CENSIMENTO 2011/ Giovannini (Istat): vi spiego come e perché rispondere al questionario

- int. Enrico Giovannini

Molti italiani hanno già ricevuto il questionario per il Censimento Istat. ENRICO GIOVANNINI ci spiega come dovranno comportarsi per rispondere e perché è importante farlo

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I questionari per il Censimento Istat (Foto Ansa)

Come ogni dieci anni dall’Unità d’Italia (a parte nel 1891 e nel 1941, rispettivamente per ragioni finanziarie e belliche), i cittadini italiani, a partire dallo scorso 9 ottobre, sono chiamati a rispondere al questionario sul Censimento generale della popolazione e delle abitazioni dell’Istat. I tempi per compilare il questionario variano a seconda dell’ampiezza del Comune di residenza: entro il 31 dicembre 2011 nei comuni con meno di 20.000 abitanti; entro il 31 gennaio 2012 nei comuni compresi tra 20.000 e 150.000 abitanti; entro il 29 febbraio 2012 nei comuni con più di 150.000 abitanti. Per la prima volta nella storia, le risposte potranno essere fornite anche via internet. A questo proposito, nonostante le difficoltà delle prime ore, il Presidente dell’Istat, Enrico Giovannini, ci assicura che già da lunedì la situazione è tornata alla normalità: «Siamo stati colti di sorpresa, i server erano dimensionati per 300 mila contatti l’ora e la media è stata di 400 mila, con punte di un milione. Ora abbiamo raddoppiato i server».

Presidente, procediamo con ordine: ci spieghi innanzitutto cosa dovranno fare gli italiani una volta ricevuto il questionario.

Ogni famiglia dovrà compilare il questionario e potrà farlo scegliendo la modalità che le è più congeniale: via internet – collegandosi al sito dedicato censimentopopolazione.istat.it e utilizzando la password stampata sulla prima pagina del questionario – oppure servendosi del modello su carta ricevuto per posta. Una volta compilato, il questionario cartaceo può essere restituito a un qualsiasi ufficio postale (ma non imbucato nelle cassette delle lettere!) oppure a uno dei Centri di raccolta allestiti dal proprio Comune di residenza: l’elenco completo di questi centri è disponibile sullo stesso sito dedicato al Censimento.

Quali consigli si sente di dare per la compilazione?

Più dei consigli vorrei dire che si tratta di un impegno assolutamente alla portata di tutti: le domande del questionario sono abbastanza semplici e intuitive, sia quelle che riguardano la famiglia e l’abitazione, sia quelle riferite a ogni singolo componente. Per chiarire eventuali dubbi, nel plico ricevuto c’è una Guida alla compilazione, ma se questa non dovesse essere sufficiente si può chiamare il numero verde gratuito 800.069.701, che è attivo tutti i giorni dalle ore 9:00 alle 19:00. Proprio per aiutare al massimo i cittadini, nel periodo che prevediamo “più caldo”, cioè quello fra il 9 ottobre e il 19 novembre 2011, il servizio funzionerà dalle 8:00 alle 22:00. In alternativa, si può chiedere assistenza recandosi a uno dei Centri comunali di raccolta.

La novità di quest’anno, rispetto al passato, è la possibilità di rispondere via internet. Nonostante le difficoltà del primo giorno, pensate che sarà un canale usato dagli italiani?

Noi ci siamo posti l’ambizioso obiettivo di arrivare al 50% delle compilazioni telematiche. Si tratterebbe della più grande operazione via internet mai svolta nel nostro Paese. Ovviamente contiamo su quella fascia di popolazione – sempre più consistente a leggere i dati Istat – che sceglie il web per gestire le necessità di tutti i giorni, dall’acquisto di un biglietto alla richiesta di un certificato. E poi contiamo molto sui giovani, la parte della società più aperta all’innovazione, chiamata a svolgere un ruolo fondamentale nella costruzione dell’Italia che verrà. Sono proprio i giovani a essere invitati ad aiutare i genitori, i nonni e tutte le persone meno esperte di nuove tecnologie per la compilazione del questionario via internet.

 

Si è parlato di sanzioni nel caso non si risponda al questionario: di quali entità sono? Saranno comminate anche nel caso di risposte incomplete?

 

Il Censimento rientra fra le rilevazioni statistiche che comportano l’obbligo di risposta per i soggetti privati; per la violazione di questo obbligo è previsto l’avvio di una procedura per accertare che vi sia un rifiuto consapevole a rispondere o che le informazioni rese siano scientemente errate o incomplete. Se dovesse verificarsi una di queste due ipotesi allora scatterebbe la sanzione amministrativa, che va da 206 a 2065 euro. Ma stiamo parlando di casi limite: prima di arrivare alla sanzione è prevista tutta una serie di iniziative per convincere la famiglia a collaborare.

 

Sono state sollevate delle polemiche riguardo alcune possibili risposte alle domande poste dal questionario. Ci può spiegare come nascono e con quale criterio vengono scelte le domande?

 

Il Censimento, in Italia come all’estero, ha una lunga tradizione, il primo risale al 1861, lo stesso anno dell’Unità d’Italia. Buona parte dei quesiti sono ampiamente sperimentati e sono stati selezionati per tracciare un profilo accurato della struttura delle famiglie e delle loro caratteristiche demografiche e socio-economiche. Un altro importante criterio è quello di garantire la continuità delle serie storiche dei dati. C’è poi da considerare che molti quesiti tengono conto delle raccomandazioni internazionali e dell’apposito regolamento europeo, che li rende obbligatori per tutti i paesi dell’Unione. Fra questi ultimi, tanto per fare degli esempi, ci sono i quesiti che riguardano le fonti energetiche utilizzate, l’accesso alle nuove tecnologie, le dinamiche dei flussi migratori, il grado di istruzione post-laurea. Da ultimo, nel progettare il questionario si è tenuto conto delle criticità riscontrate in passato e, di conseguenza, sono state adottate le misure giudicate opportune a risolverle.

 

A cosa serviranno concretamente i dati che verranno raccolti?

Il Censimento fornisce, a un grande livello di dettaglio territoriale – comunale e sub-comunale – informazioni sulle caratteristiche demografiche e socio-economiche delle famiglie e degli individui, non ottenibili da altre fonti o da rilevazioni campionarie; inoltre, il Censimento determina la cosiddetta “popolazione legale” di ciascun comune. Ancora, fornisce i dati e le informazioni utili alla revisione delle anagrafi comunali della popolazione residente; contemporaneamente rileva la consistenza numerica e le caratteristiche delle abitazioni e degli edifici. L’ampiezza del campo di osservazione e la ricchezza delle informazioni desunte permettono di ottenere un’approfondita conoscenza territoriale della realtà italiana. E c’è anche un altro aspetto importante.

 

Quale?

 

I dati risultanti dal Censimento rappresentano un patrimonio insostituibile non solo per chi ha la responsabilità di stabilire strategie di sviluppo, operare scelte e assumere decisioni nell’interesse del Paese, ma anche per coloro che vogliono programmare e pianificare attività e progetti, offrire servizi, monitorare politiche e interventi sul territorio o, semplicemente, informarsi e vivere in maniera consapevole la propria realtà. I dati del Censimento, armonizzati a livello europeo da un apposito regolamento, consentono infine confronti internazionali fra i vari Paesi.

 

Che tipo di “fotografia” dell’Italia vi aspettate?

 

Il Censimento fissa l’immagine dell’Italia alla data di riferimento, ovvero al 9 ottobre 2011: rispetto a dieci anni fa, molto è cambiato e i dati ci consentiranno di capire questi cambiamenti, soprattutto delle singole realtà territoriali. Avremo, ad esempio, risposte dettagliate su dove vivono le famiglie immigrate, sulle caratteristiche del capitale umano disponibile nelle varie aree del Paese, conosceremo meglio il grado di “modernità” delle nostre case, soprattutto da un punto di vista ambientale. Come al solito, sarà una fotografia con forti differenze tra Nord e Sud, ma anche con aree di eccellenza locali poco note.

 

Un’ultima considerazione: l’Istat fornisce molti dati importanti, specie a livello economico, sull’Italia. In questo periodo il nostro Paese viene forse giudicato troppo severamente dall’esterno. Ritiene che sia vero il quadro di un Paese “in declino” o “retrocesso in Serie B”?

 

L’Italia possiede molti punti di forza, ma anche elementi di fragilità. La crisi economica del 2007 si è manifestata in un momento positivo per il nostro Paese, nel quale le grandi imprese stavano migliorando le posizioni sui mercati internazionali. Ma gli anni più recenti sono stati molto difficili, e non solo per le imprese. Le famiglie, infatti, hanno visto ridursi il reddito disponibile e hanno ridotto il risparmio pur di mantenere livelli di consumo considerati appropriati. La disoccupazione giovanile è molto elevata, così come l’inattività. Ma nel corso dell’ultimo anno molte imprese esportatrici hanno recuperato il terreno perduto e anzi hanno incrementato il loro fatturato, a dimostrazione della vitalità del tessuto produttivo. Insomma, siamo un Paese in chiara difficoltà, ma con la possibilità di recuperare il terreno perduto, a patto, come ricorda spesso il Presidente della Repubblica, di ritrovare unità, coraggio e immagine esterna.

 

(Lorenzo Torrisi)

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