ER CALIPPO E ‘NA BIRA/ Carlo Verdone: Le due ragazze di Ostia mi fanno tenerezza. Sono espressione di un mondo

- La Redazione

 Anche Carlo Verdone dice la sua su Na bira e un calippo, il tormentone estivo lanciato, a loro insaputa, da due ragazze di Ostia e da un video di Youtube visto da più di un milione di persone.

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Anche Carlo Verdone dice la sua su Na bira e un calippo, il tormentone estivo lanciato, a loro insaputa, da due ragazze di Ostia e da un video di Youtube visto da più di un milione di persone.

«’Na bira e un calippo», due sconosciute di Ostia che, in un banale servizio sull’afa, lanciano, a loro insaputa, il tormentone estivo e rilanciano l’orgoglio coatto, una sottocultura con un retroterra linguistico e sociale ben preciso; un video di Youtube che in pochi giorni sfonda il milione di visite, diventando il più visto della settimana: ecco che il fenomeno assume connotati improbabili, e inizia ad attirare anche l’attenzione dei media. Tante analisi e interpretazioni, da parte di esperti, opinionisti o semplice cronisti. Tra questi, Carlo Verdone. In qualità di esperto, ovviamente, del mondo coatto, quel microcosmo idealmente situato nella periferia romana e concretamente esondante tali confini, al quale ha dato voce con tanti personaggi e macchiette.
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«Mi meraviglia – ha dichiarato Carlo Verdone, intervistato da Il Messaggero – chi si scandalizza e le prende in giro, sono una coppia comica irresistibile ma con un mondo dietro. Sono un’espressione, quanto mai nitida e rappresentativa non di tutta ma di una parte della periferia di oggi». Secondo l’attore e regista, «che non siano andate dalle Orsoline è sotto gli occhi di tutti, ma a me queste due ragazzine truccatissime anche in spiaggia e dalla battuta pronta e fulminante, mi hanno fatto anche tenerezza». Per Verdone, infatti, le due ragazze di Ostia, «hanno quella prorompente sincerità ed ironia lontana anni luce dalle tante posate bellissime super-raccomandate dal finto “birignao”, disposte a tutto pur di arrivare. Le due ragazze di Ostia sono l’espressione più colorata nell’estetica e colorita nel linguaggio, sgrammaticato e per certi versi disarmante della nostra società».

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