RISCHI/ Dove porterà il grande silenzio sui pericoli della cannabis?

- Antonello Vanni

Nel nostro paese aumenta il consumo di cannabis da parte dei giovani, con conseguenze che potrebbero essere molto gravi. Per questo, come spiega ANTONELLO VANNI, andrebbe rotto il silenzio che circonda questo fenomeno

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Forte preoccupazione per la salute dei nostri giovani: secondo il World Drug Report 2009, redatto dall’Ufficio sulla droga e il crimine dell’Onu [clicca qui] l’Italia è uno dei pochi Paesi europei in cui il consumo di cannabis continua ancora ad aumentare: dal 7,1% del 2003 al 14,6% del 2007. Il nostro Paese ha cioè visto un raddoppio nel numero di utilizzatori di questa droga, mentre Inghilterra, Spagna e Francia hanno saputo diminuire tale pericolo con urgenti campagne di prevenzione. Questi fatti sono del resto confermati dall’ultima Relazione annuale al Parlamento sullo stato delle tossicodipendenze in Italia 2008 [clicca qui]: il 32% della popolazione generale ha fatto uso di cannabis nell’anno in esame tanto che il trend è in aumento e il consumo risulta più alto rispetto alla media europea.

 

Ciò che va sottolineato è che il consumo di questa droga riguarda soprattutto i giovani, nella fascia di età tra i 15 e i 24 anni, con forte incidenza presso il genere femminile. Per quanto riguarda il consumo di cannabis nelle scuole (15-19 anni) si è notata una ripresa dei consumi, tanto che il 31,5% degli studenti ne ha fatto uso almeno una volta: nell’ultimo anno il consumo tra i maschi è salito del 2,4%, mentre tra le femmine del 6,9%: in media il 5,3% in più di studenti ha fatto uso di cannabis.

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I rischi corsi dai giovani che fumano lo spinello sono in considerevole aumento per diversi motivi: innanzitutto è un fatto ormai scientificamente provato che lo spinello è causa di malattie e disturbi comportamentali che vanno dall’infertilità all’impotenza, dalle infiammazioni agli attacchi cardiaci e i tumori, dalla destabilizzazione del sistema ormonale fino alla psicosi e alla schizofrenia, fino ai danni neuronali con conseguenti deficit cognitivi evidenti in ambito scolastico (per approfondire si veda C. Risé, Cannabis. Come perdere la testa e a volte la vita, San Paolo Ed., 2007,[clicca qui] ).

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Non solo: dal 2008 ha iniziato a diffondersi la nuova produzione italiana di “superskunk”, erba con un principio attivo del 15% più forte della cannabis classica, causa di malattie psichiatriche e di atteggiamenti devianti come l’aggressività o la violenza [clicca qui]: una droga che è già stata segnalata all’opinione pubblica da un articolo [clicca qui] che nel 2007 fece il giro del mondo quando il giornale inglese “The Independent”, che in passato aveva sostenuto la liberalizzazione della cannabis, presentò alla nazione britannica le sue scuse ammettendo che la cannabis in circolazione è pericolosa quanto cocaina ed eroina, come dimostra il numero di giovani ricoverati presso le strutture psichiatriche.

La stessa Relazione al Parlamento 2008 afferma inoltre che la gravità del consumo di cannabis (e di alcol) presso le fasce giovanili è dovuta al fatto che questa droga costituisce una sostanza “gateway”, cioè «in grado di creare una facilitazione all’iniziazione e all’avvio di un percorso verso l’uso di sostanze sempre più psicoattive».

Di fronte a questi gravi fatti però il nostro Paese, che della necessità di informare e prevenire ne parla con grande retorica almeno da dieci anni (si leggano le Relazioni al Parlamento sulle tossicodipendenze dal 1999 in avanti) non ha ancora avviato efficaci forme di informazione e prevenzione, che invece accompagnano da tempo e con successo realtà più concretamente attente al benessere dei giovani come gli Stati Uniti, il Canada, l’Ontario, subito seguiti dai citati Paesi europei [clicca qui].

Oltre che dai dati sconcertanti presentati dall’Onu, il risultato di questa assenza di impegno concreto contro la cannabis è stato ripetutamente riscontrato dai numerosi incontri che abbiamo tenuto nelle scuole con i ragazzi, gli insegnanti e i genitori: la domande rivolte sono sempre le stesse: “perché nessuno ci informa su questi dati scientifici aiutandoci ad evitare le droghe?” oppure “perché noi famiglie siamo sole e, pur volendolo, non sappiamo cosa fare per salvare i nostri figli?”.

In un’occasione un insegnante ha condiviso questa riflessione: “Se avessi saputo tutte queste cose forse molti studenti che ho visto cadere nel baratro delle droghe ora avrebbero una vita felice con la loro famiglia”. Per il momento, intanto, nessun aiuto a chi desidera il bene dei giovani che ha di fronte. Ricordiamo perciò a tutti genitori di vigilare: l’estate è un momento di grave rischio per il consumo di sostanze psicoattive e conviene riflettere sui consigli che abbiamo già fornito in un recente articolo [clicca qui].

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