MORTO CARLO SGORLON/ Addio a Sgorlon, il cantore di Udine e del Friuli scomparso a 79 anni

- La Redazione

Nato a Cassacco nel 1930, Carlo Sgorlon passò la vita a scrivere del Friuli, di Udine e della società sradicata dalla terra e affidata alla tecnica

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È morto nella sua Udine Carlo Sgorlon, 79 anni. Se ne è andato come aveva vissuto, senza troppo rumore e con grande riservatezza. Uno scrittore, se non d’altri tempi, con il rimpianto del tempo perduto. Nato a Cassacco nel 1930, Carlo Sgorlon passò la vita a scrivere del Friuli, di Udine e della società sradicata dalla terra e affidata alla tecnica. Un pensiero costante il suo rivolto all’uomo di oggi, spaesato e gettato nel mondo senza più legami con il passato. Perfettamente iscritto in un filone caro all’intellettualità del XX secolo, ma al contempo anticipatore di tematiche attuali proiettate in una dimensione di confine fra realtà e fantastico, dove il primo elemento rappresenta la percezione di un mondo in trasformazione e il secondo quello dell’interiorità dei propri protagonisti.

Vincitore di più di 40 premi letterari, Carlo Sgorlon, ha ricevuto, unico in Italia, per ben due volte il premio Supercampiello, oltre al premio Strega, il premio Nonino e molti altri.

Laureatosi alla Normale di Pisa e dopo aver perfezionato i propri studi a Monaco di Baviera, Sgorlon cominciò a insegnare lettere in numerosi licei e istituti superiori tra i quali anche l’Istituto Tecnico Zanon di Udine. Scrittore di successo indiscusso e riconosciuto non ebbe, ed egli stesso lo ammise, il giusto riconoscimento proprio dalla sua terra natia, quel Friuli che egli ha tanto celebrato in vita. Tradusse molte favole friulane in italiano e si prodigò perché la cultura friulana si riscattasse in tutta Italia dopo il nefasto esito, particolare per la regione, della Seconda Guerra Mondiale. Fra le sue opere ricordiamo La Poltrona, La notte del ragno mannaro, Il vento nel vigneto, La regina di Saba, Il trono di legno, L’armata dei fiumi perduti, I sette veli, La tredicesima notte, La foiba grande e La penna d’oro. Capolavori destinati a rimanere imperituri nella storia della nostra letteratura.

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