SARAH SCAZZI/ Sabrina Misseri: “Unico movente la gelosia”. Ultimi aggiornamenti

- La Redazione

Le decisioni del tribunale di Taranto: ecco perché Sabrina deve restare in carcere

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Sabrina Misseri e Sarah Scazzi

Presentate le istanze secondo le quali Sabrina Misseri deve restare in carcere. Per il tribunale del riesame di Taranto, la permanenza in carcere di Sabrina è giustificata dai seguenti motivi: “Concreto pericolo di fuga, rischio inquinamento prove, e il rischio che commetta delitti della stessa specie per cui si procede”.

Il tribunale del riesame sostiene anche che Michele Misseri sia credibile: il solo vero movente dell’uccisione di Sarah sarebbe la gelosia, quella che Sabrina nutriva nei confronti di Ivano Russo. Nessun movente sessuale dunque: “Ovviamente riconducibile alla sola persona di Michele Misseri il quale ha escluso che la figlia fosse venuta a conoscenza dell’episodio, unico, in cui aveva toccato i glutei della nipote”.

Il tribunale dunque accetta la confessione di Michele Misseri e la testimonianza di Stefania De Luca che ha detto: “In qualche circostanza ricordo che Sabrina ha manifestato il suo disagio perché si sentiva eccessivamente robusta e poteva non piacere ad Ivano, che preferiva la cugina”. Scrivono ancora i giudici: “La forte attrazione nutrita dalla Misseri per Ivano e il conseguente sentimento di gelosia provato, che vedeva coinvolta la vittima, non lascia dubbi sul movente dell’uccisione della 15enne di Avetrana”.

Ecco allora perché Sabrina deve restare in carcere. A proposito di Michele Misseri, i giudici sostengono che l’uomo abbia fatto un unico discorso “alla cui conclusione definitiva costui perviene attraverso un percorso ben preciso connotato da logica e razionalità”.

Il ritrovamento del cadavere della nipote è stato dettato da una crisi di coscienza: “Perché non me lo potevo tenere dentro, io mi sono scaricato quella sera quando siamo andati là, e siamo andati al pozzo, da allora mi sono scaricato un po’”. Misseri non è riuscito più a tenersi dentro il senso di colpa per quanto successo, e inizialmente si era addossato tutte le colpe della figlia: “È dunque l’istinto ad ogni genitore che lo ha determinato ad assumere questo suo primo comportamento”.

Infine Cosima Misseri: la donna ha mentito quando ha detto che none ra a casa la mattina del 26 agosto. Scrivono i giudici: “La presenza di Serrano Cosima all’interno della abitazione la mattina del 26.8.2010 (costei ha sempre negato questa circostanza affermando di essere andata a lavorare nei campi e di essere rientrata per l’ora di pranzo, dopo le 13.00) è confermata oggettivamente dall’acquisizione di documentazione bancaria da cui risulta che costei, alle ore 12.18, aveva effettuato il versamento di due assegni bancari sul proprio conto corrente acceso presso la Banca di credito cooperativo di Avetrana. In tal senso convergono anche le dichiarazioni rese in data 2.11.2010 dal funzionario di banca Milizia Angelo Carmelo che ha affermato di ricordare perfettamente tale circostanza, negata dalla ricorrente (Sabrina Misseri, ndr) e dalla stessa Serrano, ma che conferma il racconto del Misseri”.

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