STALKING E OMICIDI/ Inizio estate di sangue: nove donne uccise in delitti passionali

- La Redazione

L’estate è già iniziata con diversi omicidi, molti dei quali con moventi passionali e in tutta Italia. Le vittime sono quasi tutte donne

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Una pistola fumante

Preludio di un massacro. Mentre gli italiani si preparano a partire per il mare nell’intera Penisola, da Torino a Palermo, si sta compiendo una vera e propria strage. Solo dall’inizio di giugno sono già state uccise nove donne da parte di fidanzati gelosi o amanti respinti. Gesti violenti, spesso culminati dopo ripetute azioni di stalking. E sono solo una piccola parte delle oltre cento donne uccise ogni anno per motivi passionali.

 

Anche se in questo inizio d’estate rovente il sangue delle vittime, quasi sempre donne giovani e avvenenti, sta scorrendo a fiumi e sembra non volersi arrestare. Anche perché le forze dell’ordine, che dovrebbero intervenire dopo le denunce di stalking, come ha stabilito una recentissima sentenza della corte di Cassazione, spesso entrano in azione quando ormai è troppo tardi.

OMICIDIO-SUICIDIO – In molti casi casi il sospetto che qualcosa non stia andando per il verso giusto non porta neppure a una denuncia. Emblematico in tal senso l’ultimo episodio in ordine di tempo, successo ieri ad Asseggiano, vicino a Mestre. Un uomo, Fabio Riccato di 30 anni, ha scaricato due colpi di pistola nel petto della fidanzata, Eleonora Noventa, di appena 16 anni. Poi, per essere sicuro di non lasciarle scampo, le ha puntato la Smith Wenson 357 Magnum alla tempia. E ha fatto fuoco per la terza volta. Solo a quel punto è improvvisamente tornato in sé, rendendosi conto di che cosa aveva compiuto, restando per lunghi istanti immobile con le mani nei capelli di fronte al cadavere dilaniato della fidanzata. Infine, lentamente, si è rivolto la 357 Magnum al cuore e ha sparato ancora. Per l’ultima volta.

GLI SMS DELLE AMICHE – Un altro caso: i due si frequentavano da circa un anno, ma si erano lasciati proprio sabato sera al termine di una lite. E ieri lui, a bordo di una Vespa, si è avvicinato alla sua ex, che era in bicicletta. All’inizio sembra che i toni fossero pacati, poi all’improvviso la discussione si è fatta animata. Lui non ci ha pensato un istante e, in preda al furore, ha tirato fuori la pistola e ha sparato. Riccato aveva un porto d’armi sportivo e deteneva regolarmente la pistola con cui ha sparato. Una tragedia che però non è giunta così inaspettata. Le amiche di Eleonora infatti le avevano scritto diversi sms, tutte con lo stesso tenore: «Non è il ragazzo che fa per te», «Stai lontana da quello», «ma che ci trovi in uno così», «è troppo grande». Lei all’inizio non aveva voluto ascoltarle, e alla fine, quando si era deciso a farlo, ha scatenato la furia omicida di Fabio.

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ESTATE SANGUINOSA – Quello di Asseggiano è il nono omicidio di donne in un mese (cui andrebbe aggiunto anche quello di un uomo). Il primo di questa estate sanguinosa è stato quello del 17 giugno a Cerignola, in provincia di Foggia. Quando il 33enne Vito Calefato è venuto a sapere che la fidanzata polacca Michelina Ewa Wojcicka, di 17 anni, aveva trovato lavoro a San Ferdinando di Puglia, è diventato morbosamente geloso. E così l’ha uccisa nel garage di casa con un colpo di pistola 7,65, per poi spararsi alla testa. Vito e Michelina da cinque mesi circa avevano una relazione che lei voleva chiudere. Non sempre però lo stalking deve far pensare a una vittima femminile: due giorni dopo a Palermo i carabinieri hanno ad esempio arrestato un 42enne accusato dell’omicidio dell’ex compagno, un attore di film porno per gay, Jaime Salvador Tagliavia.

 

LUNGO VIAGGIO DELLA MORTE – In un’altra situazione un uomo non si sarebbe rassegnato alla fine della relazione e avrebbe cercato di strangolare la ex, fino a sferrargli alcune coltellate mortali. Nella maggior parte dei casi però sono le ex fidanzate ad essere prese di mira, vittime di uomini che vivono la separazione come una bruciante ferita all’orgoglio. A fine giugno, ad esempio, la storia di Gaetano De Carlo, 55 anni, pugliese residente a Bergamo. Aveva già ricevuto sette denunce per stalking, ma ha continuato fino all’ultimo a molestare le sue ex amanti. Sonia Balconi di 42 anni e Maria Montanaro, di 36, sono state uccise entrambe a Riva di Chieri, nel Torinese, a 11 ore di distanza. Dopo averle ammazzate De Carlo si è suicidato, lasciando un biglietto sul tavolo dell’appartamento con il quale chiedeva perdono.


CARABINIERE OMICIDA
– E il 2 luglio una zona di campagna tra Crema e Treviglio è stata ancora teatro di una tragedia: un camionista di 28 anni, Riccardo Regazzetti, si è sparato alla tempia dopo avere ucciso con tre colpi di pistola la ex, Debora Palazzo, di 19, studentessa che lavorava nella ditta del padre. Da tempo lei aveva confessato, prima alla madre e poi alla sorella, di voler troncare con l’uomo, ma la decisione non era stata accettata. Il 3 luglio un altro omicidio a Novara: vittima una 25enne, Simona Melchionda, scomparsa un mese prima dalla sua casa di Oleggio e ritrovata morta a San Giorgio Pombia, incastrata in alcuni rovi su una delle sponde del Ticino. A confessare l’assassinio un carabiniere di 28 anni, che ha raccontato di averle sparato e di aver poi gettato il corpo nel fiume.

 

CHAT ROSSO SANGUE – I due, che in passato avevano avuto una relazione, sembra che quella sera si dovessero incontrare. E alle 2 del mattino, quando Simona era già morta da molte ore, i genitori di lei hanno ricevuto un sms dal suo cellulare, che diceva: «Stanotte dormo fuori». A Spinea, in provincia di Venezia, un negozio di alimenti “bio” si è trasformato nello scenario di una storia d’amore dal finale insanguinato. La titolare Roberta Vanin, 43 anni, è morta dopo essere stata accoltellata più volte dall’ex compagno, Andrea Donaglio, 47 anni, che dopo il delitto ha cercato di uccidersi. Chiara Brandonisio, 34 anni, il suo assassino invece lo conosceva appena: la donna che giovedì scorso alle sei è stata massacrata nel Barese a colpi di spranga, era separata dal 2004 e viveva insieme alla nonna.

 

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L’ULTIMO PASSAGGIO DI ANNA MARIA – Secondo gli inquirenti a ucciderla potrebbe essere stato un «amico» conosciuto in chat. L’identità dell’assassino sarebbe già nota alle forze dell’ordine, si tratterebbe di un 60enne di origini calabresi residente nel Piacentino. Anna Maria Tarantino prima di essere uccisa a pugni in faccia stava invece andando a fare una passeggiata all’Ikea a Roma. La donna aveva chiesto un passaggio a Leopoldo Ferrucci, conosciuto poco tempo prima. L’uomo però si era sempre dimostrato gentile e disponibile e quel giorno l’aveva persino aiutata a trasportare dei mobili. Ma durante il tragitto le ha fatto delle avance che lei ha rifiutato e lui ha cominciato a picchiarla fino a ucciderla.

 

DENUNCE INASCOLTATE – E se in alcuni casi la violenza esplode in modo totalmente imprevedibile, spesso invece questi omicidi sono preceduti da denunce per stalking che non trovano seguito e non portano all’arresto degli accusati. Emblematico il caso di Rivolta d’Adda. Sonia Balconi, vittima dell’omicidio, aveva da poco denunciato De Carlo. Le forze dell’ordine non erano però intervenute, e proprio la denuncia è stato il motivo scatenante del gesto folle dell’uomo. Eppure, su questo argomento, la sentenza 25527 emessa dalla Corte di Cassazione il 7 luglio di quest’anno non lascia adito a dubbi. Stabilendo che la macchina della giustizia si deve muovere per proteggere in maniera tempestiva le vittime di stalking con misure di sicurezza attive già dopo la seconda denuncia di molestia.

 

LA SENTENZA DELLA CASSAZIONE – Con la sentenza 25527/2010 la Cassazione ha ammonito i giudici di merito a emettere subito misure di sicurezza a tutela delle vittime di stalking. Sollecitando l’adozione di arresti domiciliari o fermo del persecutore in modo tempestivo. I giudici hanno ritenuto che affinché possa ritenersi configurato il reato di stalking è sufficiente che la persecuzione si realizzi anche con soli due episodi se questi generano nella vittima stati di ansia e paura che compromettono la sua vita quotidiana. Da qui l’invito a non sottovalutare i rischi connessi agli atti persecutori.

 

(Pietro Vernizzi)

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