TELECOM/ Quasi 7.000 esuberi. Il governo convoca l’azienda

- La Redazione

Telecom Italia annuncia quasi 7.000 licenziamenti, di cui 3.800 entro giugno 2011. Il governo convoca i dirigenti dell’azienda

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Telecom Italia, nel piano triennale 2010-2012 oltre 6.800 esuberi, di cui 3.700 entro giugno 2011. Il governo ha deciso di comunicare i vertici dell’azienda al più presto per capire il motivo di questa strategia del gruppo telefonico. Il viceministro alle comunicazioni Paolo Romani di concerto con il ministro del lavoro Maurizio Sacconi hanno diramato un comunicato che tra le altre cose dice di voler e approfondire le tematiche e le strategie industriali che sembrano prevedere un ridimensionamento dell’attuale forza lavoro”.

Si tratta di capire la strategia aziendale di Telecom: “Mai come in questa fase è necessario procedere con la massima cautela rispetto agli snodi che riguardano l’industria delle telecomunicazioni italiana” continua la nota del ministero “settore strategico sul quale il Governo italiano ha deciso di focalizzare la propria attenzione ritenendolo elemento di fondamentale importanza per lo sviluppo del Paese”.

Fa sentire la sua voce anche il sindacato, che spera di essere convocato a sua volta: ”Tutto ciò che permette di discutere del futuro industriale di Telecom e quindi della capacità di un’azienda strategica per il Paese e’ utile non solo per i lavoratori interessati, ma per l’intera comunità” dice Alessandro Genovesi segretario nazionale di Slc-Cgil, che aggiunge: “’Ovviamente, a seguito della richiesta che tanto le tre categorie, Slc-Cgil, Fistel-Cisl e Uilcom-Uil, quanto le tre confederazioni congiuntamente avevano avanzato per un incontro a Palazzo Chigi, ci auguriamo che il governo voglia coinvolgere anche i sindacati”.

Vincenzo Vita del Partito democratico parla di “vicenda gravissima”. L’azienda, dice il poiltico “è in attivo e in utile. Se neppure un settore che malgrado tutto regge riesce a evitare di intaccare i livelli occupazionali, vuol dire che siamo a un punto drammatico. E’ augurabile che Franco Bernabè ci ripensi”

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