ESONDAZIONE SEVESO/ Il sindaco Moratti vuole chiedere lo stato di calamità. Dubbioso Formigoni

- La Redazione

Esondazione del Seveso, il sindaco Moratti intenzionato a chiedere lo stato di calamità

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L'esondazione del Seveso

Letizia Moratti chiede lo stato di calamità in seguito all’esondazione del fiume Seveso che ha messo in crisi la parte nord di Milano. Chiusa infatti per almeno due mesi la linea gialla da Maciachini a Sondrio, rinviato di almeno sei mesi l’apertura del nuovo tratto in lavorazione della MM 3. Decine di migliaia di persone vivono il disagio quotidiano per la difficoltà degli spostamenti nel traffico con le linee di bus sostitutivi (è interrotta anche a circolazione dei trami in viale Zara).

Il presidente della Lombardia Roberto Formigoni è però dubbioso su quanto richiesto dal sindaco Moratti: “Non può essere un sì scontato. E’ un processo da istruire perché si tratta di valutare i danni provocati” ha detto. Proseguendo: “Il sindaco mi ha informato che intende fare questa richiesta e io l’ho invitata a farmi pervenire quanto prima la documentazione sui danni provocati in modo da procedere in questa direzione”.

La Moratti dal canto suo sembra intenzionata ad affrontare l’annoso problema delle esondazioni del Seveso: “Questo è un problema – ha detto Letizia Moratti – che Milano subisce da oltre 40 anni: è arrivato il momento di dividere le criticità e lavorare insieme. Sono tanti i Comuni interessati dal Seveso e non è possibile che tutti i disagi siano scaricati su Milano”.

Polemico e contrario alla richiesta di stato di calamità il Codacons: “Sarebbe scandaloso chiedere lo stato di calamità naturale, perché se l’esondazione c’è stata la colpa è di quegli stessi amministratori locali che oggi vogliono chiedere lo stato di calamità, traslando sulle tasche di tutti gli italiani le loro responsabilità. Questo è il federalismo all’italiana: agli enti locali i profitti e a Roma le perdite”, ha detto il presidente del Codacons, Marco Maria Donzelli.

“Se la Lombardia ad ogni temporale si allaga, se viale Zara a Milano è un fiume in piena ad ogni acquazzone, la colpa è solo degli amministratori locali che, pur sapendo di dover fare canali scolmatori e vasche d’esondazione, pulizie degli alvei e fognature, da decenni non hanno mosso un dito per risolvere questa situazione. Invece di costruire grattacieli che portano sempre più veicoli inquinanti in centro città, perché non aumentano la portata dei canali scolmatori?”, ha proseguito Donzelli.

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