienda", ha bisogno di perseguire le proprie finalità istituzionali senza eludere la necessità di conseguire anche il "consenso politico" ed è vincolato al ricorso alle procedure "pubblicistiche" per quanto attiene il proprio governo gestionale. Dal punto di vista fiscale lo scenario è più complesso e non del tutto favorevole: i benefici fiscali previsti per chi opera senza scopo di lucro non sembrerebbero applicabili agli Enti , ancorchè rigorosamente vincolati ad una finalità "non profit", che svolgono attività sanitaria, considerata dalle norme vigenti, comunque, di tipo "commerciale" (ai sensi dell’articolo 73 del Testo Unico delle imposte sui redditi 917/1986).

 

La legge 31/1997 della Regione Lombardia è ormai collaudata: come giudica il grado di realizzazione del principio della "libera scelta" del cittadino nell’area della sanità? L’ospedale privato "noprofit" è ancora un antagonista o sta diventando un alleato strategico dell’assistenza pubblica?

 

Il modello di Servizio Sanitario realizzato nella regione Lombardia, con la applicazione della legge 31/1997 , costituisce un esempio dal punto di vista della valorizzazione delle risorse della "società" a benerficio del cittadino, in alleanza strategica con il governo della cosa pubblica.

 

Si tratta di un modello che può ulteriormente crescere e svilupparsi e che ha trovato ulteriore complemento in alcune successive leggi regionali come la legge regionale 34 del 2007 e 3 del 2008. Con tali provvedimenti l’amministrazione pubblica sostiente e coinvolge, responsabilizzandoli, soggetti di diritto privato che non perseguono scopo di lucro, nella pianificazione e nella realizzazione di interventi di interesse della comunità. Le due norme di legge citate prevedono anche la possibilià di erogazioni finanziarie, nell’ambito di specifici interventi, purchè coerenti con la programmazione sanitaria e socioassistenziale regionale.

 

Quali sono le esperienze internazionali più virtuose a suo avviso nell’armonizzazione pubblico-privato nella sanità?

 

L’argomento è complesso perché tutti i sistemi sanitari sono afflitti da problemi e difficoltà: non è possibile individuare un modello ideale ed è indispensabile cogliere gli aspetti positivi e favorevoli insiti nei diversi modelli. Certamente i sistemi che meglio interpretano il principio di sussidiarietà, favorendo l’integrazione stretta tra pubblico e privano, nell’ambito di una pianificazione le cui linee di indirizzo e verifica rstano saldamente in capo allo Stato, possono vantare i migliori risultati con le migliori performance anche dal punto di vista degli equilibri economici. Il recente rapporto Euro Health Consumer Index 2009 colloca il Servizio Sanitario Nazionale Italiano al 15° posto della classifica europea, riconoscendo ai primi posti della graduatoria i sistemi di paesi in cui il ricorso alla collaborazion econ i soggetti privati (non profit in particolare) costituisce regola costante, come ad esempio Olanda, Danimarca, Austria, Germania

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