SUPERENALOTTO/ La schedina con i numeri dell’estrazione vincente era usata dall’ndrangheta per riciclare denaro sporco

- La Redazione

L’ndrangheta aveva ideato un sistema per riciclare denaro sporco mediante l’acquisto dei biglietti vincenti del Superenalotto

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L’ndrangheta aveva ideato un sistema per riciclare denaro sporco mediante l’acquisto dei biglietti vincenti del Superenalotto.

L’’ndrangheta aveva ideato un metodo per sfruttare anche il Superenalotto a proprio vantaggio. Il sistema era semplice e ingegnoso: bastava acquistare dal vincitore la schedina vincente, e farsi cos’ accreditare su un conto creato ad hoc il denaro in premio. Questo consentiva di riciclare i proventi del narcotraffico, e di evitare segnalazioni per movimenti sospetti. E’ quanto si apprende dai carabinieri che hanno comunicato la confiscaa di beni per cinque milioni di euro a Nicola Lucà, considerato un esponente della cosca Mancuso.

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I Ros sono riusciti a risalire al sistema di riciclaggio nell’ambito di un’operazione denominata Decollo, condotta nei confronti di una struttura di matrice ‘ndranghetista con una posizione dominante nello spaccio di cocaina tra il sud Sud America, l’Europa, l’Africa e l’Australia. Le indagini sono state condotte in collaborazione con la D.C.S.A. (Direzione centrale servizi antidroga) e gli investigatori di Spagna, Germania, Francia, Colombia, U.S.A., Australia e Venezuela. Significativi i risultati, con l’esecuzione di 154 provvedimenti restrittivi ed il sequestro di oltre 5000 kg di cocaina. I carabinieri, in particolare, a proposito della questione Superenalotto, hanno dato esecuzione ad un provvedimento di confisca di beni per un valore di oltre 5 milioni di euro, emesso dalla Corte d’Appello (Sezione Prima Penale di Catanzaro), nei confronti di Nicola Lucà. L’uomo era già stato condannato a 14 anni di reclusione per associazione finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti. Per gli stessi reati, erano già state condannate altre 27, a 336 anni complessivi di carcere. Il Tribunale di Milano, invece, ha condannato a 370 anni altri 34 persone facenti parte della stessa organizzazione. Per una trentina di imputati, infine, è in corso il giudizio con rito ordinario presso i Tribunali di Milano e Vibo Valentia.

 

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