YARA GAMBIRASIO/ Gli investigatori ammettono: non abbiamo alcun indizio. Un’istruttrice smentisce il fiuto dei cani

- La Redazione

Gli inquirenti hanno dovuto ammettere che, al momento, non c’è un solo elemento che possa aiutare a ritrovare Yara.

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Gli inquirenti hanno dovuto ammettere che, al momento, non c’è un solo elemento che possa aiutare a ritrovare Yara.

L’unico nuovo elemento proveniente dalle indagini sulla scomparsa di Yara Gambirasio, è l’ammissione da parte degli inquirenti che non c’è alcun nuovo elemento. Niente di niente. In conferenza stampa i vertici di magistratura e forze dell’ordine hanno dichiarato che, al momento, non sussiste un solo indizio che possa aiutare a rintracciare la ragazzina 13enne. Un’istruttrice della palestra in cui è stata vista per l’ultima volta, ha rivelato – dato confermato da altri testimoni – che Yara, il venerdì pomeriggio di quel fatidico 26 novembre, era uscita dalla porta principale; viene così smentito il superfiuto dei cani molecolari che, invece, avevano individuato delle tracce presso una porta secondaria.

«Non sono stati acquisiti seri indizi che ragionevolmente ci dicano cosa è accaduto. Non c’è alcun elemento concreto e significativo che porti in un senso piuttosto che nell’altro: lavoriamo per riportare Yara viva a casa», ha dichiarato il procuratore aggiunto di Bergamo Massimo Meroni, già impegnato nelle indagini sulla strage di Piazza Fontana.

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La stessa posizione assunta dal questore Enzo Ricciardi e dal colonnello dei carabinieri Roberto Tortorella; si tratta, come nel caso del Procuratore, di due professionisti d’alto livello; il primo ha sferrato due pesanti fendenti alle Brigate Rosse e all’anonima sequestri, il secondo è reduce da una missione in Afghanistan. Tutti e tre hanno dovuto riconoscere che, di fatto, le indagini sono ferme al giorno della sparizione.



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