SACRA SINDONE/ La caccia di Hitler alla reliquia: era l’ “arma mistica”?

- La Redazione

L’ossessione di Hitler per la Sacra Sindone. Nel 1939 venne nascosta in una piccola abbazia della Campania. Vi rimase fino alla fine della guerra

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La sacra Sindone

Adolf Hitler contro Indiana Jones. Il cinema ha già preso di mira in passato la leggenda che vuole il dittatore nazista indefesso ricercatore di simboli religiosi e spirituali forse nel tentativo esoterico di accumulare su di sé poteri che gli avrebbero dato la vittoria su ogni forza avversa. Questa volta però sembra ci sia un fondo di verità. L’obbiettivo di Hitler era nientemeno che la Sacra Sindone. Lo riporta il settimanale Diva e Donna in una intervista con Padre Andrea Davide Cardin, frate benedettino della Biblioteca Statale di Montevergine. Ed è qui, nell’abbazia di questo paesino campano, che la Sindone venne nascosta già nel 1939. Perché portarla così lontano?

 

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Non c’era ancora pericolo di bombardamenti aerei, come invece sarebbe accaduto in seguito. Nel 1939 l’Italia non era nemmeno in stato di guerra. Cosa temevano il Papa e il re d’Italia? Fu proprio Vittorio Emanuele, che evidentemente grazie al suo ruolo era venuto a conoscenza di qualche indiscrezione, a insistere con il Papa perché la reliquia, che allo scoppio della guerra si trovava in Quirinale, nella cappella di Guido Reni, venisse trasportata in Vaticano. Nel 1938, infatti, nel corso della visita di Hitler in Italia, i suoi gerarchi avevano posto insistenti domande sulla Sindone. Ma neanche il Vaticano sembrava rifugio sicuro. 

 

Da chi? Dal cacciatore di reliquie in persona, Adolf Hitler, che già all’invasione dell’Austria aveva fatto portare da Vienna a Norimberga, in Germania, la cosiddetta “lancia di Longino”, quella che secondo la tradizione aveva squarciato il costato di Gesù quando questi si trovava sulla croce. Nella sua follia, Hitler era convinto che possedere qualunque oggetto che aveva a che fare con il soprannaturale potesse essergli utile a diventare invincibile contro qualunque forza, umana e divina. Il Vaticano, come documentano lettere esistenti, non era però ritenuto abbastanza sicuro. Fu deciso allora di portare la Sindone nella piccola abbazia di Montevergine in Campania.

Nessuno, a parte il frate priore, ne fu a conoscenza, nemmeno i frati che vi abitavano. Fu nascosta sull’altare della chiesa. Incredibilmente, nel 1943, soldati tedeschi vi entrarono per una perquisizione. Trovarono i frati che pregavano proprio sull’altare, benché non sapessero cosa vi si nascondesse, e non videro traccia della Sindone. Nel 1946, a guerra finita, la reliquia fece ritorno a Torino.

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