‘NDRANGHETA/ Allarme della Dia: “Interazione con imprese lombarde”

- La Redazione

Rapporto della Dia sulle infiltrazioni mafiose in Lombardia

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La Direzione investigativa antimafia ha consegnato al Parlamento la relazione relativa al primo semestre del 2010. In coincidenza con le parole di Roberto Saviano al programma “Vieni via con me” si suggerisce l’interazione tra la ‘ndrangheta e ambienti imprenditoriali lombardi.

Una “costante e progressiva evoluzione” dice il rapporto che mette in guardia dai tentativi delle associazioni criminali di mettere le mani sull’Expo 2015. La “consolidata presenza” in alcune aree lombarde di “sodali di storiche famiglie di ‘ndrangheta ha influenzato la vita economica, sociale e politica di quei luoghi”, si legge nella relazione della Dia, che sottolinea il “coinvolgimento di alcuni personaggi, rappresentati da pubblici amministratori locali e tecnici del settore che, mantenendo fede ad impegni assunti con talune significative componenti, organicamente inserite nelle cosche, hanno agevolato l’assegnazione di appalti ed assestato oblique vicende amministrative”.

Due i filoni seguiti dalle cosche mafiose secondo il rapporto Dia: “Quello del consenso e quello dell’assoggettamento”, spiegano gli esperti della Dia. Tattiche che “da un lato trascinano con modalità diverse i sodalizi nelle attività produttive e dall’altro li collegano con ignari settori della pubblica amministrazione, che possano favorirne i disegni economici”.

‘NDRANGHETA IMPRESE LOMBARDE DIA – Secondo la Dia, l’ndrangheta è talmente inserita nel territorio lombardo da non dover più usare intimidazioni di tipo violento. Infine si sottolinea il rischio Expo: “Il cosiddetto ‘ciclo degli inerti’, la cantieristica e la logistica collegata, la manodopera e le bonifiche ambientali" costituiscono i settori – scrive la Dia – maggiormente esposti al rischio di infiltrazione dell’intero indotto che si muove attorno alle grandi opere, agli appalti pubblici e privati".

Ma c’è di più: secondo la Dia, infatti, il "condizionamento ambientale" delle cosche su parte dell’economia lombarda, va inteso come "partecipazione ormai pacificamente accettata di società riconducibili ai cartelli calabresi a determinati segmenti, in espansione, del settore edile, sia pubblico che privato".

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