YARA GAMBIRASIO/ Lettera anonima, indagate su un furgone bianco. Stasera quattro veglie di preghiera per la ragazza scomparsa

- La Redazione

Yara Gambirasio: stasera veglia di preghiera per la ragazzina scomparsa da otto giorni

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Una lettera anonima inviata al quotidiano Eco di Bergamo avvisa: indagate su un furgone bianco. Non è la prima volta che giunge questo tipo di segnalazione. Il furgone bianco sarebbe stato visto in passato vicino alla palestra dove è stata vista l’ultima volta Yara Gambirasio, la ragazzina di 13 anni scomparsa ormai da otto giorni.

Si parla di un furgone con a bordo alcuni uomini sulla trentina che molestavano le minorenni che frequentavano la palestra, come ha riferito anche una di loro. Questa sera intanto si terranno ben quattro veglie di preghiera nelle parrocchie di Brembate Sopra, il paese della famiglia Gambirasio. Questo perché ci si aspetta una grande affluenza di persone. Alle 20.30 stasera il parroco di Brembate don Corinno Scotti e il vicario della diocesi di Bergamo monsignor Davide Pelucchi presiederanno la veglia.

Durante la veglia sarà letta una lettera di ringraziamento scritta dai genitori della ragazza scomparsa, papà Flavio e mamma Maura, che però non saranno presenti. I due infatti non escono mai di casa se non per accompagnare i fratellini di Yaria a scuola. L’ingresso sarà vietato alle telecamere. Le altre veglie si terranno nelle chiese di di Prezzate di Mapello, di Barzana e delle Cascine di Almenno San Bartolomeo.

Silvano Donadoni, presidente della Comunità dell’Isola Bergamasca (una libera associazione tra i Comuni della zona), ha inviato una lettera ai familiari di Yara, al sindaco di Brembate e ai sindaci dei paesi della zona. Nella chiusa, un appello agli eventuali rapitori: «Mi rivolgo a chi detiene ingiustamente Yara, proprio vorrei parlare al loro cuore e lanciare loro un accorato straziante appello, perché restituiscano Yara all’affetto, all’amore e al calore della sua famiglia, al suo pieno diritto a vivere la sua vita».

«Quanto stiamo vivendo in questi giorni, qui, nei nostri paesi e nelle nostre case, ci prende tutti nel profondo, ci turba, ci angoscia», aggiunge Donadoni. «In cuor nostro, abbiamo sempre pensato, anzi, ci siamo imposti di credere e di sperare, che queste vicende non ci appartenessero, non potessero accadere dalle nostre parti, nei nostri paesi».

«Riteniamo – prosegue – che il nostro tessuto di comunità potesse in qualche modo metterci al riparo da simili, devastanti esperienze, anche se già in passato la nostra Provincia ha pur vissuto momenti e situazioni orrende. Ora, con Yara, scopriamo e avvertiamo drammaticamente tutta la nostra accresciuta fragilità, sentiamo sulla nostra pelle, dentro le nostre case, una vulnerabilità che ci può di colpo riguardare e ferire»

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