MINZOLINI/ Chiesto il rinvio a giudizio per il direttore del Tg1

- La Redazione

La Procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio per Augusto Minzolini, direttore del Tg1 accusato di peculato. Secondo gli accertamenti avrebbe speso 65mila euro con la carta aziendale

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Immagine d'archivio

La Procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio per Augusto Minzolini, direttore del Tg1 accusato di peculato. Secondo gli accertamenti, infatti, il giornalista avrebbe effettuato spese con la carta aziendale non autorizzate fino a 65 mila euro. E, nonostante la somma sia stata già restituita, Minzolini si era difeso dicendo di aver usato la carta solo per spese di rappresentanza e senza che i vertici avessero mai vietato niente. Il direttore del Tg1, subito dopo la notizia del rinvio a giudizio chiesto dalla Procura di Roma, ha dichiarato: «Tenendo conto come vanno le cose in questo Paese e che l’esposto da cui nasce la vicenda porta la firma dell’ex pm Antonio Di Pietro, me lo aspettavo. Io comunque sono tranquillo e ho la coscienza a posto su una vicenda che ho già chiarito con l’azienda». Minzolini era stato iscritto sul registro degli indagati della procura di Roma come “atto dovuto” per via di accertamenti effettuati dalla Guardia di Finanza e anche in seguito a una indagine aziendale interna della Rai. Tutto era partito da un esposto inviato da una associazione in difesa dei dritti dei consumatori. Una istruttoria era stata aperta  dalla Corte dei conti sui rimborsi delle spese di Minzolini. C’era anche una  lettera del consigliere Rai Rizzo Nervo inviata al direttore generale Masi che chiedeva spiegazioni sui rimborsi che l’azienda aveva dato al direttore del TG 1. L’Usigrai a sua volta aveva chiesto l’intervento della magistratura. Per Masi, le migliaia di euro accreditate a Minzolini nel periodo 2009-2010 erano una sorta di benefit compensativo per il suo lavoro, quindi il caso era da considerarsi chiuso. Ma proprio da questa ultima lettera di Masi, Rizzo Nervo aveva fatto partire nuove documentazioni in cui veniva appurato il reale contenuto del contratto di Minzolini e in particole modo le sue trasferte di lavoro. Per Nervo, abbastanza da considerare l’ipotesi di reati fiscali. Intanto continua la polemica tra Gianfranco Fini e Minzolini. Si tratta di faziosità intollerabile, ha detto il presidente della Camera, riferendosi a due servizi mandati in onda dal telegiornale della prima rete Rai, due servizi che hanno mandato in furia il leader di Futuro e libertà. E scatta la richiesta di dimissioni immediate per Minzolini, a tempo ormai al centro di polemiche, attacchi e critiche dalle opposizioni, ma anche dai suoi stessi superiori alla Rai. Il primo dei due servizi del Tg1 incriminati si intitolava “Fini nel mirino della maggioranza”. Il presidente della Camera, in questo servizio, veniva tacciato di “aver dato interpretazioni regolamentari non al di sopra le parti”.

Il secondo servizio invece era intitolato “Fini sotto accusa”. In questo servizio veniva intervistato il il vicedirettore di Libero, Franco Bechis. Il vicedirettore del quotidiano nel corso dell’intervista si dichiarava stupito del fatto di attaccarsi a cavilli nel modo in cui avrebbe fatto “la giunta del regolamento della Camera presieduta da Fini davanti ad un danno che per l’Italia potrebbe essere di 360 miliardi di euro”. Immediati gli interventi di accusa nei confronti del telegiornale. Per Flavia Perina deputato di Fli, Minzolini non può comportarsi come se il Tg1 fosse il tinello di casa sua. A sua volta è intervenuto il portavoce del Pdl Capezzone che ha detto che Fini farebbe bene a pensare a come gestisce la presidenza della Camera, in modo cioè fazioso. Quindi le accuse di Italo Bocchino che definisce quello che era sempre stato una straordinaria risorsa per l’informazione, il Tg1, oggi una parodia mentre il silenzio di Lorenza Lei, direttore generale di Rai, è puro servilismo nei confronti di Silvio Berlusconi. Roberta Menia di Fli: “L’indecenza raggiunta questa sera dal TG1 di Minzolini è tale che non c’è spazio alcuno per difese d’ufficio”. Il vicepresidente del gruppo Pdl al senato, Francesco Casoli, dice che a dimettersi deve essere invece Fini, che è sempre più capopartito e sempre meno super partes. Fini intanto ha detto di riservarsi azioni giudiziarie nei confronti di Augusto Minzolini.



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