PAPA/ Udienza generale del mercoledì: Santa Caterina da Genova e il Purgatorio

L’udienza generale del mercoledì di Benedetto XVI

12.01.2011 - La Redazione
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Foto Ansa

All’udienza generale del mercoledì in Vaticano, Benedetto XVI ha incentrato il suo messaggio sulla figura di Santa Caterina da Genova. La donna, nata a Genova nel 1447, visse in una “unione mistica con Dio”, arrivando ad avere visioni in particolare sul purgatorio.

Andata sposa solo sedicenne a un ricco commerciante della sua città, dopo alcuni anni vissuti nella vita mondana e nel dissipazione, si convertì improvvisamente durante una confessione, in cui avvertì il peso del suo peccato. Da allora la sua vita fu dedicata al pentimento e alla purificazione della sua anima, attraverso una vita ascetica e contemplativa ma anche all’impegno caritatevole verso i malati. Riuscì anche a far desistere il marito dalla sua vita dedita al gioco d’azzardo.

Così ha ricordato la sua figura Benedetto XVI: “Caterina rimase sempre restia a confidare e manifestare la sua esperienza di comunione mistica con Dio, soprattutto per la profonda umiltà che provava di fronte alle grazie del Signore. Solo la prospettiva di dar gloria a Lui e di poter giovare al cammino spirituale di altri la spinse a narrare ciò che avveniva in lei, a partire dal momento della sua conversione, che è la sua esperienza originaria e fondamentale. Il luogo della sua ascesa alle vette mistiche fu l’ospedale di Pammatone, il più grande complesso ospedaliero genovese, del quale ella fu direttrice e animatrice”.

A proposito del purgatorio, il Papa ha detto: “Il pensiero di Caterina sul purgatorio, per il quale è particolarmente conosciuta, è condensato nelle ultime due parti del libro citato all’inizio: il Trattato sul purgatorio e il Dialogo tra l’anima e il corpo. E’ importante notare che Caterina, nella sua esperienza mistica, non ha mai rivelazioni specifiche sul purgatorio o sulle anime che vi si stanno purificando. Tuttavia, negli scritti ispirati dalla nostra Santa è un elemento centrale e il modo di descriverlo ha caratteristiche originali rispetto alla sua epoca. Il primo tratto originale riguarda il “luogo” della purificazione delle anime. Nel suo tempo lo si raffigurava principalmente con il ricorso ad immagini legate allo spazio. In Caterina, invece, il purgatorio non è presentato come un elemento del paesaggio delle viscere della terra: è un fuoco non esteriore, ma interiore. La Santa parla del cammino di purificazione dell’anima verso la comunione piena con Dio, partendo dalla propria esperienza di profondo dolore per i peccati commessi, in confronto all’infinito amore di Dio”.


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Così ha concluso il suo messaggio: “Cari amici i Santi, nella loro esperienza di unione con Dio, raggiungono un “sapere” così profondo dei misteri divini, nel quale amore e conoscenza si compenetrano, da essere di aiuto agli stessi teologi nel loro impegno di studio, di intelligentia fidei dei misteri della fede”. “Con la sua vita, santa Caterina ci insegna che quanto più amiamo Dio ed entriamo in intimità con Lui nella preghiera, tanto più Egli si fa conoscere e accende il nostro cuore con il suo amore. Scrivendo sul purgatorio, la Santa ci ricorda una verità fondamentale della fede che diventa per noi invito a pregare per i defunti affinché possano giungere alla visione beata di Dio nella comunione dei santi (cfr Catechismo della Chiesa Cattolica, 1032). Il servizio umile, fedele e generoso, che la Santa prestò per tutta la sua vita nell’ospedale di Pammatone, poi, è un luminoso esempio di carità per tutti e un incoraggiamento specialmente per le donne che danno un contributo fondamentale alla società e alla Chiesa con la loro preziosa opera, arricchita dalla loro sensibilità e dall’attenzione verso i più poveri e i più bisognosi”.

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