CROCIFISSO/ Mario Mauro: ora l’appello italiano mette paura all’Europa laicista

- Mario Mauro

La Corte europea dei diritti dell’uomo ha dichiarato ammissibile l’appello proposto dall’Italia contro la nota sentenza Lautsi. Ora si apre la “fase due”, come ci spiega MARIO MAURO

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La Corte europea dei diritti dell’uomo ha dichiarato ammissibile l’appello proposto dall’Italia contro la nota sentenza Lautsi, che aveva decretato il divieto di esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche, perché ipoteticamente in contrasto con la Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Si tratta del primo passaggio per ribaltare tale decisione, presa a novembre dello scorso anno.

 

Infatti, secondo le procedure previste per i giudizi davanti alla Corte di Strasburgo, è possibile proporre appello davanti alla Grand Chambre contro le decisioni emesse dalle sezioni della Corte. Tuttavia, prima che tale giudizio di secondo grado si svolga, c’è un Comitato di cinque giudici, che è chiamato a valutare l’ammissibilità dell’appello.

In particolare, il Comitato valuta l’importanza della decisione presa in primo grado dalla sezione della Corte e il suo distaccarsi dai precedenti giurisprudenziale della Corte stessa. Era dunque normale attendersi, come è avvenuto, che l’appello italiano fosse dichiarato ammissibile, considerata l’enorme risonanza che ha avuto la decisione della Corte. La ricevibilità del ricorso è un primo importantissimo passo nella giusta direzione e ora ci auguriamo che la Corte riveda il contenuto della sentenza e lo ribalti.

Si apre ora la seconda fase, e cioè quella di un nuovo giudizio da parte della Grand Chambre in ordine alla violazione della Convenzione a seguito dell’esposizione del Crocifisso nelle classi. Oltre all’Italia, sarebbe opportuno che tutti i numerosi Stati che hanno pubblicamente manifestato disappunto per la decisione di primo grado della Corte prendano parte al giudizio, così come pure i diretti interessati, e cioè le famiglie e gli studenti. Infatti, l’esposizione del Crocifisso non riguarda tanto lo Stato italiano, quanto piuttosto il popolo italiano, che può intervenire, previo giudizio favorevole del Presidente della Corte, per far valere le proprie ragioni.

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È necessario, in particolare, porre un limite netto al crescente attivismo giudiziario della Corte, che tende sempre meno a riconoscere ai vari Stati un margine di apprezzamento su questioni legate indissolubilmente alle culture locali. La prova di questo sta nel fatto che nella decisione di primo grado non c’è nessun riferimento a tale margine di apprezzamento.

 

Giustificata la soddisfazione unanime del Governo italiano, che si è sempre dimostrato coerente e fermo nella difesa del principio di sussidiarietà e di quello che è un simbolo delle nostre tradizioni, della nostra cultura e della tradizione europea, tutte rappresentate dal simbolo religioso del crocifisso.



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