INFERMIERI KILLER/ I delitti di Roma e gli “Angeli della morte” che si aggirano negli ospedali del mondo

- La Redazione

L’angelo della morte che ha ucciso dieci persone nelle strutture sanitarie romane è solo l’ultimo di una lunga serie di vicende raccapriccianti che hanno avuto come protagonisti medici o infermieri

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L’angelo della morte che ha ucciso dieci persone nelle strutture sanitarie romane è solo l’ultimo di una lunga serie di vicende raccapriccianti che hanno avuto come protagonisti medici o infermieri. Persone insospettabili, spesso apparentemente dedite soltanto a salvare la vita agli altri, si sono trasformate più volte in spietati serial killer, pronti a uccidere proprio all’interno delle corsie d’ospedale.

E se il maggiore sospettato per i delitti di Roma si chiama proprio Angelo (Angelo Stazzi, infermiere di 60 anni, già in carcere per l’accusa di omicidio della signora Maria Teresa Dell’Unto, delitto avvenuto nel 2001 e ora sospettato dei delitti avvenuti in una struttura sanitaria privata di Guidonia in cui secondo i giornali c’è stato un susseguirsi di morti improvvise), alla figura dell’infermiera assassina è stato dedicato anche il celebre film, “Misery non deve morire”, con il personaggio dell’angelo della morte interpretato dal premio oscar Kathy Bates.

Ma in diversi fatti di cronaca recente la realtà ha dimostrato di superare abbondantemente ogni immaginazione. Eccone alcuni tra i più celebri.

Uno dei casi più controversi è stato quello di Gunther Von Hagens, artista-anatomopatologo tedesco, che intendeva vendere ai privati sezioni di corpi umani trattati con il suo speciale procedimento brevettato di “plastinazione”. In parole povere, fette di cadaveri come oggetti ornamentali da mettere in salotto. E il suo assistente, Nadine Diwersi, aveva rilasciato un’intervista in cui dichiarava: “Siamo in grado di produrre rapidamente grandi quantità di corpi di alta qualità a buon prezzo”. Per modo di dire, se si pensa che per una parte di corpo tagliata longitudinalmente, Von Hagens pensava di chiedere 12mila euro.

 

– Il medico Usa Jack Kevorkian ha aiutato 130 malati a morire. Il soprannome di “Dr. Death” gli è stato affibbiato fin dal 1956, quando ha condotto uno studio fotografico sugli occhi di un paziente mentre si spegneva. Giungendo a sostenere, in un articolo del 1958, che a tutti i detenuti nel braccio della morte si sarebbe dovuto somministrare l’eutanasia. Mentre due anni più tardi ha proposto di usare i condannati a morte per effettuare degli esperimenti scientifici. In un caso l’eutanasia praticata da Kevorkian è stata trasmessa dalla Cbs in tutti gli States. Per questo motivo il dottor Morte è stato condannato a 25 anni di carcere, ma è stato rilasciato dopo averne scontati nove in una cella del Michigan. Rilasciato nel giugno 2008, si è candidato come indipendente alla Camera.

 

– Il chirurgo americano 58enne, Jayant Patel, è stato accusato di omicidio colposo, frode e lesioni gravi. L’uomo, con una particolare passione per le amputazioni, è ritenuto responsabile di numerosi decessi, tutti avvenuti nell’ospedale di Bundaberg, nel Queensland. Dopo essere stato sospeso dal suo ospedale, ha deciso di proseguire la sua attività in Australia, dove è riuscito a tenere nascosto il suo passato. Lì, come rivelato dai maggiori quotidiani locali, avrebbe praticato amputazioni assolutamente non necessarie e la sua “passione” lo avrebbe condotto al punto di “rastrellare le corsie d’ospedale durante i week-end e i giorni di ferie alla ricerca di pazienti a cui amputare qualcosa”.

 

 

– Harold Shipman, medico inglese morto nel 2004, ha ucciso avvelenandole 215 persone. Insospettabile per molti anni, è stato indagato dopo che si è scoperto che il testamento di un’anziana paziente era stato falsificato, attribuendo al medico un’ingente somma di denaro. E’ stato quindi riesumato il cadavere e si è scoperto che l’anziana signora era morta per un cocktail di eroina e farmaci. Uno studio statistico, fatto comparando il numero di pazienti morti di Shipman con quello di altri medici della zona lungo i 30 anni di attività, lascia supporre che il totale delle sue vittime possa superare quota 300.

 

– Sonya Caleffi, infermiera dell’ospedale Manzoni di Lecco, ha ucciso cinque anziani e tentato di ucciderne altri due, iniettando aria nelle vene di pazienti dal quadro clinico già compromesso. L’intento della donna, come da lei stessa confessato, era quello di “creare gravi situazioni di emergenza da segnalare ai sanitari per farsi notare e dimostrare la propria abilità professionale”. Nel 2008 la Cassazione ha condannato Sonya Caleffi a 20 anni di carcere, evitandole l’ergastolo grazie ai disturbi di personalità di cui soffrirebbe l’ex infermiera.

 

 

– Il medico cardiologo di Michael Jacson, Conrad Murray, è stato indagato con l’accusa di omicidio colposo, per aver iniettato il tranquillante Propofol alla popstar poco prima che morisse. Le sostanze antidolorifiche secondo gli inquirenti avrebbero causato l’arresto cardiaco del cantante. Secondo un documento presentato lo scorso aprile dal padre del cantante contro il medico, i servizi di emergenza sarebbero quasi riusciti a salvare la vita del figlio. Sul quotidiano News of the World è stato anche pubblicato un documento in cui si assicura che all’1,21 di notte dello scorso 25 giugno le infermiere e i medici avrebbero rilevato un battito cardiaco debole e che dunque si tratterebbe dell’ultimo sforzo fatto dal cantante per vivere. Per dieci minuti il cuore del cantante, infatti, avrebbe continuato a battere anche se in maniera così debole che alla fine si è fermato per sempre.

 

UN “CASO” SANGUINETI? – E ancora dalla cronaca recente, in Italia, il sostituto procuratore Patrizia Petruzziello ha aperto un fascicolo per omicidio colposo a carico di ignoti sulla morte del poeta genovese Edoardo Sanguineti, deceduto a 79 anni. Sanguineti è infatti morto subito dopo un intervento per aneurisma, mentre ancora si trovava nella sala operatoria. Il pm ha fatto sequestrare le cartelle cliniche dell’ospedale Villa Scassi di Sampierdarena, dove il poeta era stato operato. Il magistrato si è riservato di decidere se incaricare o meno il medico legale per l’autopsia.

 

 

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(Pietro Vernizzi)

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