TEMPI/ Camorra: tre giorni a caccia dei Casalesi con le forze dell’ordine

- La Redazione

Tempi: ecco come lo Stato rende la vita impossibile ai boss di Gomorra. Tre giorni a caccia dei Casalesi con le forze dell’ordine e l’esercito. Il racconto di CHIARA RIZZO

«C14 a centrale. Controllo: C. Carmelo e G. Rosario». La radio satellitare a bordo della volante gracchia comunque. Come nei film, anche se nella realtà è di ultima tecnologia, garantisce la sicurezza delle comunicazioni e soprattutto permette di ricevere ad ampissimo raggio. «C. Carmelo e G. Rosario» ripete la pattuglia C14 al centro elaborazione dati interforze da uno dei posti di blocco in zona. Sembra un film.

Poi butti l’occhio fuori dal finestrino, vedi l’incessante teoria (un frutteto, un gregge al pascolo tra i rifiuti, un centro fitto di case e le strade come una discarica a cielo aperto) e capisci di essere nella realtà dell’Asse mediano, la strada che taglia in due la Campania, dai monti verso al mare, che passa da Caserta, Aversa, Casal di Principe: il cuore pulsante di Gomorra.
Il Toyota della polizia corre veloce. Vincenzo Centoletti, il capo del reparto prevenzione crimine “Campania”, a bordo, guida un giro di pattugliamento con i suoi uomini. Un’attività di routine dell’operazione “Strade sicure”, il nome in codice del modello Campania, che a più di un anno raccoglie successi ed encomi.

Centoletti indica i caseggiati di Casal di Principe. All’apparenza è un posto normale. Poi guardi bene e noti che tutte le case sono blindate da cancelli di ferro e muri alti. Le tapparelle sono serrate malgrado la bella mattina di sole. Più in là lo scheletro in cemento armato di una costruzione in divenire: la prima cosa che è stata completata sono i muri di cinta. C’è gente a passeggio, auto incolonnate nel traffico. Tanti i macchinoni: «Appena esce un modello nuovo, stai sicuro che qui lo vedi subito in giro» dice Centoletti. Spiega che questo è Casale, entrata nell’immaginario collettivo come patria di boss spietati: un mix letale di innocua apparenza e paura. Sfoggio di forza e ricchezza, ma anche omertà.

«È un territorio difficile, ma la svolta c’è stata» continua Centoletti, mentre l’auto si spinge dentro una stradina stretta. In cosa consista la svolta si capisce proprio lungo questa via: cento metri più avanti si esce dalle pagine di Saviano per piombare nel presente, dove una villetta confiscata ai boss è diventata l’«ufficio-fortino della squadra mobile» a Casale. Non è retorica. Il presente in provincia di Caserta è una guerra di centimetri contro questo Stato nello Stato dove spadroneggiano i Casalesi.

Proprio in questi giorni è attesa la sentenza di Cassazione del processo Spartacus, il primo contro il clan di Gomorra. Da questa villetta-ufficio, racconta Centoletti, è partita la chiamata che lo scorso 12 agosto ha portato all’arresto di otto persone. Ricorda il funzionario: «Erano le cinque del pomeriggio, quando ci avvertirono che era in corso un summit di camorra in un appartamento. In venti minuti confluirono circa 50 persone tra squadra Mobile di Caserta, i carabinieri di Casale, i nostri uomini e quelli dell’esercito. I militari furono dispiegati per cinturare una zona molto ampia, dove le case sono attaccate una all’altra e le vie strettissime formano come un recinto che circonda mezzo paese. Intanto, intorno alla casa del summit, i picchetti della camorra notarono strani movimenti, e diedero l’allarme».

I boss si diedero alla fuga sui tetti, ma furono tutti raggiunti e bloccati. L’ultimo fuggitivo venne recuperato dentro un pollaio, dove era caduto durante la fuga. Tra gli arrestati il latitante Raffaele Maccariello, pluripregiudicato: al summit coordinava la divisione degli introiti del racket locale.

(Chiara Rizzo)

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