IL CASO/ Meglio i tagli alla cultura o essere come Grecia e Irlanda?

- Monica Mondo

Crescono le proteste contro i tagli alla cultura. Ma in tempi di crisi certe decisioni sembrano del tutto sensate. Il commento di MONICA MONDO

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Massimi Ghini manifesta contro i tagli alla cultura (Foto Ansa)

Ha ragione Carlo Verdone: siamo dei dissipatori, non valorizziamo le nostre risorse artistiche, culturali. Abbiamo politici improvvisati, faccendieri. Buttiamo via la nostra memoria storica. Ha ragione soprattutto Claudio Magris: la vita sarebbe triste senza il teatro, lo spettacolo, e siamo nati non solo per sopravvivere, ma anche per capire qualcosa della vita e per goderla.

 

Hanno ragione i lavoratori del cinema, del teatro. I direttori dei musei e dei siti archeologici. Gli organizzatori di mostre, manifestazioni, eventi culturali. Però, tenendo presente la situazione di paesi vicini come Grecia, Portogallo, Irlanda, a noi resta solo il buon senso. E il buon senso stila una scala di priorità, con i soldi a disposizione, pochi.

Vogliamo tagliare sulla scuola? Abominio, proteste, occupazioni. Anche quando la proposta è tagliare gli sprechi. Toccare le pensioni sarà fatale, ma adesso è un reato di parricidio. La sanità non si tocca, neanche a parlarne. La ricerca versa in condizioni da quarto mondo, è una vergogna per un paese civile.

La Protezione civile (quella sì, davvero) piange, e con ragione. Ieri mattina a Radio 1 sentivo i lamenti della Forestale, mancano fondi per la manutenzione dei boschi, e la cosa ci riguarda abbastanza. I bambini di Napoli vanno all’asilo tra l’olezzo e l’ingombro della spazzatura. Le energie alternative, o il ripristino del nucleare. Le infrastrutture. I soldati italiani in missione all’estero (quelli tutti a casa, e chissenefrega degli afghani, o senza armi, e chissenefrega se rischiano, sono soldati, è il loro mestiere).

Pompei! È colpa di Bondi se un restauro sbagliato di 40 anni è crollato? C’è chi non lo sostiene per fortuna, ed è l’archeologo più famoso d’Italia, Carandini, una di quelle glorie che di solito vanno a lavorare all’estero, con piagnistei (affidare i siti archeologici a banche, aziende, magnati arabi o americani, basta che li trattino bene. Se ne può parlare o è vilipendio alla bandiera?).

Già, ma si possono tagliare le province! Gli stipendi dei parlamentari! 200 milioni per le une, un centinaio per gli altri. Che ci facciamo? Allora, oltre al panem, e ben prima del circensem, i cittadini italiani hanno altre urgenze. Poi possiamo discutere se dirottare le poche risorse disponibili a una Rai che ci propone canzonette, reality e talk show schierati, sia il miglior modo di utilizzarle.

Camilleri e Saviano rimproverano, sarcastici, dicendo che con la cultura si mangia? Incomincino per primi la dieta, hanno milioni da offrire in aiuto ai colleghi. Si può discutere se distribuire a pioggia milioni per sagre, premi letterari, associazioni pseudo-culturali sia lecito e giusto. Se debbano essere sostenuti economicamente alcuni film e spettacoli che potrebbero giocarsela sul mercato, dove va avanti il migliore.

 

Non sto parlando di documentari sulla storia della patria o sulle vite straordinarie di uomini illustri. Bloccano le riprese di Natale in Sudafrica? Ce ne faremo una ragione. Chiudono i teatrini sperimentali, si spengono le Notti Bianche? C’è chi opterebbe per la Scala ed Eschilo, appunto.

 

Sulla prima pagina del Corsera la protesta degli attori, in testa Giulio Scarpati. Mi preoccupano di più gli scolari di Napoli, o quelli di Milano che vogliono la scuola aperta anche a Natale, perché i genitori non sanno dove portarli in vacanza. Il medico e le sue numerose famiglie in vacanza un posto lo trovano ancora.

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