POESIA/ Il viaggio nel nostro Paese, attraverso gli occhi di Pascoli, Montale e D’Annunzio

- La Redazione

Nella serata di ieri, al Teatro di Verdura di Milano, Davide Rondoni, passando in rassegna alcuni tra i più grandi poeti italiani, ha fatto capire a chi lo ascoltava che «c’è una cosa in cui l’Italia rimarrà sempre campione del mondo, ed è l’arte». Il commento di ANNA COLOMBO

carducciR375

Una serata tutta dedicata alla poesia quella di ieri al Teatro di Verdura, a Milano. Giunta alla tredicesima edizione, la Rassegna estiva di quest’anno, intitolata Libri in scena, ha già proposto numerosi appuntamenti all’insegna della letteratura, con incontri su Pasolini, Vasilj Grossman e Oscar Wilde, solo per citarne alcuni. Ieri è stata la volta di Davide Rondoni che, nella suggestiva cornice del teatro all’aperto, ha voluto regalare ai milanesi rimasti in città un omaggio all’Italia, attraverso la lettura di poesie ispirate a luoghi e città del nostro paese. «Perché c’è una cosa in cui l’Italia rimarrà sempre campione del mondo, ed è l’arte – afferma il poeta romagnolo – se ce ne dimentichiamo, abbiamo veramente perso tutto». E, con grande ironia, si presenta sul palco indossando la maglietta della nazionale.

Ha inizio il viaggio, fatto di poesia e musica: le letture infatti sono intervallate da musiche originali di Pierluigi Virelli, che ha lavorato anche nel progetto di poesia sonorizzata Velocità fossile, musicando testi dello stesso Rondoni. La serata comincia con l’unica lirica di un poeta straniero, Ezra Pound, americano tanto amante dell’Italia che vuole farsi seppellire a Venezia. E alla città lagunare è dedicata la sua Litania Notturna: il poeta ne avverte a tal punto la bellezza che questa gli pare immeritata. O Dio, quale grande gesto di bontà/ abbiamo atto in passato/ e dimenticato,/ che tu ci doni questa meraviglia, o Dio delle acque?// O Dio della notte,/ quale grande dolore/ viene verso di noi,/ che tu ce ne compensi così/ prima del tempo?

CLICCA SUL SIMBOLO >> QUI SOTTO PER CONTINUARE A LEGGERE L’ARTICOLO

 

Quindi Rondoni prosegue il viaggio nell’Italia dei poeti: c’è la Bologna di Carducci (Nella piazza di san Petronio), la Firenze vecchia di Campana, la Milano di Marinetti. Ma anche la Sicilia di Quasimodo (Lamento per il Sud), la Romagna di Pascoli e la Liguria di Montale, di cui Rondoni legge una poesia che ama molto, I limoni. C’è spazio per il poeta-vate D’Annunzio, che nella sua Sera fiesolana riprende addirittura il Cantico delle Creature di san Francesco, iniziatore della nostra poesia, ma anche per i più “quotidiani” Palazzeschi e Govoni. Perché lo straordinario è possibile ovunque, come diceva Rebora: “vien nelle ore mediocri l’eterno”. Ed ecco quindi Il Pianto della Scavatrice di Pasolini e poi Ungaretti, con il suo Taccuino del Vecchio.

Rondoni conclude infine il viaggio di nuovo a Firenze, con un testo dell’amico e maestro Mario Luzi, tratto da una delle sue ultime raccolte, Viaggio terrestre e celeste di Simone Martini. Ma si potrebbe continuare a lungo: «questo è solo un assaggio, un invito magari a farsi la propria antologia poetica personale», esorta Davide. Prima di salutarsi c’è ancora il tempo per tre poesie, questa volta scritte dallo stesso Rondoni e accompagnate dalle musiche di Virelli. Poi si torna tutti a casa, rigenerati da questo sorso di bellezza nonostante la calura estiva. «La poesia – aveva commentato Rondoni introducendo la serata- non è qualcosa di già dato, ma si ha insieme. Accade». E sicuramente questa sera è accaduta. 

 

(di Anna Colombo)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori