SARAH SCAZZI/ Quello “show educativo” che tiene 40 ragazzi lontani da Avetrana…

- Tommaso Ricci

40 ragazzini di Corigliano, vicino ad Avetrana, si sono esibiti al Parco della Musica di Roma con uno spettacolo che racconta le loro tradizioni. Il commento di TOMMASO RICCI

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Sono ragionevolmente certo che da Corigliano d’Otranto non partirà nessun pullman verso Avetrana, verso il set dell’orrore. Distano una settantina di chilometri, il tragitto dura un’oretta, eppure una scampagnata noir su quell’itinerario non ci sarà. Dal paesetto della Grecìa salentina non si metteranno in marcia per andare a vedere quelle case, pietre, garage e, con un po’ di fortuna, quei volti illuminati dai flash della ribalta mediatica nazionale; per carpire, come bracconieri della notorietà, qualche sprazzo di quelle luci accese per i mostri.

No, da Corigliano non si muoveranno. Perché? Loro non sono migliori degli altri, non coltivano maggiori scrupoli, non ci sono lì speciali piantagioni morali. Non lo faranno semplicemente perché loro la ribalta l’hanno già conquistata, i riflettori li hanno avuti. E se li stanno godendo. Proprio in questi tristi giorni. Li ho visti io. Ho visto quaranta ragazzi, maschi e femmine, di Corigliano d’Otranto, di un anno o due più giovani della povera Sarah osannati dal pubblico per il loro show.

E’ successo a Roma. Marco, Giovanna, Lucia, Giuseppe e i loro compagni di scuola – chissà forse c’era anche una Sarah o una Sabrina tra loro – sono saliti, timidi ma decisi, sul grande palcoscenico di quel luogo di spettacolo progettato da Renzo Piano che si chiama Parco della Musica, su quel palco dove hanno cantato De Gregori e Dalla e tante star internazionali. E anche loro, i ragazzi di Corigliano, hanno cantato.

Hanno cantato in griko, l’antica lingua del loro paese, una lingua a metà tra il greco antico e il greco moderno e che oggi rischia di estinguersi. Il pubblico non capiva le parole, seguiva la melodia e i volti emozionati di quei piccoli. In sala c’erano anche i familiari e le maestre. Alla fine applausi scroscianti. Successo inebriante. Hanno avuto un assaggio della fama degli attori in scena, quella fama che guardano curiosi, e magari invidiosi, in tv nei vari talent show o talk show preferiti. Proprio come i lugubri, famosi e affranti attori di Avetrana.

 
Due cittadine pugliesi così vicine, così distanti. Ma non sono predestinate l’una ad ospitare angioletti l’altra mostri. Chiediamoci piuttosto: le due disgraziate ragazze di Avetrana hanno avuto maestri, in famiglia, a scuola, tra gli amici? Hanno mai incontrato qualcosa o qualcuno per la loro vita? Da quel che si capisce gli adulti nella loro vita hanno operato del male o non hanno operato per niente, il che è praticamente lo stesso, lasciandole in balia dei ridicoli sogni standard preconfezionati dalla società di oggi.

Il che le rende simili a tanti giovani di tutta Italia. E che cosa distingue la loro condizione da quella dei quasi coetanei e conterranei di ragazzi di Corigliano? Questi ultimi hanno avuto dei maestri, nei familiari orgogliosi delle tradizioni grike, nelle insegnanti di scuola che, benché malpagate, si sono arrovellate per coinvolgerli in qualcosa di bello e di legato alla loro identità, nel maestro Ambrogio Sparagna, direttore dell’Orchestra popolare dell’Auditorium di Roma, musicologo e musicista frequentatore del Salento per via di pizzica e taranta.

Le maestre, fan della musica di Sparagna, hanno chiesto mesi fa l’aiuto all’artista, lui nell’arco di alcuni mesi ha organizzato un laboratorio di canto con i ragazzi entusiasti (hanno rinunciato ad andare al mare nei giorni estivi delle prove), è andato più volte a lavorare con loro, ed alla fine il trionfo vip (very important palcoscenico con annessa televisione) a Roma. Un’esperienza educativa e di comunione (niente come la musica può suscitarla) che ha “prodotto” fama, ma anche allegria, progetti per il futuro, amicizie.

Non esistono tecniche educative che preservino dagli attacchi del male, esistono solo proposte positive, magari piccole, che fanno spostare lo sguardo e il cuore verso qualcosa di grande e di bello; chi pensa ad un’educazione preservativa del vuoto in quanto presunto sinonimo di neutralità e di libertà di scelta, coopera col nemico, col Nulla, col male sempre in agguato. A Corigliano hanno rischiato, hanno fatto sacrifici, e ne sono stati tutti lieti, piccoli e grandi. E sono finiti pure in tv. Ecco perché i ragazzi di Corigliano non hanno bisogno di andare ad Avetrana per provare il sapore della notorietà.

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