SARAH SCAZZI/ Agnoli (Il Foglio): anche l’assassinio rende ragionevole credere in Dio

- La Redazione

Secondo Francesco Agnoli anche l’efferato omicidio di Sarah Scazzi contiene elementi che rendono ragionevole credere nell’esistenza di Dio.  

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Foto Ansa

Secondo Francesco Agnoli anche l’efferato omicidio di Sarah Scazzi contiene elementi che rendono ragionevole credere nell’esistenza di Dio.

In un articolo pubblicato su Il Foglio il 14 ottobre Francesco Agnoli riflette sul caso di Sarah Scazzi. Riconoscendo che anche in esso esistono degli elementi che rendono ragionevole creder in Dio. «Ragioni, sia chiaro – dice Agnoli – che sono ben più evidenti nel contemplare un figlio che nasce e che cresce, la gioia di una persona amata, un amico i cui gesti ci costringono a ringraziare Dio, fonte di ogni Bene». Ma che, nel caso di Avetrana, ci parlano «Dio, e del suo Nemico. Li vedo entrambi: vedo la potenza del Male, la sua opera mostruosa e distruttiva che porta l’uomo a raggiungere, già qui, l’abisso dell’Inferno. Ma scorgo anche Dio, o meglio la sua assenza, nel cuore di quell’uomo che bramava felicità in un corpo morto, ucciso da lui stesso».

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Sarebbe insensato, in particolare, secondo Agnoli, ammettere la possibilità di un delitto del genere fuori da un mondo in cui non esistesse Dio, a far da contraltare all’ipotesi del male. «Ricorro a Dio – continua Agnoli – perché altrimenti non potrei spiegarmi dove sono finite, ora, la bellezza, la giovinezza, le speranze di quella ragazza. Tutto concluso, per sempre, in quel modo?». La morte di Sarah resterebbe senza alcun significato anche per i genitori: «Senza Dio non può che rimanere fissa, immobilizzata, sino alla morte, nell’odio verso l’assassino e nella disperazione. Senza la Carità e la Speranza, che derivano da Lui, tutto si blocca per sempre in un dolore rancoroso, senza uscita». Se Dio, invece, esiste, si introducono altre ipotesi: «il perdono, la rinascita, hanno una possibilità e la vita terrena di quei genitori può continuare ad avere un qualche senso. Se Dio esiste, la separazione dalla loro figlia è temporanea, non eterna».

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