PAPA/ Magister: ecco a chi si riferisce Benedetto quando denuncia la violenza sui cristiani

- int. Sandro Magister

Benedetto XVI ha richiamato l’attenzione sui cristiani perseguitati. SANDRO MAGISTER ci aiuta a capire dove la libertà religiosa è minacciata

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Foto Ansa

Cristiani perseguitati in cima ai pensieri del papa Benedetto XVI, che durante la benedizione Urbi et Orbi di Natale e l’Angelus di Santo Stefano è tornato ripetutamente sulla loro sorte. Ricordando a tutti che «il nostro mondo continua a essere segnato dalla violenza, specialmente contro i discepoli di Cristo». Un appello che non a caso è arrivato a poche ore dall’assalto a una chiesa cattolica delle Filippine, gli attacchi ad alcune parrocchie cristiane in Nigeria e l’attentato kamikaze in Pakistan. Eventi cruenti che però sono solo la punta dell’iceberg della galassia dei cristiani perseguitati nel mondo, che riguarda diversi milioni di fedeli. Per capire come stanno veramente le cose, ilsussidiario.net ha intervistato il vaticanista de L’Espresso, Sandro Magister, secondo cui «la sorte dei cristiani perseguitati ci riguarda da vicino, sia perché richiama i credenti dell’Occidente ad avere uno sguardo più aperto e generoso nei loro confronti. Sia perché l’Europa, uscita da poco da diverse forme di persecuzione religiosa, ancora oggi non è un luogo dove i cristiani possono esprimere in completa libertà la loro fede».

Quali sono i luoghi nel mondo dove i cristiani non hanno potuto festeggiare liberamente il Natale?

Certamente un Paese dove la celebrazione del Natale quest’anno è stata molto pericolosa è l’Iraq, al punto che in diverse città la messa di Mezzanotte è stata addirittura cancellata. Ancora più grave la situazione in Arabia Saudita, dove le messe non possono essere celebrate nemmeno nelle case private. E questo nonostante il fatto che nella penisola arabica i cristiani non sono un’esigua minoranza, ma centinaia di migliaia se non milioni di persone. Si tratta di immigrati provenienti soprattutto dall’Asia, e in particolare da India, Sri Lanka e Filippine. In Qatar invece le messe sono consentite nelle chiese riconosciute dallo Stato, e la frequenza alle celebrazioni religiose è altissima. Ma è vietata qualsiasi espressione della fede cristiana visibile fuori dal perimetro della chiesa: le croci sui campanili per esempio sono bandite.

E al di fuori del Medio Oriente, in quali altri luoghi manca la libertà religiosa?

In diversi Paesi del Nord Africa, se si è scoperti a celebrare la messa fuori dai perimetri consentiti dallo Stato, si cade sotto i rigori della legge. Per esempio, in Algeria ci sono stati episodi abbastanza recenti di persone arrestate per questo motivo. Anche in Estremo Oriente la libertà religiosa non è piena, ma ha diverse limitazioni. Spesso non a causa delle leggi, bensì di comportamenti della popolazione che a volte arrivano a esprimersi con vere e proprie aggressioni. In India, per esempio, nel Natale 2008 si sono registrati attacchi molto pesanti ai cristiani con vittime, case incendiate, quartieri messi a ferro e a fuoco. Mentre nel Vietnam, dove il 10% della popolazione è cristiana, esistono dei limiti al loro culto. In Cina ufficialmente vige la libertà di celebrare le messe, ma nulla vieta alla polizia di fare irruzione nelle chiese. Anche perché vi sono ampi settori della Chiesa cattolica che non sono riconosciuti dal governo. E quindi i cristiani vivono costantemente sotto la spada di Damocle di ritorsioni di carattere autoritario.

 

Che cosa ci insegnano i cristiani dei Paesi dove la libertà religiosa è a rischio?

 

La loro è una lezione che non è spiegata a parole ma con i fatti. I cristiani d’Occidente dovrebbero quantomeno avere uno sguardo aperto e generoso nei confronti dei fratelli che vivono in situazioni così difficili. I cattolici iracheni, filippini e nigeriani sono l’esempio vivente delle beatitudini, il ritratto della comunità cristiana nel mondo e nella storia che è perseguitata per il nome di Gesù. E che quindi è beata nel Regno del Cieli. È questa la lezione ai cristiani d’Occidente da parte dei loro fratelli meno fortunati. Ed è il destino che i credenti devono essere pronti ad affrontare in ogni momento, perché quello che oggi accade a Baghdad in futuro può ripetersi altrove. L’Europa dell’Est del resto è fresca di repressioni terribili del cristianesimo che datano a non molti decenni fa. Durate a lungo, perseguite con finalità lucida e inarrestabile. La storia vive di queste incognite che possono far precipitare situazioni tranquille in aperte persecuzioni.

 

Oltre agli appelli del Papa, in quali altri modi la Santa Sede si sta muovendo per aiutare i cristiani perseguitati?

 

Lo fa su diversi fronti: facendo pressioni sui governi, protestando di fronte alle autorità internazionali, sensibilizzando l’opinione pubblica. In Iraq è stato chiesto all’esecutivo di garantire cordoni di sicurezza a protezione delle chiese non solo per le festività natalizie ma durante tutto l’anno. La risposta a queste richieste però non è stata finora particolarmente soddisfacente ed efficace.

 

Lei ha citato le repressioni anti-cristiane del ‘900 nell’Europa dell’Est. Oggi però in tutta l’Ue i cristiani godono di piena libertà…

In realtà in Europa oggi è in atto una strategia apparentemente pacifica, che consiste nel soffocare la libertà di vivere apertamente la fede cristiana esprimendola in modo pubblico. Per cui da una parte si è tolleranti nei confronti dei musulmani europei, anche quando offendendono i cristiani (emblematica la campagna contro il Natale degli islamici inglesi dal titolo «The Evils of Christmas», I Mali del Natale, Ndr). Mentre si è intolleranti contro i cristiani che muovono analoghe critiche all’Islam. In Europa serpeggia cioè una corrente culturale, molto più aperta nei confronti di tutte le fedi religiose eccetto quella cristiana. Dimenticando qual è la religione della grande maggioranza della popolazione europea e soprattutto di coloro che hanno dato l’impronta all’Europa. Un’impronta cristiana che non può essere cancellata minimamente dall’oggi al domani. Un esempio di quello che dico è l’agendina realizzata dalla Commissione Europea, in cui sono presenti diverse festività religiose, ma non il Natale: un tic anti-cristiano che in questo caso si è manifestato in una forma grottesca.

 

Ma ci sono dei luoghi dove invece il Natale ha documentato che il cristianesimo è in crescita?

 

Sì, soprattutto in Africa il cristianesimo nell’ultimo secolo è cresciuto nel modo più impetuoso, e lo sta facendo tutt’ora. Ma ci sono altri Paesi dove la fede cristiana, pur minoritaria, è in una fase di espansione: penso, per esempio, alla Corea del Sud o allo stesso Vietnam.

 

(Pietro Vernizzi)

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