INSEGNANTI & PRECARI/ Concorsi pubblici: vincerli è la più grande aspirazione degli italiani. In 6.000 a Milano per un posto da insegnante d’asilo

- La Redazione

Per gli insegnanti precari il posto fisso in Italia continua essere una delle più grandi ambizioni. Lo dimostra la coda di persone e insegnanti precari che, per un posto fisso da insegnante d’asilo, si sono messi in fila a Milano provenendo da tutta Italia.

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Ripartire da bene comune ed educazione (Foto Ansa)

– Il posto fisso in Italia continua essere una delle più grandi ambizioni. Lo dimostra la coda di persone che, per un posto fisso da insegnante d’asilo, si sono messi in fila a Milano provenendo da tutta Italia. Il posto fisso e la sicurezza economica, a causa della crisi, hanno soppiantato il desiderio di sfondare nel privato

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Il posto fisso rimane una delle più grandi ambizioni degli italiani. Lo dimostra quanto avvenuto ieri mattina di fronte al Forum di Assago. 2000 persone, specie insegnanti precari, provenienti da tutta Italia, per un posto da insegnante d’asilo, secondo quanto riportato da Repubblica. Ieri, erano 2000. Ma, il 31 maggio alle preselezioni, 6.5000. Il Comune di Milano ha lanciato un concorso che darà un contrato a tempo indeterminato a 50 persone, 30 di ruolo nelle scuole materne e 20 nei nidi. 19mila 454 euro l’anno, divisi per tredici mensilità, più un’indennità mensile da 46 euro. Quello di Milano non è certo un caso isolato: a metà maggio, a Napoli, si erano presentati in 112mila per 534 posti, a Varese, invece, sono pervenute 150 domande per un lavoro part time da educatore, mentre a Busto Arsizio, in 2000 hanno fatto domanda per 16 posti da vigili o da impiegati. A Treviso, poi, sono 857 quelli che ambiscono ad un posto da impiegato comunale. Laureati, bi-laureati. gente che ha un master, che insegna o lavora da anni, ma che sa che il suo posto è a rischio o che non ha mai avuto un posto: sono la tipologia di chi oggi cerca, più di ogni altra cosa, la stabilità e la sicurezza economica. Non importa se a cifre misere, inadeguate ai propri studi e ai propri sogni giovanili. «Stiamo vivendo la prima crisi economica vera, che produce una difficoltà reale, a partire dal ’92. Nel ’96 e nel 2001 avevamo già visto dei rallentamenti dell’economia, ma non come oggi», ha detto Paolo Feltrin, docente all’Università di Trieste ed esperto di mercato del lavoro. «Questa è una scoppola durissima, che dura già da venti mesi e si tratta di un’esperienza nuova per tutti quelli che sono entrati nel mondo del lavoro negli ultimi vent’anni» Secondo il professore «Prima, al nord, se perdevi il lavoro, ne trovavi subito un altro, oggi non è più così. E l’unica strada rimasta è quella di andarsene all’estero o di partecipare ai concorsi».

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Secondo i dati Istat, i numeri della disoccupazione sarebbero preoccupanti, specie di quella giovanile: con un tasso dell’8.9 per cento, e 2 milioni e 220mila persone disoccupate, è tornata ai livelli di 8 anni fa. E, nella fasce di età compresa tra i 15 – 24 anni, è senza lavoro un giovane su 3. Per Luciano Pero, docente di sistemi organizzativi al Politecnico di Milano «fino a poco tempo fa c’era una distinzione netta tra quelli che si definiscono dirty works, cioè i lavori più umili, faticosi, noiosi e sporchi, che erano destinati agli immigrati, e gli altri. Oggi gli italiani non sono ancora pronti ad andare a raccogliere le fragole in Trentino o i pomodori in Puglia, ma capiscono che il problema è enorme e che devono affrontarlo in qualche modo».

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