LEGGE 40/ Roccella: i magistrati giacobini vogliono stravolgere la volontà popolare

- int. Eugenia Roccella

EUGENIA ROCCELLA, commenta a IlSussidiario.net la decisione del Tribunale civile di Firenze di chiedere alla Corte costituzionale di esprimersi sulla fecondazione eterologa nella legge 40  

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Immagine d'archivio

«Alcuni magistrati hanno dimostrato ancora una volta la loro vocazione giacobina che si manifesta nel rovesciamento della volontà parlamentare e popolare, ritenuta incapace di scegliere nel modo giusto». È il commento del sottosegretario alla Salute, Eugenia Roccella, in seguito al dubbio di costituzionalità sulla Legge 40 sollevato dal Tribunale civile di Firenze, che ha chiesto alla Corte costituzionale di esprimersi in merito.

La Roccella però è fiduciosa per quanto riguarda la decisione della Consulta, che «già una volta ha dovuto esprimersi su un rinvio della magistratura relativo sempre alla Legge 40 e si è limitata a modifiche tecniche, senza smontare l’impianto della normativa». Non si tratta di una “legge cattolica”, spiega il sottosegretario, in quanto consente la fecondazione assistita ponendo un unico vincolo: mettere le persone che procreano artificialmente sullo stesso piano delle coppie naturali.

Secondo lei cosa c’è dietro la decisione del tribunale di rinviare la legge 40 alla Corte costituzionale?
 

Il fatto è che questa legge è stata attaccata fin dall’inizio in maniera violenta. Prima attraverso gli strumenti legittimi della politica. Si è indetto, infatti, un referendum a cui gli italiani hanno risposto in modo chiaro, perché l’astensione è una risposta a tutti gli effetti. Siccome dal punto di vista politico non si riusciva a modificare la legge, si è passati alla seconda fase.
 

Quella cioè della magistratura?

 

 

 

 

Diciamo che si sono incrociate le pressioni di lobby potenti, proprio perché sul Dna ci sono interessi economici forti, e quelle di una parte della magistratura che è intervenuta in modo giacobino per modificare la volontà popolare.
Quando il magistrato del tribunale di Firenze afferma che nella Legge 40 c’è una «manifesta irragionevolezza», sostiene che sono irragionevoli la maggioranza parlamentare e popolare che si sono espresse su questo punto (un quesito del referendum verteva esattamente sulla fecondazione eterologa). È un linguaggio che denota un atteggiamento di superiorità classica di quelle élite che si ritengono uniche depositarie della ragione.

Che cosa si aspetta a questo punto dalla Consulta?

Dalla Corte costituzionale mi aspetto equilibrio e saggezza, anche perché le argomentazioni di questo quesito mi sembrano fragili. Il Tribunale di Firenze ha già provato a smontare la legge senza riuscirci e la Consulta in quell’occasione ha fatto una modifica molto tecnica e ragionevole, lasciando inalterato l’impianto della Legge 40. Nei fatti si è dimostra una buona legge e spero che resisterà anche questa volta.
 

Ma quali sono i meriti della Legge 40?

 

 

 

 

 

Intanto è una legge grazie a cui sono nati diecimila bambini. Non è certamente una "legge cattolica" (che direbbe semplicemente no alla procreazione medicalmente assistita), è una legge laica che tiene però in considerazione tutti i soggetti in gioco: la coppia, gli embrioni e gli eventuali soggetti coinvolti in vario modo nella procreazione. L’idea di fondo è quella di mettere le coppie sterili o infertili nella stessa condizione di chi può avere figli per via naturale. La Legge ha il merito di impedire interventi invasivi evitando che vengano buttati via gli embrioni, arrivando agli "uteri in affitto", alla compravendita di ovociti, alle mamme-nonne o all’utilizzo di ovociti o del seme di una persona estranea alla coppia.

 

Tutte queste cose non si possono fare perché l’idea è di mettere le persone nelle condizioni delle coppie che possono procreare normalmente. Evitando l’invasività biologica e medica, che modifica pesantemente le relazioni genitoriali e i diritti dei figli. Ed è per questo che non si vuole l’eterologa. Non si vogliono eventi biologici estranei alla procreazione come si fa normalmente quando una coppia può invece procreare. Si evitano situazioni in cui ci sono sei genitori, due biologici e quattro sociali, risparmiando anche i rischi legati a malattie di padri e madri e tutelando la salute dei bambini e di tutti i soggetti in gioco.

Che cosa risponde a quanti accusano la legge di facilitare il turismo procreativo?

 

 

 

 

Quando si parla di turismo procreativo bisognerebbe osservare i dati Eshre, associazione di certo non amica della Legge 40, secondo cui la metà delle coppie italiane che vanno all’estero fanno trattamenti che potrebbero fare anche in Italia. Il turismo procreativo non è causato dal fatto che la legge è troppo poco permissiva, tant’è che il principale turismo è dagli Usa all’India, ma principalmente per ragioni di costo.

Che cosa sta succedendo nei Paesi dove invece l’eterologa è ammessa?
 

C’è da dire, intanto, che alcuni Paesi come la Svezia e l’Inghilterra stanno tornando indietro rispetto all’eterologa. Se noi decidessimo di seguire la loro strada, secondo cui ogni cosa è possibile senza limiti, senza contemperare i propri desideri con i diritti altrui, senza considerare le ricadute sociali, andremmo comunque incontro allo sfruttamento delle donne e ai fenomeni che elencavo prima.

Anche il Nobel recentemente assegnato a Edwards in qualche modo gioca un ruolo in questa vicenda?
 

Distinguerei le scoperte scientifiche dalle normative, ma è chiaro che in quel Nobel una certa volontà di infastidire la Chiesa cattolica c’era.

Della Vedova (Fli) si è espresso a favore dell’eterologa e lo stesso Fini ai tempi del referendum aveva portato avanti una posizione chiara. La scissione tra Pdl e Fli ha reso più evidente la presenza di due anime nel centrodestra o questi temi prescindono da ragionamenti di schieramento?

 
 

 

 

 

Sui temi eticamente sensibili penso che ci possa essere una maggioranza addirittura più ampia di quella che sostiene il governo.
Per quanto riguarda il Pdl i suoi parlamentari hanno sempre avuto libertà di coscienza, perché è un partito di ispirazione liberale che su questi tempi non ha mai imposto niente a nessuno.
Detto questo, nel Popolo della Libertà si è potuta riscontrare una sensibilità comune abbastanza omogenea. Il fatto poi che lo stesso Fini al referendum del 2005 disse no proprio alla fecondazione eterologa e che il voto segreto, più di una volta, abbia di fatto allargato la maggioranza trasversale sensibile a questi temi, fa ben sperare…

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