CRACK/ Da chitarrista vi dico: Cocaine? She lies. E anche tu, Morgan

- Antonello Vanni

ANTONELLO VANNI è uno studioso di problematiche adolescenziali legate alle dipendenze. Ma le dichiarazioni di Morgan lo hanno doppiamente colpito, anche nella passione per la chitarra, che condivide con moltissimi ragazzi, oggi forse più disorientati dalle dichiarazioni dell’ex Bluvertigo

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“Fumo crack perché sono depresso”. La frase shock di Morgan, ex leader dei BluVertigo e ora noto anche in televisione per la sua partecipazione alla trasmissione X Factor, sta facendo discutere tutto il web. Morgan ha infatti dichiarato al mensile Max che fa uso di droghe, in particolare crack, ma solo come antidepressivo. Morgan infatti spiega anche di soffrire di depressione legata al suicidio del padre, morto quando lui era un ragazzino.

 

Morgan, che parteciperà al Festival di Sanremo dal 16 febbraio, ha anche annunciato che lascerà X Factor, togliendo così, parole sue, un peso di dosso a tutti. Sulla televisione afferma che è fatta da gente cattiva, come Maria De Filippi.
E poi Morgan si spiega: «Cattiveria intesa come sete di potere, di numeri, di soldi e pubblicità». Ilsussidiario.net ha chiesto all’educatore ed esperto di problematiche adolescenziali legate alla dipendenze Antonello Vanni un commento a caldo sulla notizia.

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Mi è stato chiesto di commentare le parole di Morgan sulla cocaina. Non voglio parlare però, oggi, da studioso delle problematiche adolescenziali cui ho destinato diversi articoli su questa testata. Preferisco parlare da chitarrista blues, quale sono da vent’anni.

Tutto è cominciato, anche per me, con un disco doppio in vinile, un uomo in jeans e una Fender Stratocaster nera al suo fianco: Eric Clapton con la sua “blackie”, traccia preferita “Cocaine: she don’t lie, she don’t lie”. Migliaia di giovani chitarristi sono cresciuti e invecchiati con questo miraggio, e con altri idoli delle sei corde caduti poi nella trappola delle droghe: Jimi Hendrix, Stevie Ray Vaughn, Albert Collins, Duane Allman…

 

Un giorno però molti di questi aspiranti chitarristi si sono accorti che dei loro amati non era rimasta traccia: incidenti, alcol, stupefacenti li hanno cancellati per sempre e nulla è la possibilità di rivederli su un palco o ascoltarli in nuovi brani. La droga, si dice in alcune interviste, favorisce estro e creatività: senza di essa Jimi Hendrix non avrebbe mai registrato Electric Ladyland…

 

Cari giovani chitarristi: non credete a questa menzogna. La verità è che, senza la droga, Hendrix avrebbe registrato quel disco ancora meglio e ce ne avrebbe regalati altre centinaia di rara bellezza se non fosse morto così prematuramente.

 

Che la cocaina sia una menzogna lo ha capito del resto anche lo stesso Clapton, che dopo diversi collassi e una lunga serie di cure, ha deciso di aprire una clinica no profit per aiutare i giovani caduti nella dipendenza (fatto di cui si sente responsabile): basta collegarsi al suo sito ufficiale http://www.ericclapton.com/ e cliccare sulla voce “Crossroads Centre”, dove vi attende il suo messaggio che racconta quanto gli è successo.

 

 

Cari amici, giovani chitarristi, non fidatevi di chi vi racconta che la cocaina fa star bene, vi rende più creativi, e magari vi tira su dalla depressione.

 

È altro che vi serve per diventare davvero come i vostri idoli: un corpo sano, un sistema muscolare ben funzionante, perfetto controllo dei vostri nervi, una mente curiosa e impegnata nell’apprendere lo stile dei guitar heroes venuti prima di voi, anni di sacrificio passati a studiare una per una le note dei vostri paladini elettrici…

 

E tutto questo non è possibile in presenza degli effetti psicologici e delle complicanze mediche devastanti dovute all’uso di cocaina: leggete con calma lo studio del Dronet su questa sostanza, poi tornate sereni di là, Stratocaster in braccio, jack nell’amplificatore e, godetevi la vostra “signora elettrica” per i prossimi cinquant’anni, dopo aver sbattuto la porta in faccia a chi abusa della propria notorietà mentendo.

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