RU 486/ A Bari il primo “intervento” con la pillola abortiva

- La Redazione

Al Policlicnico di Bari il primo caso di aborto tramite la pillola Ru 486. La cronaca e le parole della donna che si è sottoposta all’intervento

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–  Al reparto di Ostetricia del Policlinico di Bari si è radunata la stampa di mezza Italia. Sul marciapiede di fuori un gruppetto di persone recita il rosario affinché non si abortisca. E’ arrivata – come viene chiamata con un nome fittizio – Sara, la prima donna italiana che farà ricorso alla pillola abortiva RU 486. Sara è anche cattolica praticante.

Il motivo dietro la sua scelta, come spiega lei, è una malattia dell’utero, il mioma. “A gennaio ho avuto un’operazione complicata all’utero”, dice. “Per questo non posso avere un altro figlio adesso, rischio la lacerazione dell’utero, rischierei di morire”. I grandi quotidiani oggi riportano questa storia senza badare molto ai dettagli, seppure importanti: qualcuno dice che Sara ha un solo figlio di tre anni, altri dicono che ne ha già due, che lei ha sempre sognato una famiglia numerosa.
 

 

Tutti però sono corsi qui a Bari per dire che quella della pillola RU 486 non deve essere l’apertura di un nuovo fronte di guerra fra “laici e cattolici”. “Non avrei mai immaginato di trovare fotografi e telecamere puntati su un fatto così privato, personale, doloroso” dice ancora Sara. “Non capisco tutto questo clamore in un paese dove l’aborto è legale da decenni”.

Sara è in ospedale con il marito che sta telefonando al medico: “E’ arrivata la pillola?” chiede. Non ancora, gli rispondono, una infermiera è andata a ritirarla in farmacia. “Quando sono stata operata” continua a spiegare Sara “mi è stato detto che non avrei potuto prendere anticoncezionali né mettere la spirale per sei mesi, quindi abbiamo fatto contraccezione con il profilattico, ma non ha funzionato e ci siamo trovati di fronte a questo dramma, perché io sono una donna cattolica e per me non è stato facile prendere questa decisione”.
 

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 CON LA PILLOLA – Alcuni giornali oggi riportano anche questa frase di Sara, altri no: “Perché non sono stata attenta in questi mesi?”. La procedura abortiva tramite la pillola RU 486 prevede l’assunzione di tre pasticche e un ricovero di tre giorni secondo la direttiva emessa dal direttore generale del policlinico di Bari Vitangelo Dattoli. Sara non vuole: “Sarebbe un’altra crudeltà inutile. Mio marito dopo un intervento chirurgico con 15 punti di sutura è stato dimesso al pomeriggio e io per l’assunzione di una pillola dovrei restare qui tre giorni. Se avessi fatto l’aborto chirurgico mi avrebbero dimesso nella stessa giornata. Questo è accanimento”.

Alle 13.30 Sara prende la prima pillola. Alle 16.30 firma per uscire. La storia di Sara è segnata (ma anche questo non tutti i giornali lo dicono): “Io so cosa vuol dire abortire perché purtroppo a causa della mia malattia ho perso un bambino qualche anno fa ed è stato straziante. Me lo aveva mandato il Signore e lo avevo accettato con gioia”. Per una bizzarra scelta del destino, mentre Sara abortisce la sua migliore amica che non riesce ad avere figli e ha provato l’inseminazione artificiale “è a casa che piange disperata perché le sono arrivate le mestruazioni”.

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